Non solo Libia: l’esercito dei migranti (di lusso) che arriva dalla Turchia

Sono facoltosi manager, dirigenti, professionisti e provengono dall'Africa e dal Medio Oriente. Pagano cifre alte. E arrivano in Europa tramite percorsi diversi rispetto ai soliti migranti

Migranti nel canale di Sicilia
4 Agosto Ago 2017 0714 04 agosto 2017 4 Agosto 2017 - 07:14

Gli ultimi due scafisti/skipper sono stati arrestati qualche giorno fa in flagrante perché i poliziotti del Gicic, il Gruppo Interforze di contrasto all’immigrazione clandestina della procura di Siracusa, li aspettavano al varco. O meglio sulla costa, a Portopalo di Capo Passero, dopo che erano stati intercettati dieci miglia più a sud dalle navi della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. Ancora una volta giovani ucraini, alla guida di un elegante veliero. Con cinquanta migranti a bordo che avevano pagato una grossa cifra, 6/7mila dollari, per arrivare a Istanbul e affidarsi a un’organizzazione che li ha portati nell’estremità meridionale della Sicilia.

La rotta turca viene sovrastata dall’esodo caotico che parte dalla Libia a bordo di gommoni carichi di africani subsahariani esausti. E così se ne parla meno, se non come singoli episodi di cronaca. Ma nel frattempo il numero dei velieri guidati da abili skipper ucraini, reclutati nei club nautici da una o più organizzazioni gestite come agenzie di viaggi che non hanno bisogno di martoriare o mettere a rischio la vita dei loro passeggeri, nel 2017 si è moltiplicato. E negli ultimi due mesi è capitato che in alcune settimane in Sicilia siano arrivati dei velieri dalla Turchia quasi a giorni alterni. Battono bandiere straniere, ma in qualche caso persino quella turca.

Gli scafisti parlano un inglese fluente e portano in Italia professionisti e facoltosi siriani, afghani, pakistani, iracheni, curdi, iraniani, somali. E l’intelligence che vigila su questa rotta intercettata in modo sporadico per la prima volta nel 2015 ipotizza che possa essere la stessa organizzazione turca che ha il suo quartiere generale in un quartiere di Istanbul, dove sfrutta un diverso segmento di mercato all’interno del traffico di esseri umani: la rotta borghese di aspiranti profughi che possono permettersi viaggi sicuri e costosi. Una rotta ben organizzata al punto che, secondo una fonte di intelligence europea, in sette casi gli skipper ucraini hanno persino portato dei profughi dalla Francia, dall’Olanda e dal Belgio fino in Gran Bretagna. Compiendo cioè dei viaggi all’interno dell’area Schengen per far arrivare i migranti sulle coste inglesi e aggirare le frontiere chiuse.

Gli scafisti parlano un inglese fluente e portano in Italia professionisti e facoltosi siriani, afghani, pakistani, iracheni, curdi, iraniani, somali

Ogni volta che vengono arrestati, si mostrano impassibili, e vanno in carcere senza dire una parola, ma sui loro passaporti sono stati trovati dei visti di numerosi paesi, in Europa, e persino degli Stati Uniti. Non sono scafisti per caso (o meglio per necessità) come accade spesso invece in Libia, dove spesso chi guida il gommone lo fa solo per pagarsi il viaggio di sola andata per l’Europa.
Loro invece potrebbero essere membri organici di organizzazioni criminali turche. Individuati anche grazie alla testimonianza dei profughi fatti sbarcare sull’isolotto di Capo Passero, il coordinatore del Gicic, il commissario Carlo Parini, recentemente si è recato per ben due volte a Malta dove gli scafisti ucraini si erano diretti con i loro velieri. Arrestati e riportati in Italia grazie a un mandato di cattura europeo.

Presi grazie al lavoro di indagine della piccola task force specializzata di Siracusa con la collaborazione dell’Interpol e delle autorità maltesi perché la Turchia invece, davanti allo stallo dell’accordo con l’Unione Europea per fermare i migranti diretti in Europa, non collabora e lascia che questo traffico minore ma molto remunerativo continui ad operare. Con una o forse più organizzazioni efficienti al punto che ai passeggeri-profughi arrivati a Istanbul è stata data anche la carta d’imbarco, come un servizio nautico qualunque. Dopo essersi appoggiati a un’agenzia viaggi che si presta per alimentare il loro business. “Da queste barche ho visto scendere professionisti, medici, insegnanti, intere famiglie, tutta gente della borghesia proveniente di solito dal Medio Oriente, anche se negli ultimi tempi abbiamo trovato anche gente che arriva dal Vietnam, Yemen, Bangladesh. E quasi tutti con i passaporti, qualche volta anche falsi", ha osservato il commissario Parini.

Un altro esempio? Dopo aver rintracciato sull’isolotto di Capo Passero 41 migranti arrivati a bordo di una barca a vela alla fine di maggio, un aereo di Frontex ha individuato la barca in acque maltesi e fermato due scafisti/skipper ucraini. Emesso un mandato di arresto europeo, sono stati estradati in Italia il 15 luglio. Altri tre attendono il nulla osta per essere rimandati a Siracusa dalla Grecia. E così via, alla faccia di chi, nel rimpallo delle responsabilità a Bruxelles davanti alla richiesta del nostro governo di non lasciare l’Italia da sola a combattere l’emergenza sbarchi, ha rimproverato al nostro Paese di non essere abbastanza diligente nel contrasto al traffico degli esseri umani. Inoltre la nostra intelligence non ha escluso che i velieri possano essere stati usati anche per altri traffici illegali, armi e droga, e per far rientrare in Europa foreign fighters di ritorno dalla Siria.

Gli scafisti ogni volta che vengono arrestati, si mostrano impassibili, e vanno in carcere senza dire una parola, ma sui loro passaporti sono stati trovati dei visti di numerosi paesi, in Europa, e persino degli Stati Uniti

Alcuni velieri sono arrivati dalla Turchia anche in Calabria. E in Puglia, nel Salento e in un caso sulle coste del Gargano, dove nel giugno scorso tre scafisti ucraini hanno portato 38 curdi che avevano pagato una cifra enorme, fra i 7mila e 11mila euro, per arrivare in Italia. Perché arrivano sempre negli stessi luoghi? Semplice: si ipotizza che vicino alle nostre coste ci siano dei complici, basisti che li aspettano per dare loro supporto logistico in Italia, quando non vengono pedinati e intercettati nelle acque internazionali e riescono a scappare via terra. Attualmente nel carcere di Siracusa si trovano 15 scafisti ucraini, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, anche se potrebbe essere una sola l’organizzazione turca con diverse ramificazioni che ha sul libro paga trafficanti di diverse nazionalità, ma si affida esclusivamente a skipper ucraini.

I velieri arrivati nel 2017 nella provincia di Siracusa fra Portopalo e l’oasi di Vendicari, quasi tutti negli ultimi tre mesi, sono già 30. Nel 2016 sono stati arrestati complessivamente sulle coste italiane 44 scafisti ucraini. Ora però il fenomeno dei velieri sta creando allarme investigativo perché la loro presenza sulle coste orientali della Sicilia sta diventando una rotta strutturata anche se silente che conduce piccoli gruppi di migranti da Smirne in Italia. E non dovrebbe essere sottovalutata nel caos libico su cui è fissato lo sguardo seppur ancora distratto di tutta l’Europa.

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