Post SilvioNo alla violenza. Punto.

No alla violenza. Punto.

Abbiamo raccontato, con costanza, quanto questa manovra del governo faccia male al paese. E proviamo ad accompagnare ogni giorno la nostra comunità di lettori che cresce in questo momento difficile: in un paese che non cresce più, che sta scivolando fuori dall’Europa che conta e decide, che deve aspettare l’aiuto dei tedeschi o dei cinesi. Abbiamo raccontato – e a tratti condiviso – la rabbia di un paese che non si sente governato.

Per questo, proprio per questo, le immagini che abbiamo visto oggi fuori da Montecitorio, le bombe carta esplose da manifestanti violenti ci lasciano attoniti e arrabbiati. Per quel che conta, le condanniamo senza dubbi e senza distinguo. Sono atti criminali e pericolosi, che rendono torbido il quadro e ancora più incerto un futuro prossimo già complicato.

Mentre in aula e in parlamento procedeva il tortuoso iter della manovra, alcune decine di manifestanti violenti, fuori, lanciavano una decina di bombe carta e perfino un cuore di vitello. Potremmo spendere un po’ di sociologia spicciola per dire cosa c’è in questa “protesta”: c’è il malessere di un paese impaurito, o l’ambizione a rappresentarlo? C’è il disprezzo per la classe politica italiana che tracima oltre il limite – già massimo – dell’insulto? C’è la memoria – per molti neanche diretta – di quell’epoca criminale (ma ammantata di retorica eroica) in cui la violenza era una variabile della lotta politica? C’è il qualunquismo che diventa esplosivo? C’è tutto questo forse, e c’è anche sicuramente altro. C’è in ogni caso una violenza strisciante che non può essere giustificazione.

Il punto, però, non è questo. C’è – ed è sicuro – un approccio violento alla battaglia politica che non possiamo accettare. Non possiamo considerare neanche come oggetto di discussione. Possiamo solo dire che non ci piace per niente, e che va condannato politicamente prima che dalla polizia e dalla magistratura. Non basta invece – come ha fatto il leader del Pd Pier Luigi Bersani – cavarsela con frasi allusive sul malcontento che circola e serpeggia. Anzi, fossimo in lui non perderemmo altro tempo e diremmo chiaramente due parole, ma dure, di condanna.

E non c’è solo una condanna di principio, assoluta, in quel che scriviamo. C’è una costernazione raddoppiata dal momento in cui viviamo: un momento difficile, durissimo, ma in cui si sente, si respira, una voglia di cambiamento e di partecipazione che non può essere neanche scalfita da quanto successo oggi. Riceviamo ogni giorno decine di mail e telefonate che, nel nostro piccolo, dicono di un’ebollizione positiva. Tutti sono preoccupati, ma molti pensano a fare qualcosa, a ricostruire.  

L’indignazione che ci piace genera proposte, idee, mobilitazione: in altre parole, insomma, genera politica. Quella che si aggirava oggi attorno a Montecitorio, fatta di poche decine di persone, ci ha ricordato il titolo di un bellissimo libro di Corrado Stajano: L’italia nichilista. Questo paese non ha bisogno di nichilismo, non gli servono pochi delinquenti che hanno voglia di distruzione. Ha bisogno di idee, teste, volontà e di confronti anche duri tra generazioni, visioni e interessi. Difendiamo il diritto a litigare per questo paese: e speriamo di non dover mai più scrivere di quattro imbecilli che si avvicinano alla politica con le bombe carta in tasca.