Taxi1729: è la matematica che salverà il mondo

Una società di tre ragazzi laureati a Torino mira a raccontare, in modo solido ma divertente, la matematica. L’obiettivo è appassionare le persone, ma anche metterle in guardia da tutte le fallacie che circondano la vita di tutti

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Screenshot del sito di Taxi1792

25 Febbraio Feb 2017 0830 25 febbraio 2017 25 Febbraio 2017 - 08:30
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Agli inizi del ’900, il matematico inglese G. H. Hardy, fece una scoperta molto importante: la matematica è bellissima. Scrive che, mentre andava in taxi a trovare il giovane amico e collaboratore Srinivasa Ramanujan, malato di tubercolosi e in fin di vita, fece caso (come sempre) al numero della vettura. Era 1729. Un numero “poco interessante. Sperai che non fosse di cattivo auspicio”. In realtà si sbagliava, gli fece notare l’amico: 1729 “è il più piccolo numero che si può esprimere come la somma di due cubi in due modi diversi”.

Ciò che colpì il professore fu che, anche all’approssimarsi della morte, Ramanujan riusciva ancora a cogliere la luminosità della matematica, a vedere la sua bellezza, a elevarla al di sopra del grigiore di un momento di tristezza. La matematica è bellissima, anche quando è solo il numero di un taxi londinese (e, per la precisione, è anche la somma di 10³ e 9³ o di 12³ e 1³)

È da qui che pare Taxi1729, una società di formazione e comunicazione scientifica. Idea di tre ragazzi laureati a Torino (Paolo Canova, Diego Rizzuto e Sara Zaccone), vuole – con semplicità – trasmettere alle persone la passione per la matematica. Anche a chi non la ama.

«Non significa insegnare», spiegano a Linkiesta. «Per noi vuol dire dare idee», cioè fare divulgazione scientifica originale. «Almeno per l’Italia: all’estero avviene da un bel po’ di tempo». E allora creano video (qui sotto se ne vedono alcuni), organizzano incontri, eventi, e anche corsi di formazione. Tutti fatti con l’obiettivo di essere leggeri (è il lato “comunicazione”) ma anche precisi (è il lato “scienza”). Solidi e comprensibili, insomma. «Il miglior complimento che abbiamo ricevuto ce lo ha fatto una ricercatrice di probabilità, riferendosi al nostro libro sul gioco d’azzardo: siete riusciti a non trivializzare la materia».

I loro corsi sono aperti a tutti, ma in particolare ai docenti. «Sono degli incontri in cui spieghiamo ai professori, di solito delle superiori, modi originali per affrontare argomenti difficili». Il caso più classico «è proprio il calcolo delle probabilità. E qui ci serviamo del gioco d’azzardo. Se spieghiamo come funziona, quali sono i suoi “trucchi”, quante sono le vere probabilità di vincita – o di perdita – si riesce a destare interesse, se non proprio entusiasmo, negli studenti». È importante, come è ovvio, «non incoraggiare le ludopatie. E i nostri corsi funzionano anche come “prevenzione”, servono a impedire che giochino troppo».

Proprio per questo, dai palcoscenici dei festival della scienza sono passati anche alle Asl, ai Comuni, alle associazioni che si occupano di dipendenza. «Spesso gli operatori sono preparati per intervenire sulle tossicodipendenze, mentre non sono pronti per gestire le cosiddette nuove dipendenze [tra cui figura il gioco], che hanno caratteristiche proprie». Il compito di Taxi1729 è mostrare come spesso siano proprio le regole del gioco a portare alla dipendenza. «Un esempio per tutti: il Gratta e Vinci. Utilizza il meccanismo delle “piccole vincite”. Significa che chi gioca, ogni tanto, vince. È tutto studiato perché accada: il giocatore non si stancherà mai, e al tempo stesso non vincerà mai tanto. Continuerà a comprare biglietti, ed è proprio ciò che si vuole da lui».

Insieme alla matematica c’è tanta psicologia. E in collaborazione con AcomeA, società che gestisce di fondi di investimento, «si parla molto anche di economia. Per la precisione, di economia comportamentale», per mostrare tutte le trappole in cui ognuno di noi riesce a cadere ogni giorno. «Come diceva Daniel Kahneman, il guru di questa disciplina – ha anche vinto un Nobel per aver integrato psicologia e scienza, “studio queste cose da decenni, eppure ne sono ancora vittima. Divento solo più bravo a riconoscerle negli altri”». E allora la soluzione è «una maggiore conoscenza diffusa, in cui tutti, resi un po’ più consapevoli dall’informazione, possono guardarsi e aiutarsi a vicenda».

Le fallacie più comuni? «Ce ne sono tantissime. Si contano almeno 50 bias, cioè delle distorsioni delle valutazioni causate da vari pregiudizi. Una di queste è “l’avversione per la perdita”. È tanto forte il timore di perdere soldi (o comunque cose e oggetti di valore) che si è portati a fare scelte illogiche dal punto di vista matematico: scommetterebbe mille euro a testa o croce? No, nessuno lo farebbe. Eppure le possibilità di vincere sono uguali a quelle di perdere. E se ne potesse vincere 1.200? La maggior parte delle persone continua a dire: no. L’avversione della perdita è più forte del desiderio di guadagnare più soldi di quanti se ne scommette. E se proponessi un milione di euro? A quel punto forse accetterebbe».

Un altro bias molto famoso è “l’ancoraggio”. «È molto difficile valutare il prezzo di un bene, o di un servizio. Si sa, certo, che c’è un costo, ma non basta per capire. Serve sempre una cifra iniziale che fissi un punto di riferimento, dal quale dipenderà poi tutta la negoziazione». Un caso da manuale è la presentazione dell’iPad da parte di Steve Jobs. «In quell’occasione viene presentato un oggetto del tutto nuovo, difficile da valutare: era un cellulare più grande ma che non telefona? Un tablet come i pochi altri già usciti? Qualcosa di più? Jobs sapeva bene che il pubblico non aveva la minima idea di quale prezzo dare all’iPad e agisce da maestro. Dice che, secondo alcuni esperti (ma quali, verrebbe da chiedersi?), il prezzo giusto sarebbe di 999 dollari. Una cifra piuttosto alta. Però, continua, per tutta una serie di motivi – distribuzione, innovazione, etc. – desidera venderlo a un prezzo più basso. Ed è qui che agisce il potere dell’ancoraggio. Jobs parla a lungo, prende tempo, lascia che nella testa del pubblico si fissi quella cifra: 999 dollari. Lui vuol venderla a meno, si impegna a farlo. Le persone, pian piano, si abituano all’idea di dover sborsare una cifra alta, ma poco più bassa di 999 dollari. Quanto sarà? 900 dollari? 850 dollari? Cominciano le valutazioni, i pro e i contro. E poi Jobs rivela il prezzo che ha deciso: 499 dollari. Il pubblico scoppia in un applauso. A quel punto era riuscito a convincerli che, grazie a lui, avrebbero comprato un oggetto bello pagando poco».

Per chi fosse interessato, sarà possibile incontrare i Taxi1729 al Teatro Franco Parenti di Milano lunedì 6 marzo 2017, alle ore 19:00, all’evento organizzato con AcomeA dal titolo Giochi della mente: come sconfiggere il lato oscuro della finanza. Ci saranno anche i professori Carlo Favero e Nicola Gennaioli, e la moderazione del Vice Presidente di AcomeA SGR Giordano Martinelli

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