Step by StepTurchia, ciò che si fatica a dire o non si dice

BERLINO. In questi giorni molto s’è letto sulle repressioni in Turchia, ma poco o nulla sul perché del vasto consenso che sostiene il suo presidente e la sua “rivoluzione”. Poco si è scritto sulla ...

BERLINO. In questi giorni molto s’è letto sulle repressioni in Turchia, ma poco o nulla sul perché del vasto consenso che sostiene il suo presidente e la sua “rivoluzione”. Poco si è scritto sulla “ secolarizzazione kemalista” che dal 2002 Erdogan assieme al suo partito, l’ Akp, combatte, e che l’Occidente invece amò e continua ad amare, sebbene il regime che Mustafa Kemal Atatürk impose alla Turchia si ispirava al fascismo degli anni Trenta, con modalità forse peggiori.

Per il momento non se ne parla. Intanto, sulle prime pagine dei mainstream si è iniziata la discesa della Turchia, a meno che un nuovo, tremendo ukaze di Recep Tayyip Erdo?an non ne risvegli l’interesse. Certamente rimane la domanda cruciale: il presidente continuerà con le purghe, oppure inizierà a ricucire quelle lacerazioni che il fallito golpe ha approfondito nella società turca?

Finora prevale la purga. Le ultime notizie dalla Turchia informano che la polizia ha arrestato a Erzurum, in Anatolia orientale – e lo ha trasferito nella capitale per interrogarlo – Muhammet Sait Gulen, nipote di Fethullah Gulen, il religioso e miliardario che dal 1999 vive in esilio negli Stati Uniti, e che è accusato di essere il principale ispiratore del tentato colpo di Stato del 15 luglio. Intanto sulla Gazzetta ufficiale è stato pubblicato il primo decreto dopo lo stato di emergenza, con il quale viene stabilito che potrà durare fino a trenta giorni il fermo di polizia senza la convalida del giudice.

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