Quarantamila auto in meno nel 2011 di Mirafiori

Quarantamila auto in meno nel 2011 di Mirafiori

«Mirafiori è centrale per Fiat». Così Sergio Marchionne, amministratore delegato della casa automobilistica torinese, commentava nel maggio 2009 le indiscrezioni intorno al futuro dello storico stabilimento produttivo. Le previsioni contenute nei piani operativi di gennaio 2011 del Lingotto, che Linkiesta ha ottenuto, dicono però il contrario. Il lento declino dello stabilimento torinese era nell’aria già dalla metà del 2009. Tuttavia, se per gli impianti italiani (Mirafiori, Melfi, Termini Imerese, Pomigliano D’Arco, Cassino) il 2010 è stato all’insegna della flessione, il 2011 registrerà un incremento di circa 13mila vetture l’anno. Due le certezze. La prima è che per ora su Mirafiori non c’è una concreta alternativa per la Linea 1, quella di Punto Classic, Idea e Musa, e la Linea 3, quella della Multipla. Versati i soldi, come ha spiegato Automotive news, rimangono i dubbi sull’effettivo successo commerciale che potrebbe avere il previsto suv Alfa Romeo. La seconda è che stentano ad arrivare i nuovi modelli.

Il 2011 di Fiat. Mentre si discute su Mirafiori, il 2011 degli stabilimenti italiani di Fiat vedrà un aumento della produzione. Dalle 558mila vetture del 2010 si passerà alle 571mila dell’anno in corso. Per ora, l’incognita rimane il sito torinese. La produzione degli scorsi 12 mesi è stata di 123mila automobili, ma nel 2011 si prevedono 83mila unità. Esaurita la vita commerciale di Multipla e Punto model year 2008, attualmente non ci sono reali alternative, sebbene si continui a parlare di un fuoristrada sportivo targato Alfa Romeo, capace di portare la produzione a 280mila veicoli. Il destino di Cassino, considerato dal Lingotto come l’impianto più virtuoso d’Italia, salirà fino a quota 182mila vetture dopo aver chiuso il 2010 con un volume di 124mila unità. Il merito è della Alfa Romeo Giulietta, che passa da 46mila a 100mila vetture l’anno. In questo modo Fiat ha sopperito alla scomparsa della linea produttiva della Croma, in attesa di collocare un nuovo prodotto, probabilmente basato sulla piattaforma della Chrysler 200. Termini Imerese, invece, scenderà ancora. Le 49mila autovetture create nel 2010 saranno dimezzate e l’intero sito andrà verso un ridimensionamento completo. Se per la fabbrica siciliana il destino produttivo è ormai definito, per Melfi il 2011 vedrà quasi 20mila unità in più rispetto al 2010, fino a raggiungere quota 261mila. L’aumento deriva dalla performance della Grande Punto Evo, che salirà fino a 203mila vetture dopo un 2010 con 189mila auto prodotte. Invariato il ciclo di lavorazione di Pomigliano D’Arco, sempre fermo a quota 20mila veicoli l’anno. In calo di 6mila vetture, per una produzione complessiva di 11mila unità, l’impianto serbo di Kragujevac. Saranno invece 20mila le auto in più prodotte a Ranjangon, in India. In crescita anche il sito polacco di Tychy, i cui volumi passeranno dalle 534mila vetture del 2010 alle 563mila dell’anno in corso.

Le aspettative (disilluse) sull’Italia. A giugno 2009, secondo i piani operativi Fiat, le previsioni erano di un sensibile incremento della produzione per gli impianti italiani. I cinque siti presenti sul nostro territorio avrebbero dovuto chiudere il 2009 a quota 634mila vetture prodotte. E nel 2010 doveva esserci il boom, con circa 784mila automobili nascenti. Nello specifico Mirafiori era l’unico stabilimento in cui era programmata una flessione dei volumi, che sarebbero passati da 172mila auto a 141mila. Di contro, Cassino sarebbe cresciuta da 110mila a 198mila unità, Termini da 47mila a 85mila, Melfi da 265mila a 320mila. Unico impianto invariato, nelle intenzioni del Lingotto, doveva essere Pomigliano, fermo a 40mila pezzi sia per il 2009 sia per il 2010. Sul fronte internazionale, Tychy avrebbe dovuto rallentare a quota 43mila veicoli, dai 588mila del 2009 ai 545mila dell’anno appena concluso. Tendenza inversa per lo stabilimento serbo di Kragujevac che sarebbe cresciuto di 2mila unità, da 14mila a 16mila, e per il sito indiano di Ranjangon, da 46mila a 54mila.

Le stime totali del Lingotto. Sul versante della produzione globale per gli stabilimenti italiani, le previsioni di Fiat del 2009 sono state del tutto disattese. Se i volumi per il 2009 dovevano essere pari a 634mila automobili, il Lingotto aveva ipotizzato una crescita fino a 784mila unità. Erano ancora attivi gli incentivi auto, ma Torino aveva già in ipotesi di una flessione produttiva. «Esistono alternative per garantire i volumi di produzione», ha detto Marchionne nel marzo 2009, anticipando la fine del meccanismo di sostegno alle vendite. In realtà, come si evince dai piani operativi, la contrazione era nell’aria, indipendentemente dalla presenza degli incentivi. Il registro non è mutato nemmeno per l’anno appena concluso. I piani operativi di inizio 2010 aveva previsto 650mila vetture per i siti italiani. Il costante calo della domanda, sia sul fronte interno sia su quello europeo, ha però ridotto le aspettative di Fiat. Nello scorso luglio, la prima revisione delle stime: per i cinque stabilimenti italiani la produzione generale sarebbe stata di 575mila vetture. A fine 2010, invece, i volumi non hanno superato le 560mila unità.

Il futuro. Il dilemma maggiore per Marchionne e per il gruppo Fiat è la penuria di nuovi progetti. Sul piatto delle uscite future ci sono la nuova Ypsilon, già calendarizzata, e i modelli derivanti dall’acquisizione di Chrysler Group. In Italia arriveranno quindi i rebranding del crossover Dodge Journey, oltre a quello della Chrysler 300, rinominata sul mercato italiano Lancia Thema. Oltre a qualche restyling, vedasi Panda, in cantiere non ci sono novità. Accantonata per ora la nuova Topolino, cioè l’anti Smart, rimane in cantiere solamente la prossima Grande Punto, prevista per il 2014. Il percorso che porta all’erede del bestseller di casa Fiat è però colmo di ostacoli. In primis lo stabilimento di destinazione. I vertici del Lingotto sono soddisfatti della qualità di Melfi, ma è possibile che fra tre anni Torino decida di delocalizzare in India, dove già nel 2011 saranno prodotte quasi 17mila Grande Punto. L’India, peraltro, servirà da piattaforma produttiva per provare ad aggredire sia il mercato indiano che quello cinese. Inoltre, l’indebitamento pesa ancora troppo sui bilanci di Fiat. In un report di inizio gennaio il Credit Suisse ha stimato che per il 2011 il debito della casa torinese si attesterà a 4,5 miliardi. Troppo per pensare nel breve termine al lancio di modelli creati ex novo. 

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