Tutte le volte che la Lega ha detto "Mai più con Berlusconi"

In origine fu Bossi, poi arrivarono Maroni, Calderoli e adesso Salvini. Tutti contro Berlusconi, ma tutti pronti a tornare in coalizione con lui quando servono i voti

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VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images

20 Settembre Set 2016 1500 20 settembre 2016 20 Settembre 2016 - 15:00

Il rapporto tra i leader della Lega Nord e Silvio Berlusconi è stato sempre schizofrenico: un giorno è cenetta a lume di candela, il giorno dopo volano piatti a altezza uomo in cucina. Oggi (ma domani chissà) siamo proprio in mezzo a una crisi coniugale, con Salvini che da Pontida ha emesso la sentenza di divorzio: “Mai più con Berlusconi”. La frase non dev'essere suonata del tutto nuova agli orecchi più fini.

Tra Bossi e Berlusconi fu amore nel '94, ma all'inizio le cose non furono semplici. Dieci giorni prima delle elezioni, quelle della discesa in campo di Silvio, Bossi tuonò: “Berlusconi presidente del Consiglio? Non se ne parla nemmeno. Dalla Prima alla Seconda Repubblica si passa con uomini nuovi, il nuovo premier dev’essere un leghista: Maroni” . Tredici giorni dopo i due saranno due cuori una coalizione e sbaraglieranno la concorrenza, andando a braccetto al governo.

L'idillio però durò solo qualche mese, finché Bossi non staccò la spina all'esecutivo. I due sposini si beccarono a distanza. Berlusconi: “Non mi siederò mai più (ma proprio mai più, ha detto così ,ndr) a un tavolo con Bossi, è una persona completamente inaffidabile”. Bossi: “Berlusconi ha preso i soldi da Cosa Nostra”, “E' un nazistoide”, “Con lui non ci si può alleare”. E Berlusconi diventava Berluskàz o Berluskaiser, a seconda delle interviste.

Non siamo noi a litigare con Berlusconi, è la Storia che litiga con lui

Umberto Bossi

Era il 1995, Dini andava al Governo con il sostegno di factotum di Arcore e senza quello di Bossi. Ma certi amori, si sa, non finiscono. Nel '96 c'è ancora maretta, ma Prodi dimostra che il centrodestra, diviso, perde. Bossi, nonostante tutto, è chiaro: “Berlusconi ha fatto tanti imbrogli nella sua vita. Oggi è servo di quel fascista di Fini”. Nel '99 rincara la dose: “Non saliremo mai sul carro di berlusconi, che al massimo è una carriola”. Deve averci ripensato, Umberto, perchè nel 2001 Lega e Forza Italia si presentano allete alle elezioni, vincendo. Non solo: insieme al fascista di cui sopra, Bossi scriverà a quattro mani l'ormai storica legge sull'immigrazione (la Bossi-Fini, appunto), a dimostrazione del feeling ritrovato.

Tutti insieme appassionatamente per un bel decennio, fino a che Berlusconi non cade alla fine del 2011. E' il famoso periodo del golpe, come piace dire a Silvio. Mario Monti va al governo appoggiato dal Cav, ma non da Bossi. E' l'ennesima rottura. Bossi si defila e lascia spazio ai giovani (Maroni) e ai giovanissimi (suo figlio), non prima di aver espresso la sua delusione: “Berlusconi è andato coi comunisti”. E' il liberi tutti: il Cav sembra finito politicamente e si può fare a gara a chi la spara più grossa. Calderoli: “Non ci può essere alleanza, le cene del lunedì se le faccia con Monti”. La Lega non fa alleanze con chi sostiene Monti”. Il rampante Salvini: “Basta Berlusconeide”. Insomma, il 2012 è proprio l'anno della svolta, tanto che il grande capo Umberto torna sulla scena per mettere la parola fine alla vicenda: “La frattura è insanabile”. Pochi mesi e si torna a votare, nel febbraio 2013. Indovinate un po'? Lega e Berlusconi ancora insieme, più forti che mai.

Il resto è storia recente: il Cav sostiene Letta mentre cala a picco nei sondaggi, la Lega, con Salvini, fa il boom facendo opposizione perenne. I battibecchi continuano perchè le urne sono lontane, ma in prossimità del voto tutto potrebbe cambiare. In tutto questo, però, una lancia in favore della Lega la dobbiamo spezzare. D'altra parte lo aveva detto lo stesso Bossi: “Non siamo noi a litigare con Berlusconi, è la Storia che litiga con lui”. Provateci voi, a gestire il mago della piroetta retorica, il maestro del “sono stato frainteso”, l fuoriclasse del “non ho mai detto”. Bisogna, come minimo, mettersi sullo stesso livello.

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