Chi sono i Circassi, il popolo senza stato che sopravvive in Israele

Per un incredibile arzigogolìo della storia, è in un villaggio vicino al lago di Tiberiade che i discendenti della diaspora circassa perpetuano la loro tradizione, con scuole in lingua che portano avanti idee, balli e canti

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Danza circassa a Kfar Kama, Israele (Wikimedia)

29 Agosto Ago 2017 0830 29 agosto 2017 29 Agosto 2017 - 08:30

Ci sono genocidi e genocidi. Alcuni restano nella memoria collettiva, altri scompaiono. Fra questi ultimi, ad esempio, c’è quello dei circassi. Avvenne nella seconda metà del 1800, ad opera dell’esercito zarista di Alessandro II: i circassi, che vivevano nel sud del Caucaso, vennero sconfitti in battaglia, conquistati, trucidati in centinaia di migliaia e, sradicati i villaggi, costretti a spostarsi. È la diaspora circassa: nel 1864 si poteva dire, in Europa, che quella dei circassi era una “razza scomparsa”. In altre parti del mondo non ancora.

Alcuni finirono in Turchia, ad esempio, e grazie alle loro note abilità di guerrieri furono assoldati nell’esercito del sultano, che provvide a posizionarli nelle zone più calde dell’impero. Tra queste, la galilea. È per questo che, anche oggi, esistono due villaggi nel moderno Israele in cui vive una piccola comunità circassa: uno è Rehaniya e l’altro, più importante, Kfar Kama, 13 chilometri a sud-ovest del lago di Tiberiade. Qui i circassi arrivarono nel 1876 e ancora oggi si distinguono dal resto della popolazione.

E così l’unica scuola al mondo in cui si parla e insegna circasso si trova in Israele. I circassi che la frequentano, cittadini israeliani ma di religione musulmana sunnita, sono più che fieri delle loro tradizioni, ma anche leali nei confronti del Paese che li ospita. Fanno parte dell’esercito israeliano e combattono (con l’ardore tipico della loro gente) le guerre israeliane. Nel frattempo, studiano: imparano il circasso, l’ebraico, l’arabo e l’inglese. Recuperano il loro bagaglio culturale, fatto di storie, danze, costumi. Ravvivano l’antico codice di comportamento, l’habze, in cui è previsto estremo rispetto per gli anziani (“mai interromperli”), per le donne (anche loro sono considerate guerriere, mica solo i Rojava) e per gli stranieri. Perfino, è obbligo invitare i nemici a dormire a casa propria. Tutto dipende dalla fiducia.

Le scuole funzionano: sono fatte per la popolazione locale, ma attirano anche circassi residenti in Turchia e in Giordania, desiderosi di ritrovare le proprie tradizioni e parlare la lingua, e sentirsi Adighè (il modo in cui i circassi chiamano se stessi). Il fatto che succeda in Israele, altro luogo di ritrovo dopo una secolare diaspora, è solo un caso. Ma fino a un certo punto.

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