Post SilvioLa spiegazione di Giulio Tremonti: ero semplicemente ospite

La spiegazione di Giulio Tremonti: ero semplicemente ospite

«La mia unica abitazione è a Pavia. Non ho mai avuto casa a Roma. Per le tre sere a settimana che normalmente – da più di quindici anni – trascorro a Roma, ho sempre avuto soluzioni temporanee, prevalentemente in albergo e come ministro in caserma. Poi ho accettato l’offerta fattami dall’on. Milanese, per l’utilizzo temporaneo di parte dell’immobile nella sua piena disponibilità e utilizzo. Apprese oggi le notizie giudiziarie relative all’immobile, già da stasera per ovvi motivi di opportunità cambierò sistemazione».

Questo è il comunicato ufficiale di Giulio Tremonti, diramato dal Ministero. Il comunicato 101, delle 21.55 del Ministero del Tesoro. Messa agli atti e con tempo da record, qui in Italia. Pensate che a Linkiesta stavamo giusto per mettere in pagina un articolo che si chiedeva quanto ci mettesse il Ministro dell’economia a spiegare quel che emergeva dalle indagini di Woodcock.

È un lombardo, e lo dice subito, un valtellinese ormai trapiantato a Pavia: dove sta l’unica abitazione riconosciuta a se stesso da un politico che lavora a Roma ormai da vent’anni. Stabilmente. Ma per le regolari e perduranti trasferte romane, in passato, Tremonti si è sempre avvalso di alberghi, o caserme: così spiega. «Poi» – in un momento temporale imprecisato – ha accettato un’offerta: da Marco Milanese. Che gli avrebbe proposto «l’utilizzo temporaneo di parte dell’immobile nella sua piena disponibilità e utilizzo». Tremonti, insomma aveva le chiavi e faceva “come fosse a casa sua” almeno «in una parte dell’immobile», almeno “per il momento”. Milanese, deteneva l’immobile (a titolo contrattuale, si direbbe, ma Tremonti qui non si addentra: in fondo sono affari di Milanese).

E Milanese, essendone il titolare ne aveva «piena disponibilità e utilizzo»: ne aveva insomma, giuridicamente, il possesso. Ci stava regolarmente quand’era a Roma? O solo ogni tanto? “Andava e veniva come fosse a casa sua”, anche lui? Tremonti se ne guarda bene dal dirlo. Sempre affari di Milanese, mica del suo capo che abitava proprio lì.

La cosa che importava dire a Tremonti, a bocce ancora in movimento, è: tutto regolare, niente di illecito, da parte del ministro. Stava a casa di un suo collaboratore, che pagava regolarmente un oneroso affitto. Questi aveva le chiavi della casa, e andava e veniva a suo piacimento. Era del resto a casa “sua”. Certo, quei lavori non pagati che emergono dalle carte della strana inchiesta napoletana qualche domanda la pongono. Come mai un’azienda che non ha ricevuto i 200mila euro dovuti, ad esempio, non li ha chiesti, o così risulterebbe agli inquirenti?

E certo sorprenderà scoprire che a fare i lavori fosse Edil Ars, di Angelo Proietti, società che ha ottenuto appalti dalla Sogei, a sua controllata dal dicastero delle Finanze e in passato finita anche nel mirino di alcuni accertamenti della stessa Guardia di Finanza, corpo di appartenenza, proprio, di Marco Milanese. 

Ovviamente il Ministro ha tolto l’ingombro. «Apprese oggi le notizie giudiziarie relative all’immobile, già da stasera per ovvi motivi di opportunità cambierò sistemazione». Di notizie di inchieste giudiziarie, su Marco Milanese, ne circolano da qualche mese. E Tremonti, leggiamo, vi avrebbe preso una parte attiva nel dialogare con la magistratura inquirente. Da quella casa, insomma, poteva anche andarsene un po’ prima che venisse rivelato che lui ci abitava.

Ma nella Tremonti’s version – ormai lo sappiamo – sono affari di Milanese. Quello che gli dava casa quando lui stava a Roma. 

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