Dopo SkuolaGreen Pass e “Click Day” per un posto a lezione: il ritorno all’università è una corsa a ostacoli

Anche gli universitari stanno vivendo un ritorno tra i banchi che poco ha a che fare con la “normalità”. Il Green Pass obbligatorio e le aule con accessi limitati rendono complicato frequentare con costanza in presenza. E seguire da casa non è più così semplice

Esami al PC con software anti-copioni, lauree discusse dal salotto e lezioni a distanza, per oltre un anno e mezzo, sono stati la quotidianità degli universitari. Ma, anche ora che gli atenei stanno riaprendo le porte ai ragazzi, poco è rimasto di ciò che ricordavamo dell’epoca pre-Covid. Nuove insolite abitudini costruiscono l’odierna “normalità”: dal mostrare il Green Pass per accedere alle strutture, fino a dover prenotare il posto in aula telematicamente, o a dover ricorrere ancora alla Dad perché non c’è posto per tutti. Il ritorno all’università, insomma, non è stato – forse – come ci si aspettava. Con tante differenze tra le diverse realtà. Perché, se quasi 9 ragazzi su 10 hanno effettivamente varcato di nuovo i portoni del proprio ateneo, l’autonomia di cui godono le università ha fatto sì che questo ritorno assumesse tante sfaccettature. Come mostra il monitoraggio di Skuola.net, effettuato intervistando 1.000 studenti universitari, per tracciare un bilancio a un mese dall’inizio delle lezioni universitarie.

Anche le aule sono a ‘numero chiuso’

Il numero di posti effettivamente disponibili nelle aule, ad esempio, era una di quelle incognite da verificare. Già in tempi non sospetti, spesso, la sedia non era garantita a tutti per carenza di spazi. Cosa sarà successo con le ipotetiche restrizioni? Tutto sommato, quasi dappertutto la capienza fissata dall’ateneo è accettabile: per 1 studente su 3 le lezioni sono ricominciate in aule senza limiti di presenza (capienza al 100%), a cui va aggiunto quasi un quinto del campione (18%) per cui la capienza è almeno al 75%; circa 1 su 4 deve accontentarsi di una quota di presenze variabile tra il 50% e il 75%. A conti fatti, solo una minoranza (17%) assiste a lezioni con percentuali di posti inferiori al 50%, mentre il 7% confessa di non avere ben chiaro quale sia la capienza massima delle aule.

Trovare un posto può diventare un’impresa

Nonostante l’approccio “aperto” degli atenei, però – visto anche il numero medio di iscritti che specie le università più grandi possono vantare – riuscire a trovare un posto per seguire i corsi può diventare una vera impresa. Per oltre la metà dei ragazzi, causa l’elevata mole di richieste, arrivare a sedersi in aula è un compito piuttosto difficile (33%) se non quasi impossibile (23%). Di conseguenza, solo una minoranza ha trovato facile (26%) o molto facile (18%) ottenere un posto per frequentare le lezioni.

Decisivo il fattore tempo

Perché la linea che quasi tutte le università (quasi 9 su 10) hanno adottato, anche di fronte a una capienza totale delle aule, è quella della prenotazione. Imponendo agli studenti di partecipare a veri e propri “click day”: oltre un terzo (38%) dei ragazzi è costretto a confermare il posto circa una settimana prima del loro inizio, il 13% degli studenti addirittura con due settimane di anticipo. Non mancano, però, i fortunati: 1 su 3 riesce a trovare posti liberi anche a pochi giorni di distanza dalla lezione, mentre il 16% afferma di trovare disponibilità persino poche ore prima.

Come ci si prenota a lezione

Come avviene la prenotazione? La maggior parte degli atenei ha scelto di sfruttare il sito dell’università o della facoltà, aprendo una sezione ad hoc (come racconta il 35% degli intervistati), il 30% ha a disposizione un’app realizzata appositamente per questa operazione, il 22% deve invece chiamare o prenotarsi via email o chat per assistere in presenza. Gli altri, poco più di 1 su 10, non hanno la possibilità di prenotarsi in anticipo ma, probabilmente, per loro non ci sono neanche problemi di posto. Un sistema, quello della prenotazione online, che a livello tecnologico funziona generalmente bene, anche se oltre un quarto (27%) sta riscontrando problemi tecnici o difficoltà nel finalizzare le richieste.

C’è chi, pur volendo, non è ancora è riuscito a frequentare

Questo cammino tortuoso, fatto di regole e nuovi passaggi burocratici, che bisogna affrontare prima di arrivare finalmente in aula è anche uno degli elementi che ha fermato quei ragazzi (circa 1 su 10) che ancora non hanno rimesso piede in facoltàun quarto di loro, pur volendo andare, non è mai riuscito a trovare posto. Anche se, la fetta più consistente (1 su 2), è composta da chi volutamente ha desistito, preferendo seguire ‘a distanza’.

Qualcuno preferisce continuare con la Dad

Il motivo di tale scelta? C’è chi non vuole rinunciare alla comodità di non spostarsi da casa; chi, pur risultando “fuori sede”, è tornato nel luogo di residenza e quindi non può andare fisicamente in aula; così come non manca chi ha paura di contagiarsi. Una quota, infine, è composta da ragazzi non vaccinati (tra chi ha rinunciato ad andare è circa 1 su 8) che non vogliono piegarsi all’obbligo di presentare il Green Pass.

Le piattaforme online per la didattica a volte tradiscono

Ma la decisione di proseguire con la Dad, non sempre è dall’esito felice: la piattaforma utilizzata dall’ateneo, infatti, funziona molto bene solo per il 24% del campione; mentre circa 3 su 4 riportano varie criticità: si va dai docenti che hanno smesso di curare le lezioni in digitale ai sistemi informatici che funzionano a tratti o per nulla.

Senza Green Pass non si entra: è davvero così?

E, a proposito di Green Pass, solamente secondo il 26% degli intervistati i controlli ci sono e sono costanti. Al contrario, è ben il 37% – quasi 4 studenti su 10 – ad affermare di non aver mai visto verifiche in tal senso. Per tutti gli altri, la risposta è “nel mezzo”: controlli sì, ma non così frequenti. Del resto, è previsto dal regolamento che siano fatti “a campione”. Ci si muove quindi nel rispetto della norma.

Contro il ‘certificato verde’, ma ci si adegua

Riguardo all’obbligo di Green Pass tra le aule universitarie, comunque, la platea si spacca: 1 studente su 3 si dice favorevole senza se e senza ma. Il 27% dà il suo appoggio all’obbligatorietà ma lo fa con riserva: vorrebbe veder assicurati i tamponi gratis per chi non può vaccinarsi e/o non può pagarseli. Comprensivo sulle motivazioni di tale scelta, ma fondamentalmente contrario, il 34% dei giovani universitari. Il 6%, infine, esprime un totale dissenso.

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