Ici e pensioni: l’agenda di Bruxelles per Roma è la stessa

Ici e pensioni: l’agenda di Bruxelles per Roma è la stessa

A Bruxelles la parola d’ordine è: non dare l’impressione di “dare istruzioni” a Mario Monti. Così la prudenza è d’obbligo quando si tratta di capire quali sono le priorità assolute per la Commissione. Niente “scaletta” delle cose da fare per prima e quali lasciare dopo, l’esecutivo comunitario vuole che sia il nuovo Presidente del Consiglio a indicarli. Per questo, oltretutto, Bruxelles si aspetta che le risposte dettagliate alle 39 domande inviate dai servizi del commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn -risposte spedite lo scorso fine settimana da Giulio Tremonti- siano “integrate” dal nuovo governo Monti.

«Le risposte erano di un governo che non c’è più», spiegano da Bruxelles. Tradotto: Rehn vuole che siano in qualche modo confermate ma soprattutto, appunto, integrate con ulteriori indicazioni e misure da parte del governo tecnico che si è appena insediato. Fonti comunitarie oggi lasciavano intendere che è anche possibile una visita dello stesso Rehn a Roma, anche se sottolineano che «niente è deciso, né è stata ventilata alcuna data». Qualcosa, comunque, si può dire, sulle priorità di Bruxelles.

Tra le misure più urgenti figura la riforma delle pensioni. L’innalzamento a 67 anni sancito dalla Legge di Stabilità non è sufficiente, la Commissione vuole che si affronti il nodo delle pensioni di anzianità e soprattutto delle cosiddette “baby pensioni”. «È urgentissimo», confermano a Bruxelles, soprattutto per la stabilità dei conti pubblici nel medio e lungo termine. La Commissione aspetta inoltre i dettagli per la manovra aggiuntiva, destinata a centrare il pareggio di bilancio nel 2013, allontanatosi (la Commissione vede il deficit quell’anno all’1,2% del PIL) per la bassa crescita.

Sul fronte dello sviluppo «crescita e austerity devono andare mano nella mano», è il ritornello dell’Ue – per la Commissione è molto importante alleggerire il peso fiscale sul lavoro spostandolo piuttosto sui consumi, con un “riordino” dell’Iva, anzitutto con l’eliminazione di molte esenzioni o sconti, più che con un ulteriore aumento dell’aliquota principale.

C’è poi la questione della cosiddetta “patrimoniale”. Questa mattina, come extrema ratio è stata citata anche dal presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, che ha parlato di tassare se indispensabile «grandi fortune e patrimoni». Il fatto è che il concetto di “patrimoniale” è vago, visto che patrimoni possono essere tanto beni immobili quanto beni mobili. I tecnici della Commissione suggeriscono di concentrarsi sui primi, e dunque chiedono una reintroduzione dell’Ici, più che colpire le grandi fortune finanziarie, per il timore di una fuga di capitali. L’idea a Bruxelles è comunque che, se si dovesse ricorrere a un’imposta anche sui beni finanziari, sarebbe piuttosto come “una tantum” per rispondere all’emergenza.

Bruxelles preme inoltre per le liberalizzazioni, secondo la Commissione è urgente eliminare le tariffe minime e allargare l’accesso alla professione. Molto importante, ma forse un po΄ meno urgente delle misure già dette, è anche per la Commissione la riforma del mercato del lavoro. Bruxelles sa che si parla di punti molto spinosi, visto che l’Ue chiede una maggiore facilità di licenziamento in caso di crisi e la possibilità di contratti su misura per l’azienda (Marchionne insegna) al posto dei contratti nazionali. L’obiettivo è la flessibilità e il contenimento dei salari, ritenuto indispensabile per migliorare la competitività del Paese. Il campo è minato, non è troppo probabile che Mario Monti comincerà proprio da questo. Di grane ne avrà già non poche partendo dalle pensioni.