Koch Bros, i miliardari cattivi che fanno la guerra a Obama

Koch Bros, i miliardari cattivi che fanno la guerra a Obama

NEW YORK – «La prossima campagna elettorale sarà la madre di tutte le guerre perché noi abbiamo Saddam Hussein». Non potevano immaginare, i fratelli Koch, che fra i multi miliardari accorsi al seminario da loro organizzato lo scorso giugno, ce ne fosse qualcuno un po’ ribelle che, sfidando le rigidissime regole di segretezza imposte ai partecipanti, registrasse alcuni interventi, per poi darli alla rivista Mother Jones che li ha pubblicati in questi giorni. Che Charles e David Koch, leader di Koch Industries seconda compagnia privata più grande degli Stati Uniti (in base a dati Forbes relativi al 2008), fossero dei repubblicani di destra opposti alla presidenza di Obama, era cosa abbastanza nota, così come nota era la loro intensa attività per raccogliere fondi da destinare agli esponenti del Tea Party: negli ultimi anni, infatti, il loro legame con la politica era divenuto via via più intenso rivelandosi addirittura economicamente determinante per alcuni candidati della destra alle ultime elezioni di medio termine. In particolare, i due magnati del petrolio avevano puntato su figure di politici disposti, se eletti, a combattere all’interno del Congresso, la politica “verde” auspicata dal presidente.

Così, per reclutare nuovi adepti e far aprire il portafogli ai paperoni a stelle e strisce, i Koch si sono inventati dei seminari di super lusso, con cadenza semestrale, organizzati nei posti più esclusivi del paese e con una regola fondamentale: il rispetto assoluto della privacy. Solo che, questa volta, qualcosa non ha funzionato a dovere e, senza neppure dover ricorrere a Wikileaks, Mother Jones ha potuto trascrivere la registrazione audio in cui Charles Koch si riferisce al presidente degli Stati Uniti chiamandolo come il dittatore iracheno e promettendo una battaglia senza esclusione di colpi pur di cambiare inquilino alla Casa Bianca. Affermazioni che nemmeno commentatori del calibro di Glenn Beck, sempre all’attacco contro l’attuale amministrazione, si erano mai lasciati sfuggire, almeno non in maniera così chiara. Tanto che Jim Messina, responsabile della campagna elettorale 2012 di Obama ha inviato una mail a tutti i simpatizzanti dicendo che di fronte a tali esternazioni bisognerebbe essere indignati. E preoccupati.

Messina, ovviamente, con la sua email coglie anche l’occasione per chiedere una sottoscrizione di almeno 5 dollari perché, spiega «voi siete gli unici che potete fermarli» arginando l’impatto delle cifre miliardarie che verranno spese nella prossima campagna elettorale. Sempre nella serata “incriminata” e registrata, infatti, l’audio consente di risalire chiaramente ai nomi dei sostenitori miliardari che, durante il seminario, cosi’ come in altre occasioni, hanno staccato assegni per cifre da capogiro, superiori al milione di dollari. Fra questi, si trovano alcuni “volti noti” del panorama dei conservatori come John Child, definito in più occasioni come “il bancomat dei repubblicani’ o l’italo americano Dino Cortopassi o ancora Rich DeVoses proprietario degli Orlando Magic di pallacanestro, tutti uniti dal desiderio di rimandare il “dittatore” Obama nella sua Chicago. D’altro canto, se si fa il nome dei fratelli Koch è facile immaginare che si abbia a che fare con cifre vertiginose: la loro fortuna, infatti, li rende i terzi più ricchi d’America, preceduti solo da Bill Gates e Warren Buffett.

David e Charles, tuttavia non sono noti solo per i loro miliardi ma anche per il fatto che le loro industrie sono state indicate, da uno studio dell’Università del Massachusetts, come una fra le dieci compagnie più inquinanti del paese e Greenpeace si riferisce a loro come ad un «perno fondamentale della negazione dei mutamenti climatici». In un articolo pubblicato lo scorso anno dal New Yorker, Jane Mayer, traccia un quadro inquietante dell’enorme potere dei Koch e di come questo potere sia indirizzato, in maniera costante e “scientifica”, nel combattere una guerra personale contro Barack Obama. Sebbene, infatti, il loro impegno contro i leader democratici sia stato sempre di peso, come già durante la presidenza di Bill Clinton, ora i due industriali sembrano ancora più determinati a garantire linfa vitale alla parte politica più estremista del paese, quella di Michelle Bachmann tanto per capirci.
Intanto, alla luce delle ultime rivelazioni, i Koch, rompendo una certa predilezione per il “no comment”, rimandano le accuse al mittente smentendo che il termine “Saddam Hussein” sia stato usato per indicare Obama e tornano a lamentarsi della stampa “radicale”, come sono solito fare gli imprenditori prestati alla politica, sebbene dietro le quinte. 

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