PMI & Made in ItalyBrexit, effetti per le PMI e ponte per gli Stati Uniti d’Europa

Da giorni, tra gli operatori di settore e non, è ormai l’argomento chiave. Con la Brexit inglese, che rischi ci sono per le PMI italiane che intendono esportare nel Regno Unito?Uno studio di Conf...

Da giorni, tra gli operatori di settore e non, è ormai l’argomento chiave. Con la Brexit inglese, che rischi ci sono per le PMI italiane che intendono esportare nel Regno Unito?

Uno studio di Confartigianato precisa che negli ultimi dodici mesi le piccole medie imprese italiane hanno esportato nel Regno Unito beni e servizi per 22.579 milioni di euro.

L’impatto della Brexit sulla domanda di importazioni del Regno Unito provocherà, quindi, minori esportazioni italiane dei settori a maggiore concentrazione di piccole imprese per un totale di 727 milioni di euro.

Le esportazioni in Oltremanica incidono per lo 0,52% del valore aggiunto italiano e il settore con maggiori vendite in Inghilterra è l’alimentare, seguito da abbigliamento, pelle, mobili, metallo, tessile e legno.

Ed ancora, la regione maggiormente esposta sul fronte dell’export delle PMI in Gran Bretagna è il Friuli-Venezia Giulia, seguito dal Veneto, dalla Toscana e dall’Emilia-Romagna.

E’ chiaro, quindi, come l’esito del referendum inglese sulla Brexit sia stata una sorta di “last call” per cambiare in modo profondo e duraturo l’Europa, avviando quel processo mai realmente iniziato degli Stati Uniti d’Europa.

E’ solo con una Europa equa e solida tra le componenti che si possono produrre effetti sistemici positivi sulle imprese e sui cittadini.

Bisogna ripartire, dunque, dal senso di appartenenza, oggi, sopito, rigenerando uno spirito autentico di coesione che possa portare a un’equità, non solo a livello di moneta, ma anche politica e fiscale. Un’Europa dei servizi e delle opportunità che possa trovare le ragioni di stare insieme, attraverso i valori costitutivi dell’integrazione europea.

Un’Europa meno burocratica per le PMI che funga da facilitatore per tutte le imprese proattive che vedono nella globalizzazione il loro mercato di sbocco.

Abbiamo, dunque, bisogno di un’Europa meno austera e più propensa ad accogliere gli investimenti che portano esclusivamente crescita e benessere.

Questa dovrebbe essere la linea da dettare e portare avanti dai decision maker.

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