L’effetto Osama non arriva sui mercati

L’effetto Osama non arriva sui mercati

Doveva essere il grande giorno per i mercati finanziari mondiali. Si è rivelato un mezzo flop. L’accoglienza della morte di Osama bin Laden, leader di Al Qaeda, sulle Borse mondiali è stata tiepida. Nei primi istanti successivi alla notizia, il prezzo di petrolio e oro hanno registrato un sensibile declino, salvo poi tornare sui livelli di apertura. Stessa tendenza per i mercati valutari, con un dollaro molto altalenante. Colpisce l’incremento del 5,4% dell’indice Vix, il barometro della volatilità, uno degli indicatori dell’incertezza degli operatori. L’effetto Osama non sortisce quindi gli effetti sperati dal presidente Usa Barack Obama.

In mattinata Tokyo aveva lasciato ben sperare per Europa e Stati Uniti. Subito dopo l’annuncio del presidente Obama, l’indice Nikkei 225 aveva registrato un aumento dell’1.6%, chiudendo oltre i 10mila punti per la prima volta dall’11 marzo scorso, il giorno del terremoto nella regione di Sendai. Il listino asiatico globale MSCI Asia Pacific Index ha registrato un aumento dello 0,7% dopo la notizia, uno dei maggiori degli ultimi tre mesi. Tutto lasciava presagire una giornata di grandi realizzi. E invece no. L’entusiasmo, visibile anche dall’andamento dei futures sugli indici statunitensi Dow Jones e S&P 500, è stato smorzato all’apertura delle piazze finanziarie europee.

Con la Borsa di Londra chiusa per il Bank Holiday, le piazze europee hanno tentato il colpaccio sull’onda di Osama, ma gli scambi non hanno prodotto i risultati sperati. Francoforte ha chiuso con un aumento dello 0,24% del Dax 30 , mentre Parigi ha terminato la seduta in crescita dello 0,13% sul Cac 40. Milano praticamente ha chiuso in parità, con l’indice FTSE Mib in calo dello 0,09 per cento. Di contro, gli Stati Uniti stanno performando sia con il Dow Jones sia con lo S&P 500 intorno +0,20 per cento. Troppo poco rispetto alle previsioni.

Singolare è stato il percorso dell’indice Cboe Spx Volatility Index (Vix), lo spettro della paura degli operatori finanziari. Dopo una serie di sedute in costante declino, nonostante il clima di incertezza che ancora vige sulle piazze mondiali, all’annuncio di Obama ha cominciato a riprendere la sua corsa al rialzo. Attualmente l’incremento è del 5,4 per cento, ma non è escluso, dato il forte movimento rialzista, che possa chiudere anche a un livello più elevato.

Diverso il discorso per il mercato valutario. Il dollaro, a seguito della notizia della morte di Osama, ha guadagnato terreno rispetto le altre divise mondiali. Nel cross contro lo yen il movimento più significativo. Il biglietto verde nella prima mattinata passava di mano a 81,48, contro gli 81,15 di venerdì scorso. Peccato che poi nel pomeriggio abbia nuovamente perso posizioni, attestandosi di poco sopra quota 81. Il maggior vincitore della giornata valutaria, per ora, sembra essere l’euro. Nonostante la crisi europea dei debiti sovrani stia mordendo ancora e la notizia proveniente da Washington, alle 17 la moneta dell’Eurozona era a quota 1,4895 contro il dollaro americano, +0,58 per cento. Sempre nelle prime ore della mattina europea, la divisa yankee passava di mano a 1,479 euro. In calo anche le quotazioni del cross dollaro-franco svizzero, in calo dello 0,2 per cento.

Sul fronte delle commodity, le materie prime, le oscillazioni maggiori si sono verificate su due segmenti in particolare, petrolio e oro. Il greggio, dopo la notizia dell’uccisione di Osama, ha declinato vistosamente, salvo poi tornare al rialzo. Nel momento in cui scriviamo la quotazione del futures sul brent è tornata a ridosso dei 126 dollari al barile, con un aumento dello 0,08 per cento. Di contro il West Texas Intermediate (Wti) si è riposizionato sopra quota 114 dollari al barile, con un incremento intraday dello 0,33 per cento. È durato poco quindi l’effetto Osama sulle materie prime. Il momento di inversione della tendenza si è avuto nel momento in cui è stata smentita la presenza di una foto del cadavere del leader di Al Qaeda, prima battuta dalla tv pachistana e poi rettificata dal Pentagono.

Come per il greggio, anche l’oro ha avuto un movimento altalenante. Dopo un’ottava in cui si è registrato il nuovo massimo storico a 1.577,70 dollari, il bene rifugio per eccellenza ha contratto la propria quotazione a 1.540,18 dollari l’oncia nella seduta odierna. Dopo poche ore, la risalita. In questo istante il metallo giallo veleggia intorno a quota 1.570 dollari per oncia nel mercato World spot, con un aumento dello 0,40% intraday.

Il responso dei mercati è stato quindi più cauto delle parole di Washington. Eppure Jim O’neill, numero uno di Goldman sachs asset management, ha commentato molto positivamente la morte di Osama in una mail ai suoi clienti. «La conseguenza immediata sarà un riposizionamento al rialzo delle piazze finanziarie statunitensi e globali. È venuto meno un importante fattore di rischio, ma c’è il rischio che possa diventare un martire». Forse è proprio questo il timore che hanno gli operatori. Poco hanno giovato le dichiarazioni entusiastiche della Casa Bianca e del Pentagono. L’America festeggia la morte di Osama, i mercati no.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

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