Step by StepDi Yemen non se ne parla. Chissà perché

BERLINO. Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait ed Emirati continuano a fare strage di civili nello Yemen. Alla guerra partecipa il Comando centrale Usa con attacchi «antiterrorismo»,con droni ...

BERLINO. Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait ed Emirati continuano a fare strage di civili nello Yemen. Alla guerra partecipa il Comando centrale Usa con attacchi «antiterrorismo»,con droni e cacciabombardieri. L’ultimo bilancio è di 155 morti e 527 feriti, seppur provvisorio, delle vittime del raid aereo compiuto – secondo i ribelli sciiti Houthi – dai caccia sauditi su Sana’a, che ha colpito una sala dove erano radunate due mila persone per partecipare al funerale del padre di un esponente di spicco del gruppo degli sciiti Houthi.

Oggi lo Yemen è controllato per una parte – l’Ovest e la capitale Sana’a – dai ribelli Houthi sostenuti dall’Iran, e per una parte – centro ed Est, al confine con l’Oman – dalle forze che fanno capo al presidente Abdel Rabbi Monsour Hadi, il quale è stato eletto nel 2012 dopo la fine del regime di Ali Abdullah Saleh, che aveva governato il paese per oltre trent’anni. Hadi è sostenuto dall’Arabia Saudita wahhabita – una forma estremamente rigida di Islam sunnita – dall’Egitto e dagli Stati Uniti.

Tra marzo 2015 e agosto 2016 nello Yemen ci sono stati 10 mila morti, e più di 4 mila feriti secondo i dati delle Nazioni Unite

La guerra in Yemen è sicuramente una delle più intricate e complesse del Medio Oriente, viene descritta ad arte come una sorta di “guerra per procura” tra l’Iran sciita e l’Arabia Saudita sunnita, due nemici nella regione del Golfo Persico, sul quale anche lo Yemen s’affaccia. Infatt, ben vi si inserisce lo scontro violento basato sulla differenze religiose, quello tra i gruppi yemeniti (sunniti i sostenitori di Hadi, sciiti quelli degli Houthi). A completare lo scenario c’è la forte presenza di AQAP – la divisione yemenita di al Qaida – quella che rivendicò l’attentato a Parigi contro la redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo.

Stando così le cose meglio si capisce perché in diciotto mesi – tra marzo 2015 e agosto 2016 – nello Yemen ci sono stati dieci mila morti, e più di quattromila feriti, almeno secondo i dati delle Nazioni Unite. Una guerra soprattutto a colpi di missili, che i mainstream dell’informazione volutamente ignorano, ogni qualvolta le vittime sono dei civili.

John Kerry: “ogni minaccia all’Arabia Saudita è una minaccia agli Stati Uniti “

Hakim al Masmari, giornalista del quotidiano Yemen Post, intervistato dalla televisione panaraba Al Jazira ha raccontato che a Sana’a il cacciabombardiere ha sganciato quattro ordigni sulla zona dove era in corso la cerimonia funebre. Alcuni sopravvissuti al bombardamento hanno spiegato a Reuters che dagli aerei erano partiti due missili: uno è arrivato vicino a un edificio e l’altro l’ha colpito, causando un grande incendio.

Naturalmente sono missili di fabbricazione statunitense, del quale l’Arabia Saudita è una dei più assidui clienti. Il timore è sempre un possibile confronto militare con Teheran. Se dovesse verificarsi, probabilmente lo scontro avverrebbe sui cieli e nelle acque del Golfo Persico.

Intanto, Riad continua a combattere nello Yemen contro i gruppi ribelli sciiti Houthi. Non a caso durante la visita in Arabia Saudita di fine agosto, il Segretario di Stato John Kerry aveva ribadito che “ogni minaccia all’Arabia Saudita è una minaccia alla Regione, è una minaccia agli Stati Uniti “, rassicurando così gli amici Riad che i legami con gli Stati Uniti restano ben saldi. Del resto, come ricordava William Hartung, direttore dell‘Arms and Security Project citando una convinzione da molti condivisa, “quando compri le armi degli Stati Uniti, non stai solo comprando le armi: stai comprando un rapporto con gli Stati Uniti'”.

Bab el Mandeb è un collo di bottiglia marittimo strategico dove prima che la guerra cominciasse scorrevano 4,7 milioni di barili di petrolio al giorno

Infatti, guarda caso, sabato tre ottobre sono gli ufficiali americani di stanza a Riad che dichiarano all’emittente Fox News che i ribelli sciiti Houti avevano colpito con missili di fabbricazione iraniana una nave militare degli Emirati nello stretto di Bab el Mandeb che conduce al porto yemenita di Mocha. La risposta – s’è visto – non si è fatta attendere di molto, col massacro dei civili al funerale di sabato scorso a Sana’a.

Si tenga a mente che Bab el Mandeb è un collo di bottiglia marittimo strategico che collega l’Oceano Indiano al Mediterraneo attraverso il Golfo di Aden e il Mar Rosso. Lungo questa via d’acqua scorrevano più di 4,7 milioni di barili al giorno fino al 2014. Dopodiché cominciarono – marzo 2015 – i bombardamenti dei sauditi con i missili americani. Di quello che accade nello Yemen non si sa quasi niente: la narrazione usata per raccontarlo è quella dello scontro tra Iran e Arabia Saudita, un argomento un po’ superficiale, che appassiona molto meno dello scontro in Siria, ma che aiuta a mantenere la presenza americana sottotono.

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