Pop cornChe fine hanno fatto i fondi del Decreto Rilancio destinati alle ex zone rosse?

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La corsa contro il virus e verso l’auspicato vaccino, che non sembra così lontanissimo ma ancora non c’è, cambia ogni giorno l’agenda delle urgenze e quella del dibattito politico. Mentre sullo sfondo il rischio di un nuovo lockdown non sembra proprio così scongiurato, nonostante le rassicurazioni di Conte, è chiaro a tutti che in assenza di misure più efficaci – e non simboliche- per il contenimento del contagio la curva dei positivi è destinata pericolosamente a lievitare.

Ma queste urgenze, legittime e sacrosante, non possono mettere in secondo piano i ritardi che, di mese in mese, si stanno accumulando sia nella gestione sanitaria a livello territoriale e sia nelle risposte che i comuni aspettano dal governo Conte. L’esempio più calzante è quello che viene da alcune ex zone rosse, le prime ad aver sperimentato misure più rigide per arginare la crescita dei contagi, che ancora aspettano lo stanziamento dei fondi previsti dal “Decreto Rilancio” da poter destinare alle attività commerciali e produttive dei territori segnati duramente dalla pandemia. Nello specifico parliamo dell’emendamento – approvato- all’articolo 122, a firma dei parlamentari De Filippo, F. Conte, Del Basso de Caro, e Stumpo, il quale prevede che i Comuni dichiarati zona rossa sulla base di provvedimenti statali o regionali, entro il 3 maggio 2020 per almeno trenta giorni consecutivi, hanno diritto di accedere alle risorse previste dal fondo istituito presso il Ministero dell’Interno. Questo fondo, che ha una dotazione di 200 milioni di euro, deve essere ripartito con decreto del Ministro dell’Interno in base ai criteri previsti dal medesimo Decreto richiamato all’oggetto (art.112 bis).

Di recente alcuni sindaci di comuni lucani ex “zone rosse” hanno scritto una lettera ai ministri Lamorgese e Gualtieri, per sollecitare lo sblocco di questi fondi anche in vista di una ripresa preoccupante delle positività da Covid e delle restrizioni attuali ed eventuali che saranno prese dal Governo per provare a far abbassare la curva dei contagi. La lettera, firmata dai sindaci dei comuni di Moliterno (Pz), Grassano (Mt), Irsina (Mt) e Tricarico (Mt), ha quindi tutte le caratteristiche di un allarme sonante e urgente proiettato sia sull’attualità più stringente che sulla prospettiva, anche la più catastrofica, che sembra aprirsi all’orizzonte.

Si legge ancora nella lettera inviata alla stampa dal sindaco di Moliterno, Antonio Rubino, a cui non difetta la leadership nonostante la giovane età: “La situazione dei piccoli Comuni che devono fronteggiare con scarsi risorse questo difficile periodo, richiede attenzione e sollecitudine, pertanto, consapevoli di trovare comprensione a tale richiesta, si resta a disposizione per ogni ulteriore confronto in merito. La richiesta che si rivolge alle SS.VV. raccoglie le ansie e le comunicazioni quotidiane che noi Sindaci ascoltiamo quotidianamente sui territori, sono le voci dolorose di categorie produttive che stentano a vedere il futuro con fiducia e attendono le possibilità di nuove opportunità realizzabili anche con le risorse che si libereranno con il decreto previsto dall’art.112 bis”.

Nell’Italia reale che lotta a mani nude contro il nemico invisibile non ci sono quindi solo indisciplinati aperitivi tintinnanti, virologi alle prese con una sovraesposizione mediatica da far invidia a certa magistratura, bolle social riluttanti e leader politici a caccia di consenso con e senza mascherina, ma ci sono troppe questioni ancora aperte e ritardi non più accettabili che rischiano di minare la tenuta sociale delle comunità ed il loro stesso destino.

Fate presto!