Pronti da bereIl cocktail in bottiglia cerca il terroir

I ready to drink continuano a crescere mentre il consumo cambia orari, luoghi e rituali. In questo scenario emergono prodotti che non puntano più solo sulla comodità, ma sull’identità del distillato

Fino a pochi anni fa il cocktail pronto evocava soprattutto una promessa di praticità fatto di lattine, consumo impulsivo, distribuzione di massa. Un’alternativa veloce al bancone, più vicina alla logica della convenienza che a quella della miscelazione. Oggi qualcosa sembra cambiare.

Secondo il report 2024 di Federvini, la categoria degli aperitivi alcolici premiscelati ha chiuso l’anno con una crescita del 5,2 per cento a valore e del 6,4 per cento a volume. Un dato che acquista peso perché arriva in un mercato degli spirits che, in altre categorie, mostra segnali di rallentamento.

Anche sul fronte internazionale la tendenza è evidente. Secondo IWSR, i ready to drink sono tra le poche categorie ancora in crescita nel beverage alcolico globale, con un incremento del 2 per cento nel 2024 e prospettive di ulteriore espansione nei prossimi anni. Il punto, però, non sembra essere soltanto quantitativo. Gli analisti parlano di selective premiumisation: si beve meno, ma si cerca maggiore qualità, più identità, più racconto.

È dentro questo cambio di paradigma che si inserisce Allpossibledaiquiris, progetto che parte da un’idea tanto semplice quanto poco frequente nel mondo dei premix: in un cocktail il protagonista resta il distillato.

La formula è invariabile. Rum, succo di lime siciliano Igp biologico, sciroppo di zucchero di canna biologico, acqua di diluizione. A cambiare, ogni volta, è la materia prima alcolica. E con lei cambiano equilibrio, texture, intensità aromatica, identità sensoriale.

Dopo Haiti, Giamaica, Grenada e Messico, la quinta espressione della gamma guarda alla Martinica e nasce attorno a Distillerie Neisson, storica maison familiare di Le Carbet, ai piedi della Montagne Pelée, considerata da molti appassionati uno dei riferimenti assoluti del rhum agricole.

La nuova referenza, Esprit Daiquiri, utilizza L’Esprit Bio, distillato biologico imbottigliato alla gradazione naturale di distillazione, senza filtrazione né diluizione. Un rum che non porta soltanto aromaticità, ma territorio, materia agricola, metodo.

La domanda, allora, diventa più ampia del singolo prodotto: può un cocktail preparato in anticipo parlare lo stesso linguaggio di un grande distillato artigianale? Ci risponde Daniele Biondi, founder della gamma Allpossibledaiquiris e Global Export Manager di La Maison & Velier: «Il cocktail in bottiglia viene spesso percepito come un prodotto standardizzato. Con Allpossibledaiquiris abbiamo cercato di fare l’opposto: usare il cocktail come strumento per raccontare il carattere di un grande rum. Cambiando distillato cambia tutto — struttura, aromaticità, tensione, persistenza. In effetti la gamma nasce, prima ancora al solo fine di offrire la comodità del consumo anytime, anywhere, per trasmettere la stessa capacità narrativa del grande distillato. Un Daiquiri sembra semplice, ma in realtà è una lente d’ingrandimento: amplifica il carattere del rum e lo rende immediatamente leggibile. Con L’Esprit Bio di Neisson abbiamo voluto esaltare quella sensazione vegetale, minerale e quasi salina che rende unico questo rhum agricole e tutta l’identità territoriale della Martinica. È questo che oggi rende interessante la categoria: non più solo comodità, ma espressione».

Da prodotto di servizio a oggetto di ricerca, il ready to drink sembra voler abbandonare definitivamente la logica della scorciatoia per provare a entrare in un’altra categoria: quella dei liquidi che, oltre a essere bevuti, chiedono di essere raccontati.

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