Una storia antica e dimenticata: le donne nella pirateria

Non tutti lo sanno, ma ci furono anche donne che si infiltrarono, sotto mentite spoglie, tra le ciurme che battevano i sette mari. Alcune di loro erano ferocissime e cattive

800Px General History Of The Pyrates Ann Bonny And Mary Read

Ann Bonny and Mary Read convicted of Piracy Novr. 28th. 1720 at a Court of Vice Admiralty held at St. Jago de la Vega in a Island of Jamaica

9 Maggio Mag 2017 0850 09 maggio 2017 9 Maggio 2017 - 08:50

Dietro a un grande pirata si nasconde sempre una grande piratessa. Una verità spesso tenuta celata: se tutti ricordano i nomi di Barbanera o di Capitan Kidd, sono esistite numerose donne-pirata che hanno accompagnato i loro colleghi nei sette mari alla ricerca di navi da depredare e tesori da scovare.

Qualche nome? Anne Bonny, o Mary Read. Come spiega lo storico Marcus Rediker, erano in tante e tutte travestite da uomo, nella tradizione “del cross-dressing, paneuropea nelle sue dimensioni, ma forte in modo particolare in Inghilterra e in Olanda”. Per essere più precisi, si trattava di persone disperate. Emarginate e dimenticate, avevano una sola possibilità per sopravvivere. Imbarcarsi e partire. Ma visto che la pirateria, come molte altre attività dell’epoca (compreso il teatro) era un “mestiere per uomini”, erano obbligati a fingersi maschi.

Succede. Oltre alle durezze della vita di bordo, con tanto di difficoltà fisiche, i marinai pensavano che portassero sfortuna e, in generale, causassero disordini e ammutinamenti. Lo pensavano anche i pirati, che pure erano interessati solo al profitto, condividevano questa lettura. Le donne indeboliscono le strategie, rovinano gli attacchi e suscitano discordia nella ciurma. Meglio senza.

Questo però non impedì a certe coraggiose di indossare abiti maschili e imbarcarsi lo stesso. Ad esempio la succitata Anne Bonny si distinse per atti di grande crudeltà. Uccise alcuni compagni per la loro codardia, mentre la collega Mary Read fece secco un nemico del suo fidanzato in duello. Esatto, il suo fidanzato: la verità è che a un certo punto le donne si trovarono entrambe costrette a rivelare la loro identità e, anche grazie al loro coraggio, vennero accettate nonostante il loro genere. Alcune di loro, con furbizia, ricorsero alla carta “ma io sono una donna” per sfuggire a qualche punizione, facendo appello a vere e presunte gravidanze.

“Non sapremo mai quante donne-pirata sono esistite”, conclude lo studioso. Di sicuro, però, “aggiunsero una dimensione del tutto nuova al fascino sovversivo della pirateria, impossessandosi di quella che, allora, era considerata libertà per uomini”. In un certo senso, compivano un atto di pirateria sulla pirateria stessa.

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