Ipse DixitOL – Otto

©Francesco Scaccianoce

Sabato 21 maggio, ore 19. Allo Juventus Stadium assistiamo al calcio d’avvio della finale della UEFA Women’s Champions League, Barcellona vs Lione. 

Ludovica Mantovani, presidente della Divisione Calcio Femminile della FIGC, lo aveva detto. “Il 21 maggio sarà un giorno speciale”.

“Finalmente ci siamo, la finale della Women’s Champions League che torna in Italia dopo sei anni rappresenta l’ennesima spinta per il calcio italiano per continuare a sviluppare il movimento femminile “– erano state le parole del presidente federale Gabriele Gravina.

Nulla avrebbe potuto guastare questa serata magica, nemmeno le sottili polemiche della vigilia, legate al fatto che fosse proprio lo stadio della Juventus ad ospitare la finale organizzata dalla UEFA. E’ notorio come la Juventus, dopo la vicenda “SuperLega”, non sia la società più amata dai vertici del calcio europeo ed in particolare del presidente Uefa Ceferin.

Ceferin stesso chiude la polemica, precisando come la scelta dell’impianto di Torino non rappresenti nulla più che una scelta tecnica operata dalla dirigenza UEFA, una designazione che risale al lontano 2020. ”Abbiamo deciso di far disputare la finale di Champions League a Torino, e abbiamo pagato per lo stadio. Sicuramente non si fa un favore a nessuno, e quindi stasera è il nostro stadio. E non ho nessun coinvolgimento emotivo”.

Claudio Marchisio e Ilaria Mauro ©Francesco Scaccianoce

Fine, si gioca, tutto il resto è out.

Eccole le regine del football femminile continentale. L’Olimpique Lyon, sette Champions in bacheca, è la società più titolata d’Europa.

Il Barcellona è la detentrice, la vincitrice del titolo 2020-2021, conquistato contro un Chelsea affondato da 4 reti e da una prestazione straordinaria. Nonostante il palmares delle francesi, sono proprio le giocatrici catalane a scendere sul prato verde di Torino con i favori del pronostico. Addetti ai lavori, tifosi, bookmakers vedono nelle ragazze di Barcellona le predestinate alla vittoria

Le campionesse in carica del Barcellona hanno fatto molta strada dalla finale del 2019 persa 4-1 proprio contro il Lione, con tre gol di Ada Hegerberg prima dell’intervallo. Nella finale della scorsa stagione a Göteborg contro il Chelsea sono andate al riposo sul 4-0 e hanno difeso il risultato fino a conquistare il loro primo titolo. L’unica sconfitta del Barça in questa stagione è stata quella per 2-0 nella semifinale di ritorno contro il Wolfsburg, iniziata sul parziale di 5-1 dopo una gara spettacolare davanti ai 90.000 tifosi del Camp Nou.

La marcia del Lione è stata meno spettacolare ma, un anno dopo aver interrotto un dominio quinquennale uscendo agli ottavi contro il Paris Saint-Germain, ha raggiunto la sua decima finale (record), sempre dal 2010.

FC Barcelona fans support their team ©Francesco Scaccianoce

A Torino sono arrivati circa 3500 tifosi francesi, i supporters del Barcellona sono molti di più, una marea blaugrana, con l’impianto sabaudo colmo in ogni ordine di posti.

La squadra catalana viene colpita a freddo dopo appena sei minuti, quando una potente conclusione dalla distanza di Amandine Henry centra il bersaglio. Le blaugrana reagiscono con prontezza e Christiane Endler deve superarsi su Jenni Hermoso, successivamente fermata da un provvidenziale intervento di Selma Bacha.

Sempre Bacha si rivela incontenibile sulla fascia destra e firma l’assist per il secondo gol, realizzato di testa da Ada Hegerberg, la giocatrice che nella finale del 2019 – sempre contro il Barcellona – realizzò una tripletta.

A sorpresa, poco dopo la mezzora arriva il tris grazie a Catarina Macario, che approfitta di un errore difensivo avversario e mette il pallone nel sacco.

Alexia Putellas (FC Barcelona) scores her side’s first goal of the match ©Francesco Scaccianoce

A Hegerberg viene negata la gioia della tripletta da Sandra Paños, quindi le catalane riprendono coraggio grazie alla segnatura di  Alexia Putellas, che sfrutta a dovere il cross di Caroline Graham Hansen. Per il capitano, capocannoniere della competizione, è l’undicesimo gol in UEFA Womens’ Champions League.

.Endler tira un sospiro di sollievo quando Patri Guijarro prova un pallonetto dalla propria metà campo vedendo il portiere del Lione fuori dalla porta; la palla bacia la traversa.

Asisat Oshoala viene gettata nella mischia dal proprio tecnico ed ha una buona opportunità, ma calcia di poco a lato; un’altra giocatrice entrata dalla panchina, Ana-Maria Crnogorčević, al volo sfiora il palo.

Il Lione colpisce anche un palo con Hegerberg poco prima del triplice fischio, quindi controlla senza problemi la sfera sino all’ultimo secondo di gioco.

Poi è solo festa grande, con il Lione ancora una volta – meritatamente – Campione d’Europa.

Amandine Henry (Olympique Lyonnais) MVP ©Francesco Scaccianoce

MVP dell’incontro è stata nominata Hamandine Henry del Lione. La Commissione Osservatori Tecnici UEFA – Observer Panel – ha assegnato la menzione con questa motivazione: “Henry è stata la direttrice del gioco. Ha tenuto unita la squadra. Ha agito sempre come copertura a centrocampo. I suoi intelligenti intercetti hanno tolto pressione alla difesa. In attacco ha trovato le aperture con grande consapevolezza, spesso con passaggi di prima. Nella fase iniziale del gioco ha aperto le marcature con un super gol. Quella prima rete ha mostrato la strada per la vittoria….”

Al di là dell’andamento della partita, ciò che è opportuno segnalare è quanto si è visto in quello che spesso viene definito, impropriamente,  “il contorno” del match.

Abbiamo visto oltre trentamila persone sugli spalti ed in città comportarsi in modo esemplare. Abbiamo visto giovani e meno giovani esultare e rammaricarsi. Abbiamo visto famiglie con bambini, anche piccolissimi. Ragazze e ragazzi, bambine e bambini. Abbiamo visto veri appassionati di sport, animati dalla propria fede calcistica, applaudire le proprie beniamine in campo esattamente come le loro avversarie.  Abbiamo visto una festa dello Sport, assai poco contaminata da quelle derive tossiche che lo show business si trascina dietro nel mondo del calcio maschile.

Ana-Maria Crnogorcevic (FC Barcelona) signs a flag and greets the fans ©Francesco Scaccianoce

Che questo calcio femminile, che ha dovuto superare con tanta caparbietà il pregiudizio e l’ironia di bassa lega, si conservi così il più a lungo possibile.

E che la vasta platea dei media inizi a seguirlo con maggiore costanza ed attenzione. Qualche riga in più sulle testate maggiormente accreditate del nostro Paese non avrebbe cagionato grandi danni alla salute pubblica. Se guardiamo alla copertura mediatica avuta dall’evento all’estero, possiamo serenamente arrossire per l’imbarazzo.

 

Barcellona: Paños; Torrejón (Crnogorcevic 59′), Irene Paredes, Mapi León, Rolfö (Pina 75′); Aitana, Patri Guijarro, Alexia; Graham Hansen, Jenni Hermoso (Oshoala 46′), Mariona (Martens 59’) Allenatore: Jonatan Giraldez.

Lione: Endler; Carpenter (Buchanan 14′), Renard, Mbock Bathy (Cayman 81′), Bacha; Horan, Henry, Macario; D Cascarino (Morroni 81′), Hegerberg, Malard (Le Sommer 73’)       Allenatrice: Sonia Bompastor.

Arbitro Lina Lehtovaara FIN

Assistenti arbitrali. Karolin Kaivoja EST — Chrysoula Kourompylia GRE

Quarto uomo Jana Adámková CZE

Video Assistant Referee VAR. Tiago Martins POR – João Pinheiro POR – Jana Adámková CZE

Olympique Lyonnais players pose with the fans while lifting the trophy after winning the 2022 Women’s Champions League ©Francesco Scaccianoce