Il banchiere di fiducia della Merkel indagato per falsa testimonianza

Il banchiere di fiducia della Merkel indagato per falsa testimonianza

BERLINO. – La procura di Monaco ha scritto i nomi del numero uno di DeutscheBank e presidente dell’Institute of International Finance, Josef Ackermann, e altri tre dirigenti dell’istituto di Francoforte, nel registro degli indagati. Gli uffici dei top manager così come le loro abitazioni e le case di vacanza sono state perquisite dalla polizia. L’accusa è di falsa testimonianza e frode processuale nell’ambito del procedimento per risarcimento di danni al defunto magnate delle televisioni Leo Kirch. Gli indagati rifiutano le accuse, la banca parla di azione «sproporzionata», ma per Ackermann ci sono già le prime conseguenze: rinuncia al suo polemico progetto di diventare membro del Consiglio di Sorveglianza.

La notizia è stata confermata questa mattina dagli avvocati del presidente di Deutsche Bank Josef Ackermann dopo che sulla stampa è filtrata l’informazione di una perquisizione negli uffici dei dirigenti. Oltre ad Ackermann la polizia nutre sospetti nei confronti di Rolf Breuer, Clemens Börsig e Tessen von Heydebreck. Sarebbe a dire alcune delle figure più importante della maggiore banca privata tedesca.

Un portavoce della banca ha confermato che da martedì a venerdì della scorsa settimana, all’incirca 30 investigatori hanno perquisito gli uffici dei dirigenti nella sede di Francoforte, la casa di Breuer nella stessa città e la sua casa di villeggiatura in Austria. «Rifiutiamo le accuse che riteniamo infondate e l’azione che consideriamo sproporzionata», ha detto il portavoce. Manfred Wolf e Peter Heckel, avvocati della banca, hanno confermato che le accuse ruotano attorno a possibili false dichiarazioni di Ackermann, del suo predecessore Breuer e degli altri due top manager nel processo per risarcimento danni iniziato da Leo Kirch nel 2002. Gli avvocati della Deutsche Bank non si sono limitati a respingere l’accusa ma hanno anche ricusato i giudici di Monaco per parzialità. «Tra la procura e il tribunale si è giunti a un’inammissibile», ha detto Wolf. Secondo gli avvocati il tribunale avrebbe comunicato i propri dubbi alla procura e nascosto alcuni atti del processo.

Il processo in questione è da ricondurre a un’intervista concessa da Rolf Breuer nel febbraio del 2002, quando era portavoce del consiglio d’amministrazione. Brauer avrebbe espresso pubblicamente dubbi sulla solvenza dell’impero mediatico di Kirch, a cui appartenevano i canali Sat1, ProSieben, Kabel1 e N24. Successivamente Kirch ha iniziato un processo per danni contro Breuer e la Deutsche Bank, che considera responsabili del fallimento del suo gruppo. Il magnate, uno dei più grandi delle tv private, vicino alla Cdu di Helmut Kohl (e legato a lui per un caso di finanziamenti illeciti al partito) e anche a Berlusconi (fu azionista di minoranza di Mediaset), è morto lo scorso mese di luglio. Il processo rimane aperto.

La procura di Monaco accusa Breuer di aver mentito nel 2003: il dirigente del Deutsche disse allora che le sue dichiarazioni riguardo all’impero di Kirch si basavano esclusivamente su informazioni apprese dalla stampa. In generale, tanto Ackermann come gli altri tre sospetti, negarono di aver messo sotto pressione il magnate delle televisioni per ottenere un vantaggioso mandato di risanamento del gruppo.

Curiosamente proprio oggi, nello stesso giorno, la Deutsche Bank ha reso noto che Josef Ackermann rinuncerà al suo polemico progetto di passare al Consiglio di Sorveglianza della banca una volta chiuso il suo mandato come presidente. Al suo posto andrà il dirigente di Allianz, Paul Achleitner. Riguardo alle motivazioni della decisione, dopo mesi in cui il suo discusso passaggio era dato per certo, Ackermann ha spiegato che il nervosismo dei mercati finanziari lo obbliga, come presidente, a procedere con estrema accortezza e a trattare singolarmente con ogni investitore. È chiaro a tutti che dopo le accuse rese pubbliche oggi, avrebbe avuto scarse possibilità di raggiungere l’appoggio necessario.

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