Ha vinto Trump, possiamo tornare a trattar male le donne senza sentirci in colpa

Radical Shit. A giudicare dalle firme, dalle copertine, dalle analisi più o meno dure e più o meno soft dei giornali prevale un antichissimo maschilismo italico, che si fa beffe del politicamente corretto e lo sostituisce con la volgarità e l’abuso

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11 Novembre Nov 2016 1120 11 novembre 2016 11 Novembre 2016 - 11:20

Potremmo chiamarlo effetto Radical Shit, che poi è anche il nome di una band palermitana che non a caso esordì col brano In Trash We Trust, e rubricheremo così le prevedibili conseguenze della sconfitta di Hillary Clinton e della vittoria di Donald Trump, a cominciare dallo sdoganamento dell’espressione sessista, dello sberleffo xenofobo, dell’apologo derisorio verso le minoranze, e insomma di tutto ciò che fino a ieri era appannaggio di destre minoritarie e oggi è iconico coté dell’uomo più potente del mondo. L’Italia più di altri aspettava a braccia aperte soprattutto il punto 1). Noi che non abbiamo mai avuto una Thatcher, né una Merkel, e nemmeno una Marine Le Pen o un’Evita Peron anche se molte ci hanno provato, nel “dagli alla donna” ci troviamo benissimo. Al punto che il quotidiano più nuovo del Paese, La Verità di Maurizio Belpietro, ha piazzato in prima pagina una Hillary molto realisticamente menata, con un occhio nero e la bocca aperta in un’espressione di sorpresa: ahahaha. Che bello scherzo. Pensavi di comandartela, e invece ti abbiamo mandato all’ospedale.

Il radical shit ha anche la sua versione dolce, soft, politically correct, che è quella squadernata da Massimo Gramellini nei suoi consigli alle donne che vogliono fare i presidenti. Esse dovranno rifuggire “dalla vergogna di essere femmine” che a quanto pare ha caratterizzato la campagna della Clinton, evitare di rivaleggiare in aggressività col maschio, astenersi dalla sfida “uomo contro uomo”, e insomma: “Estrarre da se stesse l’unica risorsa che le renderebbe davvero invincibili: un approccio accogliente. Meno donne di picche più donne di cuori”. Insomma, la donna-presidente all’italiana è una quintessenziale Filumena Marturano, che arriva all’obbiettivo con la politica del core de mamma, o in alternativa un’imperitura Bersagliera che affronta la campagna elettorale come un set di Pane Amore e Fantasia.

Ora che ha vinto Trump lo si può dire, o almeno far capire: del parere delle donne non ce ne frega un tubo

Mondi più rigorosi hanno pensato, in alternativa al commento macho sulla sconfitta della femmina, a soluzioni più operative, tipo cancellare le donne dai palinsesti del giorno dopo. Forse in omaggio a Trump (è una battuta) tutte maschie tranne una le firme degli undici articoli di commento sulla prima pagina del Corriere della Sera; tutti maschi senza eccezioni sulla prima di Repubblica; tutti maschi nelle trasmissioni serali del day-after, tra le quali si contraddistingue La Gabbia di Gianluigi Paragone: su 15 commentatori che si sono alternati in studio ci stava una sola donna, Alessia Morani del Pd. Ora che ha vinto Trump lo si può dire, o almeno far capire: del parere delle donne non ce ne frega un tubo. E quando la notizia è grossa e la copertina appetibile, ovvio che Tarzan prevalga su Jane, alla quale si lascerà semmai il pezzo di colore sul prossimo terremoto e sulle vecchine che hanno perso la casa. “Cara, mi fai cinquanta righe sul dramma dei senzatetto?”.

L’unica donna convocata per l’occasione, Fiamma Nierestein (che è pure un’amica) sulla prima del Giornale, festeggia l’avvento dell’era Radical Shit come collettivo esercizio di liberazione dal senso di colpa instillato nelle coscienze americane e occidentali dal politicamente corretto. Finalmente, par di capire, possiamo non sentirci più stronzi davanti all’accusa di essere guerrafondai, xenofobi, sessisti. Finalmente, insomma, si può titolare “Hillary cornuta e mazziata” (Libero) sentendosi trendy, fighi, cool, sulla cresta dell’onda, anziché piuttosto stupidotti.

Benvenuti nel magico mondo di Donald, dove le corna e gli occhi pesti delle donne sono gustosi elementi di analisi politica. Siamo italiani, In trash We Trust, è finalmente il momento nostro. E sugli altari già mettiamo Melania Trump, «da modella dell'Est Europa a first lady», sostituendo il suo favoloso biopic a quello della penultima eroina nazionale, Germana Chiodi, la segretaria del defunto signor Caprotti, «l'angelo custode che eredita 75 milioni di euro». Ragazze, se volete un futuro in politica o altrove, sapete cosa fare. Trovatevi un marico ricco o quantomeno un principale miliardario (dove l'ho già sentita questa?).

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