«In piazza dovremmo andarci noi maschi»

«In piazza dovremmo andarci noi maschi»

Le ragazze di Uomini e Donne stanno ai loro tronisti come le olgettine stanno al Cavaliere, e dunque perché non scendere in piazza, care le mie ragazze, puntando il dito su Maria De Filippi invece che disperdere la vostra potenza di fuoco nell’esercizio anche un po’ banale della contrapposizione politica? Buttate via un mezzo pomeriggio, se non lo avete ancora fatto, nella visione del tutto istruttiva di un programma che domina il palinsesto Mediaset da quasi quindici anni. Troverete una spiegazione sociologicamente impeccabile di ciò che oggi abbiamo sotto gli occhi, con relativi sms e intercettazioni. E tutto alla luce del sole, senza neppure l’esercizio voyeuristico del buco della serratura.

Intanto, già nell’organizzazione della trasmissione, è perfettamente percepibile il vero obiettivo delle fanciulle, che ovviamente non è quello di fidanzarsi bensì l’altro, più strategico e ambizioso, di sedere, ostellianamente, sulla propria fortuna. In questo caso, lo sbarco in televisione e relativo “indotto”. Per arrivarci, sono consentiti tutti i colpi bassi che l’animo umano può concepire, dal tradimento, al sospetto, alla cattiveria tra paria, all’uso variamente disinvolto del proprio corpo e molto altro. Un affresco che va in scena quotidianamente in televisione da tre lustri ma che solo ora, con i festini del Cav., assume vera e piena nobiltà di appartenenza.

Solo ora, con quindici anni di ritardo sulla tabella del decoro, si è deciso di difendere la dignità femminile, solo ora che quel bauscia dell’imprenditore televisivo, diventato premier, ha riprodotto quell’affresco in maniera certosina nella cappella sconsacrata di Villa San Martino.
Non c’è forse un dislivello di evidenza intellettuale in tutto questo, come sottolinea l’attenta Elena Loewenthal sulla Stampa quando si chiede «perché mai le donne si sentono in dovere di difendere la propria dignità, alla luce di quell’oscena realtà che trapela da casa del nostro Presidente del Consiglio? Forse che gli uomini – nel senso di maschi – si sono sentiti in dovere di lanciare una manifestazione per difendere la loro, di dignità? Che a dire il vero mi sembra decisamente più violata della nostra».

Dovremmo quindi scendere in piazza noi maschi e, al buon cuore delle nostre compagne, semmai farci accompagnare, come tremuli errabondi che non riescono a camminare da soli quando si tratta di riflettere sui rapporti con l’altro sesso. Soprattutto nel momento in cui il senso del ridicolo comincia a prendere forma compiuta, battendoci timidamente sulla spalla e avvertendoci che siamo davvero fuori registro rispetto a un’età non proprio giovanissima.
E se l’amico Fritz di anni ne ha 74 ed è quindi evidentemente patologico nelle sue oniriche visioni femminili, noi che ne abbiamo qualcuno meno cerchiamo – se ancora si può – di recuperare un filo di opportuno decoro. E mica allineandoci a degli smutandati ferrariani che vogliono capovolgere il senso delle cose e della realtà.
Un’occasione per riflettere c’è, andare al cinema e gustarsi il delicato Gianni e le donne. No, non “Silvio e le donne”, ma Gianni e le donne.  

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