Torna Giuliano, geniale ma un filo piagnucoloso

Torna Giuliano, geniale ma un filo piagnucoloso

Un teatro, una piazza, un bersò. C’è qualcosa da riempire nei pensieri di Giuliano Ferrara, anima inquieta di quel berlusconismo che da sempre occupa un altrove di maniera, rispetto ai lustrastivali dominanti che presidiano l’aria del Cav. senza dargli un attimo di respiro. Per sottrarre il vecchio amico all’abbraccio mortale delle mitragliette tacco 12, il direttore del Foglio ha intrapreso la sua personalissima battaglia del pensiero che vedrà forma compiuta sabato mattina al Dal Verme, antico cine-teatro milanese.

C’è di mezzo la mutanda in tutto questo, braga calata su un moralismo spinto che secondo il direttore del Foglio ha assunto toni da puritanesimo inaccettabile (vedi Palasharp), così che saranno proprio 150 mutande d’ogni colore a far da contorno scenografico a questa manifestazione di libertà. Ferrara rivela anche qualche nome come Zanicchi, Martino, Sallusti, Ostellino, Bordin e altri che ci saranno, insomma gente variamente berlusconiana, dice lui (e chissà se l’ex direttore del Corriere gradirà), “unita dallo stesso disgusto per questa crociata puritana e giacobina”.

Fin qui, il Giuliano Ferrara che chiama alla mobilitazione. Mobilitazione minoritaria com’egli stesso declina, nel senso di «un pezzettino d’Italia indisponibile a darla vinta» a quelli là del Palasharp. Ci sarebbe da sorriderne per l’assunto, ricordando a noi stessi e a chi ha la bontà di leggerci che la destra, in questo Paese, è ampiamente maggioritaria e dunque la provocazione un filo marinettiana del consigliere del Cav. non ha davvero una fiera ragione di esistere. Si evoca spesso la forza delle urne, quel responso popolare che giustifica e legittima – sempre e comunque – ogni azione politica. E la destra ha vinto bene, benissimo alle ultime elezioni e probabilmente rivincerà le prossime, di che cosa si lagna ora?

Per definizione, il potere non si lamenta, non piagnucola, non querela (ricordate D’Alema con Forattini?), e sopporta con serena rassegnazione ogni reazione dei perdenti, anche la più scomposta, valutandola con la misericordia dei forti. Vogliamo forse dire che l’attacco dei magistrati, quest’ultimo a cui Ferrara dedica parole infuocate, è poi questa grande novità sul mercato della politica? Sono diciassette anni che va avanti così, oggi è Ruby, ieri Mills, l’altro ieri il simpatico avvocato Previti, insomma i quattro salti in padella di uno scontro infinito.

E poi sul Palasharp. Faceva sì, una certa impressione vedere Zagrebelsky, dotto professore sabaudo, prestato negli anni alle istituzioni, mettersi lì nella bolgia del “Silvio dimettiti” con la sua ben nota eleganza. C’era proprio bisogno, professore? E c’era bisogno di trascinare (o farsi trascinare, secondo qualcuno) un giovinetto innocente di tredici anni a esibire gli esili muscoli di un antiberlusconismo lontano dal suo tempo? Giusto per la precisione: qui a Linkiesta alle 18.09 di quel sabato abbiamo percepito che qualcosa non andava in quell’esibizione adolescenziale e ne abbiamo subito parlato.

Abbiamo giracchiato un po’ alla Camera in cerca di riscontri e sottoposto ai parlamentari (alcuni, mica tutti che il tempo non c’era) un piccolo quesito sull’opportunità di riempire una piazza, un teatro, un bersò per dire basta a moralisti e puritani di sinistra. Abbiamo onestamente specificato che l’ombrello protettivo di quella manifestazione sarebbe stato proprio l’Elefantino, come da editoriale in prima sul Foglio. Ebbene, caro Ferrara, adesso le dobbiamo girare – delusi e un po’ sorpresi – un risultato povero e una classifica che langue. Nel senso che persino Osvaldo Napoli, agguerritissimo pidiellino che ogni mattina alle 8.15 ha letto almeno una decina di giornali e dalle 8.20, edotto sui fatti, è in grado di sparare con cognizione su tutto, ci ha risposto: «Ma no, adesso dobbiamo stare buoni, ci pensa già la sinistra ogni giorno a regalarci consenso. Che senso ha manifestare e su cosa, per carità».

E così, caro Ferrara, Salvatore Cicu, e la brava Lorenzin che considera che un problema c’è ma «lo si risolva in un’agorà virtuale», e poi Tortoli che ha un sacco di dubbi, il mite Stagno D’Alcontres e persino l’ottimo sindaco di Brescia, Adriano Paroli, già deputato azzurro nel ’94, che non ama le manifestazioni, e invece preferisce virare sulla debolezza umana del Cav., in fondo apprezzandola: «L’altro giorno, essendo anch’io avvocato, mi ha convocato per quella cena, diciamo così, di categoria. Mi ha fatto piacere e ci sono andato. Ebbene, a un certo punto, Berlusconi ci ha guardato in faccia e riferendosi ai racconti che circolano su di lui, ci ha detto con un filo di malinconia: “Ma ragazzi, lo sapete che se non invito a casa mia qualche ragazza, io il sabato sono completamente solo. So-lo”…»

Insomma, sabato si compirà il paradosso dei forti che si trasformano in deboli e vessati. È come al solito un’idea del geniale Ferrara. Magari un po’ piagnucolosa, ma pur sempre geniale.  

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