Cave e autostrade: la ragnatela di Locatelli in Lombardia

Cave e autostrade: la ragnatela di Locatelli in Lombardia

In principio è stato l’ex assessore lombardo all’ambiente Marco Pagnoncelli: uomo forte del Pdl a Bergamo è saltato nel 2008 sul piano cave della sua provincia. Un pesante conflitto di interessi per l’attuale delegato del presidente Formigoni alle relazioni con gli enti locali: da una parte come assessore decideva le quote da destinare all’escavazione (ogni provincia ha la sua quota ma la decisione spetta al consiglio regionale e alla giunta) e dall’altra come imprenditore godeva di quelle stesse quote. Il conflitto di interessi fu però scoperto dai Verdi di Bergamo nel lungo iter di approvazione (quasi 3 anni) per l’estrazione della sabbia e della ghiaia necessari alle infrastrutture e alle costruzioni.

Da quanto ricostruito dall’ex consigliere regionale Marcello Saponaro «Marco Lionello Pagnoncelli e il gruppo Locatelli, nelle persone di Pierluca Locatelli e della Locatelli Geometra Gabriele Spa avevano rapporti consolidatisi in società partecipate da familiari dell’assessore (anche durante il periodo di sua presenza in Giunta regionale). Pagnoncelli risultava infatti procuratore sociale e direttore tecnico della Spi srl, società con sede presso il suo stesso ufficio e di proprietà formale dei suoi due fratelli, che partecipa insieme al gruppo Locatelli ad altre società». Così dopo una lunga battaglia sui banchi del consiglio regionale è arrivata la decisione, a luglio 2008, di dimettersi da responsabile dell’ambiente.

Il gruppo Locatelli aveva e continua ad avere grossi interessi nel piano cave di Bergamo: direttamente o tramite società partecipate, ha il diritto a scavare 5,8 milioni di metri cubi più 3,5 milioni di riserve. Su un totale di 57 milioni di metri cubi. Ora è toccato ad un altro membro del Pdl lombardo, Franco Nicoli Cristiani, ed ex assessore lombardo all’ambiente per dieci anni, finire in un’inchiesta della Procura di Brescia. Pesanti le accuse: corruzione e traffico illecito di rifiuti. E in mezzo sempre la stessa società: la Locatelli.

Alla base delle indagini ci sarebbe infatti una tangente per «ammorbidire» i controlli. Secondo l’accusa Nicoli avrebbe ricevuto 100mila euro dal gruppo Locatelli per velocizzare le pratiche di autorizzazione della discarica di Cappella Cantone (una ex cava in provincia di Cremona destinata a sito di stoccaggio dell’amianto proveniente da tutta la regione) e un’altra mazzetta sarebbe arrivata al coordinatore dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) Giuseppe Rotondaro per allentare i controlli sui due cantieri dell’autostrada Bre.Be.Mi, ora sequestrati. Come sottofondo stradale la Locatelli avrebbe utilizzato rifiuti speciali e pericolosi, tra cui cromo esavalente. La Regione Lombardia è sempre sullo sfondo perchè Arpa è controllata e nominata direttamente dal Pirellone.

Un anno fa un’inchiesta simile vedeva coinvolta la Locatelli nella provincia di Brescia. Sotto sequestro il cantiere della tangenziale di Orzivecchi dove venivano usati rifiuti per fare il sottofondo stradale. I sindaci dei comuni interessati dalla strada avevano denunciato alla magistratura che il materiale utilizzato era composto quasi interamente da scorie grigie, ricoperte da un sottile strato di sabbia. I lavori, da 9 milioni di euro, erano stati appaltati dalla Provincia alla ditta bergamasca Origini srl, e sono stati eseguiti dalla Locatelli spa. Le due ditte avevano infatti costituito l’unione temporanea di imprese «Origini Asfalti Locatelli». E con gli arresti di oggi si aggiunge un’altra “macchia” alla reputazione della società bergamasca attiva nelle costruzioni, cave e attività immobiliari.

Ma c’è anche l’ombra delle infiltrazioni della mafia nelle grandi opere del Nord. Il gruppo Locatelli nel 2009 è già stato infatti pizzicato dall’antimafia sui cantieri dell’alta velocità in Lombardia: un manager della Locatelli Spa spiegava ai fratelli Marcello e Romualdo Paparo, originari di Isola Capo Rizzuto, come eludere la normativa antimafia sui subappalti. Per i dipendenti della Locatelli intervenne la prescrizione, i Paparo furono assolti dall’associazione mafiosa, ma condannati per possesso di armi e aver ordinato il pestaggio di un dipendente ribelle. Con gli arresti di stamattina la Direzione distrettuale antimafia non potrà fare a meno di notare quell’intercettazione in cui il manager di Locatelli consigliava a Paparo della ditta P&P: «sui camion schiaffaci due adesivi della Locatelli, così le ferrovie non dicono niente». Aggirata così in un sol colpo la famosa legge antimafia.


michele.sasso@linkiesta.it

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