Step by StepReferendum. Dopo tutto quel “sentito dire” voto Sì

In queste giorni di “scontri” sul voto-sì e voto-no al referendum mi vengono in mente i seimila emendamenti sulla stepchild adoption – che in inglese significa letteralmente “l’adozione del figlias...

In queste giorni di “scontri” sul voto-sì e voto-no al referendum mi vengono in mente i seimila emendamenti sulla stepchild adoption – che in inglese significa letteralmente “l’adozione del figliastro” – sulla possibilità che anche per le coppie gay il genitore non biologico possa adottare il figlio, naturale o adottivo, del partner. Oppure mi torna in mente il fatto che in Italia manchi ancora una legge sull’eutanasia nonostante la si invochi da trent’anni. Ancora, non mi pare che ci sia stato un confronto accanito, come questo sul referendum, sul fatto che in Italia ben 7 ginecologi su 10 si rifiutano di effettuare interventi di aborto volontario per motivi etici, secondo una relazione del ministero della Salute. E quindi se dopo quarant’anni e passa finalmente si riuscisse a modernizzare l’Italia riformando le istituzioni, è una notizia che dovrebbe rallegrare. Poi la legge la si potrà pure correggere, l’importante è che ci sia.

Dopotutto vi accorgerete come certi slogan tipo “attacco alla democrazia parlamentare” o altro non c’entrino minimamente con una riforma che riguarda sostanzialmente pochi punti che non toccano l’impianto costituzionale fondamentale. Ecco i più evidenti.

Il superamento del bicameralismo perfetto: l’Italia cesserà di essere l’unico paese europeo in cui il Parlamento è composto da due camere eguali, con gli stessi poteri e che, in sostanza, fanno le stesse cose.

divisione chiara tra Stato e Regioni: si eliminano le cosiddette “competenze concorrenti” e così ogni livello di governo avrà le proprie funzioni legislative. Si eviterà finalmente la confusione e la conflittualità tra Stato e Regioni che ha ingolfato negli scorsi 15 anni il lavoro della Corte Costituzionale.

Riduzione del superfluo dell’organizzazione politica: i senatori elettivi passeranno da 315 a 95 (più 5 di nomina del Presidente della Repubblica) e non percepiranno indennità; il CNEL verrà abolito; i consiglieri regionali non potranno percepire un’indennità più alta di quella del sindaco del capoluogo di regione e i gruppi regionali non avranno più il finanziamento pubblico; le province saranno eliminate dalla Costituzione.

Chi ne vuol sapere di più lo trova qui: http://www.bastaunsi.it/cambia-la-costituzione/

vincenzomaddaloni.it

@maddaloniit

fb vincenzo maddaloni

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter