Stranieri

Boom di richieste di cittadinanza, agli immigrati conviene più del permesso di soggiorno

Più facile da ottenere rispetto al permesso per lungo soggiornanti, per il quale sono chiesti test di lingua italiana e idoneità abitativa. E poi si può emigrare con più facilità all’estero. Nel 2015 i nuovi cittadini italiani sono stati 178mila

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(Getty images/Peter Macdiarmid)

3 Dicembre Dic 2016 0830 03 dicembre 2016 3 Dicembre 2016 - 08:30

I cittadini italiani aumentano. E non per effetto della natalità. Secondo il ventiduesimo rapporto della Fondazione Ismu sulle migrazioni, le acquisizioni della cittadinanza italiana da parte degli immigrati nel 2015 sono state 178mila, 58mila in più del 2014 e 118mila in più del 2012. Numeri che fanno salire a +3,9% l’incremento della popolazione straniera in Italia nel 2015, e che che rivelano un fenomeno nuovo: acquisire la cittadinanza per un immigrato è diventato anche lo strumento più semplice per restare in Italia, e poi eventualmente spostarsi in altri Paesi europei, senza troppe complicazioni. Di sicuro più facile da ottenere rispetto all’astruso permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo.

Da Nord a Sud, negli uffici dei patronati si registra un incremento delle richieste di cittadinanza e una riduzione dei domande per il permesso di soggiorno. Con punte di quattro domande al giorno solo nell’ufficio del patronato Inca-Cgil di Bologna. A Bergamo invece dall’inizio del 2016 le domande sono state quasi 900. «Oggi in Italia avere un permesso per soggiornanti di lungo periodo è complicatissimo. Paradossalmente, la procedura per ottenere la cittadinanza è diventata più semplice», conferma Claudio Piccinini, responsabile del settore immigrazione del patronato Inca-Cgil. Ecco spiegato il segno più. Certo, l’incremento delle domande è dovuto al fatto che molte persone hanno maturato i requisiti temporali, cioè i dieci anni richiesti dalla legge. Ma, racconta Annalisa Colombo, responsabile dell’Ufficio immigrazione della Cgil Bergamo, «molte persone fanno questo passaggio non per l’afflato nei confronti del Paese o perché si riconoscono nei suoi principi, nei diritti e nei doveri, come dovrebbe essere, ma perché davanti alle assurdità del nostro sistema, oggi è più facile diventare cittadini che ottenere il permesso per lungo soggiornanti».

Il paradosso vuole che oggi per ottenere la carta di soggiorno bisogna superare un test di lingua italiana. Per ottenere la cittadinanza invece non è richiesto. E poi c’è lo scoglio del rilascio dell’idoneità abitativa da parte del Comune. Un italiano può vivere in 35 metri quadri, un immigrato no

Il paradosso vuole che oggi per ottenere la carta di soggiorno bisogna superare un test di lingua italiana. Per ottenere la cittadinanza invece non è richiesto. E poi c’è lo scoglio del rilascio dell’idoneità abitativa da parte del Comune, necessario per ottenere un permesso di soggiorno di lungo periodo. Un italiano può vivere in 35 metri quadri, un immigrato no. E ogni comune può chiedere documenti, mettere paletti e soprattutto imporre costi a sua discrezione. Fino anche a 500 euro per pratica. Un dazio che molto spesso mira a dissuadere gli stranieri a insediarsi sui propri territori. A Pontida, ad esempio, il comune amministrato (guarda caso) dalla Lega Nord chiede agli stranieri anche la “certificazione dell’impianto satellitare” per rilasciare l’idoneità abitativa. «Ecco perché rispetto alla mole di documenti da produrre spesso si preferisce chiedere la cittadinanza», dice Colombo. Certo i tempi per ottenerla non sono brevi, e la riforma della legge bloccata in Senato da più di un anno si mira ad accorciarli. Nonostante le procedure si siano velocizzate rispetto all’attesa media di 5-6 anni di qualche tempo fa, oggi bisogna comunque aspettare almeno due anni. Sulle scrivanie del Viminale ogni anno si restano indietro circa 100mila pratiche arretrate. «Ma se uno decide che può aspettare, almeno non deve fare tutti quei salti mortali a cui sono costretti i migranti che richiedono il permesso di lungo periodo», dice Colombo.

E poi c’è un altro motivo per cui la cittadinanza “conviene”. «Con la crisi economica, si sente l’esigenza di muoversi fuori dall’Italia per cercare lavoro. Ottenendo la cittadinanza italiana di sicuro c’è più libertà di muoversi e lo si fa in tempi più brevi», spiega Colombo. Tra gli emigrati di nazionalità italiana, il numero di coloro che non sono nati in Italia non a caso cresce ogni anno: più di 20mila nel 2014, circa 25mila nel 2015. Persone di origine straniera che emigrano altrove o rientrano in patria, dopo un soggiorno in Italia durante il quale hanno acquisito la cittadinanza. «In tanti non sono consapevoli di cosa significhi avere la cittadinanza italiana. Ma le persone cercano la via più semplice e breve per vivere meglio», dice Colombo, «anche se non è la più giusta».

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