Christo ha fatto il miracolo e le 100 mila presenze giornaliere toccate in questi giorni lo dimostrano. Ma non è tutto oro che luccica, non lo è per lo meno per chi conosce il territorio intorno al lago d’Iseo.
A Menzino, nel suggestivo campo sportivo di Montisola, non c’è nemmeno l’ombra del sogno. Da dietro il bancone dei panini, si tirano le somme con amarezza tra chi ha deciso di pagare l’affitto per mettere la sua attività lontana dall’evento e oggi completamente dimenticata. «Vendo due panini al giorno, quando mi va bene» afferma sconsolato il gestore. Del resto è così. Alla passarella sull’acqua, ci vai e ci torni subito indietro, come se i 12 chilometri quadri dell’isola lacustre più grande d’Italia fossero concentrati soltanto in quella striscia di tessuto arancio.
Ha ragione Vittorio Sgarbi nel dire che questa è un’opera basata sul nulla, perché offusca le vere perle locali
Sono pochi infatti quelli che hanno provato a lasciarsi alle spalle l’opera dell’artista bulgaro e ad addentrarsi nel paese, costeggiando gli ulivi e visitando i borghi antichi tra i vicoli di Siviano, Masse e Cure. Deserte le altre strade, così come deserta è la Rocca Martinengo, struttura privata eccezionalmente aperta in questi giorni e che offre un’ottima vista sul Floating Piers. Se due giorni fa i curiosi che hanno deciso di visitarla erano una decina, ieri si contavano sulle dita di una mano. Ma la delusione più grande arriva probabilmente dal santuario della Ceriola, l’incantevole chiesa che sovrasta l’isola, meta gettonatissima durante l’arco dell’anno, la quale offre il più bello spettacolo panoramico di tutto il territorio oltre che magnifici affreschi del XVI secolo al suo interno. «I turisti si stancano nell’attesa, per questo decidono di non arrampicarsi fin qui» spiega Paola, che da venti giorni è in giro con la sua compagnia teatrale a raccontare gli aneddoti e le curiose storie dell’isola.
D’altra parte come non dargli torto, dopo tutto tra le ore di coda per ottenere il posto a bordo di una navetta e le altrettante sotto il sole a Sulzano in attesa di camminare sull’acqua, a Peschiera Maraglio ci si mette piede esausti. Ha quindi ragione Vittorio Sgarbi nel dire che questa è un’opera basata sul nulla, perché offusca le vere perle locali, come Monte Isola stessa, l’isola nella quale è vietata la circolazione per le auto e dove i bambini giocano ancora in mezzo alla strada come quarant’anni fa e anche dove gli abitanti lasciano le porte delle case aperte perché «tanto ci conosciamo tutti e non c’è nessun problema».
E nemmeno tra i comuni limitrofi del Sebino e della Franciacorta sembra esserci stato quel grande rilancio che un po’ tutti attendevano.
Va detto che gli amministratori locali stanno facendo il possibile ma ai turisti del “mordi e fuggi” della bellezza, della gastronomia, o anche delle strutture storiche e interessanti che centri come Iseo, Predore e Sarnico possono offrire interessa ben poco.
L’auspicio è che questi visitatori provenienti da tutta Italia e da tutto il mondo possano un domani concentrarsi sulle altre bellezze del territorio, sperando che la delusione attuale possa trasformarsi un giorno in soddisfazione.