Le ArgonauticheLe fake news? Mancano di fantasia. Un decalogo per riconoscerle.

Parafrasando Tolstoj, tutte le fake news si assomigliano tra loro, mentre ogni grammo di verità è diverso a suo modo.

Diceva Tolstoj nel suo memorabile incipit di Anna Carenina che “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. La stessa cosa è vera per i complotti, le fake news, le bufale: parafrasando lo scrittore russo direi che tutte le fake news si assomigliano fra loro, mentre ogni grammo di verità è diverso a suo modo.

Con questo non voglio dire che le fake news siano identiche l’una all’altra, ma che i meccanismi che le generano e il modo in cui si diffondono sono sempre, esattamente, banalmente, gli stessi. Fateci caso: i fantomatici detentori di verità alternative che i “poteri forti” vogliono sempre oscurare, ostracizzare, ridicolizzare (di volta in volta possono essere: i governi, le banche, gli ebrei, i neri, le multinazionali, Soros, le ONG, le banche dei governi che sostengono le ONG fatte da ebrei di colore finanziati da Soros che fa parte di una multinazionale, etc.) hanno sempre tutti caratteristiche ben definite.

Il decalogo per riconoscere le bufale

Le cose a cui prestare attenzione per riconoscere al volo le bufale non sono moltissime, sono solo dieci:

  1. sono persone generalmente isolate dall’ambiente scientifico, sono dei cani sciolti, vittime di quell’atteggiamento infantile del tipo “ce l’hanno tutti con me”;
  2. per comunicare le loro fantomatiche scoperte non usano MAI i canali tradizionali della scienza (riviste scientifiche, congressi), ma preferiscono sempre la stampa non specializzata, le trasmissioni TV talk-trash, i social (diffondete prima cancellino questo video!!! Fate girare!!!);
  3. i metodi e gli elementi attraverso cui raggiungono i loro mirabolanti risultati sono sempre abbastanza semplici e intuitivi (bicarbonato, vitamina C, …): elementi che paiono sempre essere “bio” e alla portata di tutti;
  4. se invitati a documentare i risultati del proprio metodo, non rispondono mai, se non millantando di avere centinaia, migliaia, ma che dico: milioni di lettere, email o testimonianze di pazienti guariti grazie a loro o che, come loro, hanno visto UFO, le scie chimiche, e via discorrendo;
  5. dicono sempre, ma proprio sempre, che esiste un pregiudizio della “scienza ufficiale” nei loro confronti (che poi che cosa significhi “scienza ufficiale” rimane un mistero: la scienza o è ufficiale o non è scienza);
  6. citano sempre (a sproposito) casi in cui altri insigni scienziati prima di loro hanno dovuto lottare contro il dogmatismo scientifico dei loro tempi (quindi, con un punta leggerissima di narcisismo si paragonano senza vergogna alcuna a Newton, Galileo, e via discorrendo);
  7. denunciano l’insufficienza delle teorie scientifiche del loro tempo (cosa che è propria della scienza, che per sua natura è sempre alla ricerca, altrimenti non sarebbe scienza);
  8. quando i loro metodi vengono sottoposti a una valutazione scientifica rigorosa da parte di altri scienziati (e dunque puntualmente le cose che sostengono si rivelano essere delle truffe) non ne accettano mai i risultati dicendo che sono stati falsificati pur di dare loro torto;
  9. tali millantatori possono essere indifferentemente: dei buzzurri, dei laureati, dei professori o addirittura dei premi Nobel: il livello di scolarizzazione e di fama non influisce sulla bontà delle cose dette (purtroppo);
  10. i loro più accaniti sostenitori (soprattutto, ma non esclusivamente, via social) sono quasi sempre privi di competenze specifiche nel campo di cui parlano (o privi di competenze in assoluto).

Alcuni esempi

Ecco, questi sono i punti chiave che rendono tutte le fake news e i complottisti simili tra loro: provate a fare mente locale. Solo per rimanere all’Italia e al campo medico: il caso Bonifacio (un veterinario che negli anni Cinquanta brevettò per la cura dei tumori un siero ricavato dagli escrementi delle capre), poi quello Vieri (un medico che negli anni Trenta aveva cominciato a trattare i malati di cancro con un preparato di sua invenzione, composto di alcol, aceto e colchicina), poi con il dottor Bartorelli e una presunta proteina anticancro, fino ai vari metodi Di Bella, Tullio Simoncini e Ryke Geerd Hamer ancora con i tumori. E poi il “metodo” Stamina con Vannoni. Volendo poi allargare il campo: Andrew Wakefield per i vaccini, Adriano Panzironi con le diete, sino agli ultimi giorni e al coronavirus: il dottor Shiva Ayyadurai, il dottor Giulio Tarro, il premio Nobel Montagnier*.

Insomma, pare che il vero problema dei complottisti sia principalmente uno: mancano di fantasia. Seguono tutti lo stesso schema.

Però due domande due dovremmo farcele: perché tanta gente ci crede? Sono davvero tutti dei creduloni? Perché questo schema di dieci punti funziona, ha funzionato e funzionerà sempre?

Alla prossima, che questo post è già abbastanza lungo.

 

*No, di Trump che invita a farsi le iniezioni di disinfettante e della gente che ci crede davvero e se le fa non voglio parlare. No, non ce la faccio proprio.

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