Da Intesa al ministero: per Ciaccia cambia l’azionista non la mansione

Da Intesa al ministero: per Ciaccia cambia l’azionista non la mansione

Come per Corrado Passera, anche la nomina di Mario Ciaccia a viceministro allo Sviluppo economico e Infrastrutture è la formalizzazione di un ruolo che ricopre da tempo. L’ormai ex amministratore delegato e direttore generale di Biis (Banca infrastrutture, innovazione e sviluppo) la controllata di Intesa Sanpaolo che si occupa di erogare finanziamenti e fornire consulenza al pubblico nelle grandi opere, è infatti tornato a servire lo Stato dopo la lunga parentesi nel top management di Ca de’ Sass. Per lui, il palazzo non è una novità assoluta: ex magistrato della Corte dei conti, tra gli altri ha guidato il dipartimento Riforme Istituzionali presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Poi, nel 2002, il debutto in banca da responsabile delle relazioni istituzionali. «Ho più volte detto che l’economia corre sulle gambe delle infrastrutture e che le infrastrutture sono il volano per la crescita e lo sviluppo», ha spiegato Ciaccia a margine del giuramento odierno a Palazzo Chigi, aggiungendo: «Non posso che confermarlo di nuovo e dire che ce la metterò tutta».

Un compito piuttosto complesso, a giudicare da alcuni passaggi della relazione del Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici del Cipe, il comitato interministeriale di programmazione economica e finanziaria: «Le risorse pubbliche e private disponibili sono comunque insufficienti a coprire il fabbisogno delle opere prioritarie individuate ogni anno nell’allegato infrastrutture al Documento di economia e finanza». Presentato alla Camera a fine settembre, il documento in questione indica lo stato d’avanzamento delle infrastrutture strategiche fissate dalla Legge Obiettivo (nel lontano 2001) al 30 giugno scorso e il loro costo complessivo, salito a 233,2 miliardi di euro «di cui 99,3 disponibili e 133,9 da reperire», si legge nella relazione. 

Nella presentazione dell’ottavo “Allegato infrastrutture”, nel settembre 2010, Altero Matteoli, allora ministro dei Trasporti, sosteneva che: «Il coinvolgimento dei privati è volto al miglioramento della complessiva qualità dell’investimento. In futuro il processo di infrastrutturazione potrà avvenire, in modo sostanziale, solo se si sarà in grado di attrarre capitali privati. In realtà l’investimento pubblico lì dove necessario deve rappresentare il catalizzatore di ogni processo di investimento». Un invito a cui una banca “di sistema” non si può sottrarre.

Incrociando i dati contenuti nella tabella relativa alla “Presenza di risorse private in interventi in corso e di prossimo avvio” nell’ambito del programma di infrastrutture strategiche deliberato dal Cipe (vedi l’aggiornamento al nono Allegato infrastrutture) con i conti di Biis si evince quale sia l’effettivo peso specifico di Ca de’ Sass come finanziatore delle grandi opere italiane. I primi quattro dei 19 cantieri “in corso e di prossimo avvio” hanno visto negli ultimi anni la banca presieduta da Francesco Micheli in pole position sia da capofila dei consorzi di finanziamento sia come azionista forte delle concessionarie che gestiscono le autostrade pubbliche in costruzione. È il caso delle lombarde Bre.be.mi., Pedemontana e della Tangenziale Est Milano, oltre al Passante di Mestre e a un tratto della Salerno-Reggio Calabria. 

Nel caso di Bre.be.mi, l’arteria che collegherà Brescia a Milano senza deviare per Bergamo, Biis è sia azionista al 40% di Autostrade Lombarde Spa, che a sua volta controlla la società di progetto Bre.be.mi. Spa, che consulente per reperire il finanziamento da 1,6 miliardi di euro, di cui 300 di prestito ponte garantito da Intesa e 765 milioni di euro dalla Cassa depositi e prestiti. Fondi non ancora erogati ma sui quali l’ente guidato da Franco Bassanini ha siglato una lettera d’intenti. Discorso simile per la Pedemontana, il cui costo complessivo (4,1 miliardi) è coperto in gran parte da privati (2,8 miliardi). Qui Ca de’ Sass è capofila (mandated lead arranger) e allo stesso tempo azionista al 26% della società di scopo Pedemontana Spa. In Tem (Tangenziale est Milano) la banca ha una quota minimale (5%), ma anche qui è capofila del consorzio e garante di linee di credito e fidejussioni pari a 1,5 miliardi di euro. Andando a ritroso, per conto di Anas dal 2005 a oggi l’istituto di cui Ciaccia è stato a.d. fino a ieri ha sottoscritto un prestito da 858 milioni di euro per la realizzazione del secondo lotto della Salerno-Reggio Calabria e un altro prestito da 392 milioni di euro per l’ampliamento del Grande raccordo anulare di Roma, oltre a coordinare il finanziamento da 290 milioni di euro per la realizzazione del Passante di Mestre

Tra i clienti illustri di Intesa non ci sono soltanto gli iscritti all’Aiscat. L’anno scorso, in pool con altri istituti di credito, Biis ha coordinato l’erogazione alle Ferrovie dello Stato di una linea di credito da 1,1 miliardi di euro (di cui ne ha sottoscritti 370 milioni) per l’alta velocità Torino-Milano-Napoli-Salerno. Un’altra opera che rientra nel novero degli interventi strategici per lo sviluppo del Paese. Un mandato che ora Mario Ciaccia dovrà espletare nell’interesse degli italiani e non più dei grandi azionisti della sua ex banca. 

antonio.vanuzzo@linkiesta.it 

Twitter: @antoniovanuzzo