Step by StepReferendum. Perdono i poveri

BERLINO - Comunque vinca il no, oppure il sì i veri perdenti sono i poveri, cioè tutti coloro che il potere lo avrebbero soltanto sulla carta, il popolo insomma. La democrazia rappresentativa è in ...

BERLINO – Comunque vinca il no, oppure il sì i veri perdenti sono i poveri, cioè tutti coloro che il potere lo avrebbero soltanto sulla carta, il popolo insomma. La democrazia rappresentativa è in crisi ovunque, in Europa e non solo e non sarà di certo l’esito del referendum italiano a invertirne la tendenza. La crescita del populismo è l’espressione di questa crisi, che si evolve in maniera esponenziale da quando il capitalismo non garantisce più lo sviluppo.

E’ storia nota che nell’Occidente sviluppato la quasi totalità delle famiglie ha redditi inferiori rispetto alle generazioni precedenti. Un trend che riguarda il 70 per cento della popolazione occidentale. Non era mai accaduto dal Dopoguerra fino al passaggio del Millennio. Naturalmente l’Italia si distingue, fra tutti i paesi avanzati, come quello in cui questo ribaltamento generazionale è più traumatico. È in assoluto il paese più colpito. Il 97 per cento delle famiglie italiane al termine di questi dieci anni è fermo al punto di partenza o si ritrova con un reddito diminuito.

E’ su questa realtà che l’attenzione s’appunta alla vigilia del referendum. «Die italienische Tragödie», è il titolo della cover story del settimanale tedesco di politica e economia, «WirtschaftsWoche». Che avverte: con il referendum gli italiani possono far precipitare il paese nel caos. E ne spiega il perchè commentando i dati vantati da Renzi sui nuovi posti di lavoro. I giovani disoccupati sono sempre il 37 per cento, e dal 2012 il potere d’acquisto è diminuito del cinque per cento evidenzia il «WirtschaftsWoche». Rincara, ricordando il giudizio dell’Istituto di previsione economia di Kiel: «L’Italia arranca dietro i partner europei.». Roberto Giardina, saggista profondo conoscitore del Paese precisa: «La stampa tedesca punta sul «sì», ma poco professionalmente si dimentica di spiegare che cosa sia in gioco con il referendum».

In un’Europa che esprime in diversi modi le esigenze di cambiamenti molto radicali la sinistra italiana per aveva tutti i numeri per affrontare la sfida a livello europeo denunciando lo svuotamento del potere politico da parte del potere economico delle multinazionali

Insomma, secondo il settimanale tedesco in Italia ci sono tutti gli ingredienti per una crisi di Stato. E’ una ipotesi d’effetto, ma la realtà è che il problema vero delle democrazie occidentali è la falange delle grandi multinazionali che governano il mondo, non i populismi. Sono esse che condizionano ogni azione della politica, la quale ormai vive – da quando è caduto il muro di Berlino – in una condizione di subalternità crescente con effetti dilanianti sui cittadini. La crescita del populismo è l’espressione di questa crisi, che si affronta solo se i cittadini hanno la forza per modificare il sistema restaurando il primato della politica, e con essa la democrazia che il populismo certamente non privilegia.

In un’Europa che esprime in diversi modi, le esigenze di cambiamenti molto radicali, la sinistra italiana per la sua dimensione, aveva tutti i numeri per affrontare la sfida denunciando lo svuotamento del potere politico da parte del potere economico delle multinazionali, e invitando i partner europei a prenderne atto. Beninteso, non è un invito a fare la rivoluzione bensì è il coraggio di informare correttamente i cittadini europei su “come vanno le cose”.

Le divisioni all’interno del Pd hanno impedito la formazione di una forza socialista di massa, capace di infondere il coraggio e di assicurare il successo di questa sfida. Su questo sfascio un movimento così eterogeneo e poco strutturato come lo è il M5S prospera, (se non fosse così non sarebbe mai nato). Si capisce allora perché sulla copertina di WirtschaftsWoche c’è una caffettiera rossa fumante e il titolo in italiano «Attenzione», invece di Achtung. Con il sottotitolo che ricorda il pericolo in Italia di una crisi di Stato. Meglio di così non potrebbe andare per le multinazionali che governano il mondo.

vincenzomaddaloni.it

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