Rivoluzione Connecticut, giorni di malattia retribuiti

Rivoluzione Connecticut, giorni di malattia retribuiti

NEW YORK – Tutela dei lavoratori transessuali, riconoscimento dei giorni di malattia retribuiti, estensione delle tasse scolastiche per residenti agli immigrati clandestini, programma di rilascio anticipato dei condannati per pene minori e depenalizzazione per il possesso di piccole quantità di marijuana. A leggere tutto di un fiato, ci si immagina di essere in un paese scandinavo o dintorni. A passare questi progetti di legge, con una votazione dall’esito abbastanza scontato, sarà, invece, lo stato del Connecticut dove i democratici hanno una larga maggioranza, tanto da controllare entrambe le camere e poter contare, dunque, su un epilogo senza troppi scossoni o colpi di scena.

Mentre la gran parte degli Stati impegnati nelle elezioni di mid term lo scorso novembre si scoprivano repubblicani o “nuovamente” repubblicani, il piccolo Stato a nord di New York rafforzava la sua maggioranza democratica gettando così le fondamenta per una riforma sociale di altissimo profilo e, soprattutto, per l’approvazione, primo Stato in tutto il paese, del provvedimento che prevede il riconoscimento dei giorni di malattia retribuiti per i lavoratori. Non è una novità, d’altronde, che il Connecticut abbia fatto registrare primati di grande significato: nel 2009, ad esempio, superando persino l’ostacolo costituito dal diritto di veto esercitato dall’allora governatrice M. Jodi Rell, i democratici riuscirono a far passare il cosiddetto SustiNet, la prima riforma sanitaria statale comprensiva dell’opzione pubblica, vale a dire assicurazioni sanitarie a bassissimo costo offerte dallo stato. Quello cioè, che in sede congressuale, non era riuscito a Obama che aveva dovuto ripiegare su una versione senza l’opzione pubblica.

E ora la “rivoluzione” passa attraverso i lavoratori e il loro “diritto” ad essere retribuiti, se assenti per cause di salute. Certo il provvedimento, che potremmo definire “satellite”, al momento, impone l’obbligo solo alle compagnie con più di cinquanta impiegati, tagliando fuori, quindi, un gran numero di lavoratori impiegati in piccole società, ed è esclusivamente pensato per i lavoratori “ad ore” che potranno usufruire di cinque giorni di malattia all’anno. Certo, detta così sembra una cosa piccola ma se si considera che in nessuno Stato americano esiste nulla di simile, allora si comprende che siamo di fronte a una “pietra miliare”. Inoltre, per quanto “limitato”, il provvedimento interesserà fra i 200 mila e i 400 mila lavoratori compresi camerieri, cassieri, cuochi di fast food e parrucchieri.

Prima di quelli del Connecticut, solo gli abitanti di città come San Francisco, Washington DC e Milwaukee potevano contare su una legislazione simile che, intanto, è ancora al vaglio del governo locale in Stati come la California, il Massachusetts e in città come Philadelfia e Denver. Non ci sarebbe, dunque, da stupirsi se questi processi in “sospeso” ottenessero ora la spinta necessaria a una soluzione positiva proprio partendo dall’esempio del Connecticut.

Al momento circa 40 milioni di lavoratori americani non hanno diritto, da contratto, a un solo giorno di malattia. Per non parlare di quelli che, in stati come l’Arizona, vengono addirittura puniti se si assentano troppo spesso per malattia (non retribuiti, peraltro), tanto da rischiare il licenziamento in tronco.

I Repubblicani si sono, prevedibilmente, opposti al provvedimento additando i costi che peseranno sulle casse dello stato, ma la risposta democratica è tutta nei tagli messi in atto in altri settori e in un aumento delle tasse per i più benestanti.

Importanti anche i provvedimenti relativi alla protezione dei transessuali e alla depenalizzazione della marijuana; simili, tuttavia, a quelli già approvati anche in altri stati come i vicini Massachusetts e New York. Sempre con il super liberal Massachusetts, poi, il Connecticut condivide anche l’aver legalizzato i matrimoni fra persone dello stesso sesso; anche la California faceva parte della lista ma, come si sa, il referendum del 2008 spazzò via la legge precedentemente approvata. La ratifica di questo “pacchetto di riforme sociali” potrebbe, inoltre, essere visto come un micro test per i democratici in vista delle prossime elezioni del 2012 in cui, sebbene sara’ l’economia a farla da padrona, non mancheranno dibattiti accessi su questo tipo di questioni. 

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