Il Merkonti lascia il cerino nelle mani della Bce

Il Merkonti lascia il cerino nelle mani della Bce

Dai “Merkozy” ai “Merkonti”. L’incontro trilaterale di Strasburgo tra Italia, Germania e Francia ha inaugurato un nuovo acronimo per definire il mutamento degli assetti politici nell’eurozona. Sebbene la situazione italiana rimanga d’emergenza, il summit che ha visto il presidente del Consiglio Mario Monti a colloquio con il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy ha avuto un merito, quello di ridare credibilità all’Italia all’interno della zona euro. Tuttavia, il rinnovato rifiuto a eurobond e mandato più amplio della Banca centrale europea introduce nuovi dubbi su una veloce risoluzione della crisi. L’unica àncora di salvezza, per l’eurozona, sembra essere proprio la Bce.

Sugli eurobond la Merkel è stata ancora un volta categorica. «Non è una priorità e non possono essere fatti senza prima aver introdotto un’unione fiscale più forte di quella odierna», ha detto oggi a Strasburgo. Dello stesso avviso Sarkozy e Monti con quest’ultimo che ha garantito che l’Italia «farà i compiti a casa» (mentre Sarkozy dice che c’è la «nostra volontà, quella mia e quella della Merkel, di sostenere e aiutare l’Italia di Mario Monti»). L’appuntamento è quindi a quando la crisi sarà terminata, come ha ricordato la stessa Merkel. Berlino non vuole che vengano mutualizzati i debiti, ma vuole comunque portare avanti il discorso della modifica dei Trattati. Per creare una maggiore integrazione politico nell’eurozona occorre una riforma che sarà proposta per la prima volta entro il 9 dicembre.

Sul versante della Bce, nessuna novità. «La riforma dei trattati non riguarderà la Banca centrale europea, che rimarrà indipendente», ha detto la Merkel. Viene così a cadere la possibilità che l’istituzione di Francoforte diventi un prestatore di ultima istanza per le banche dell’eurozona, come lo è la Federal Reserve americana per il sistema bancario statunitense. Questo aspetto, tuttavia, pone la Bce nella condizione di dover adottare diverse misure, non straordinarie, rispetto a quelle che normalmente potrebbe adottare. Una di queste è lo schema Ela (Emergency liquidity assistance), attraverso il quale le singole banche centrali nazionali possono iniettare liquidità nel proprio sistema, in deroga al ruolo della Bce. Questo programma del tutto estemporaneo è stato attivato prima per l’Irlanda, poi per la Grecia e infine per il Belgio, che in questi giorni sta fornendo linee di credito a Dexia, il colosso franco-belga vicino al collasso nel 2008 e poche settimane fa. Tre sono le condizioni per l’attivazione dell’Ela: situazione straordinaria, elevate garanzie a collaterale, erogazione per un tempo limitato. «Non è escluso che questo genere di strumento possa essere ampliato ad altre situazioni», spiegano fonti bancarie a Linkiesta.

L’ostracismo dei Merkonti sugli eurobond e sull’indipendenza della Bce rischia di provocare più danni che benefici. Da un lato l’obiettivo è quello di evitare di entrare in una spirale inflazionistica, tramite la stampa di nuova moneta. Dall’altro la Germania non vuole che il debito dei Paesi meno virtuosi venga garantito da quello di Berlino. In mezzo, troviamo però le banche europee, sottocapitalizzate e in crisi di liquidità. La Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale hanno già ricordato ai politici europei che le urgenze sono due: stabilizzare l’eurozona e ricapitalizzare gli istituti di credito europei.

La Bce si trova quindi nella difficile situazione di dover agire per evitare un avvitamento simile a quello che si è avuto nel 2008 dopo il collasso di Lehman Brothers. Nonostante una ricerca di Morgan Stanley abbia oggi ricordato che i problemi di funding del sistema bancario europeo esistono, ma non sono ai livelli del 2008, la tensione rimane elevata. La Bce attiverà nelle prossime settimane diverse misure per sostenere gli istituti di credito del Vecchio continente. Saranno infatti aperte nuove finestre di liquidità, a due e tre anni, tramite le operazioni Ltro (Long term refinancing operation). Non è la prima volta che avviene. Già nello scorso ottobre era successo, con linee di credito a 12 mesi, e succederà anche a dicembre, con un Ltro a 13 mesi. È però possibile che vengano messe in campo anche altre misure. L’appuntamento è quindi quello dell’8 dicembre, quando ci sarà il prossimo meeting del Consiglio direttivo dell’Eurotower, che deciderà quale assetto di politica monetaria adottare.

La reazione dei mercati finanziari è stata negativa. In particolare, la curva dei rendimenti dei titoli di Stato italiani continua a essere invertita. I tassi d’interesse dei bond a 2 e 5 anni sono sempre più elevati di quelli a dieci anni, che viaggiano sopra quota 7,2 per cento. Una delle performance più negative nella zona euro è stata però quella del Belgio. Dopo la notizia dell’attivazione dell’Ela, il bond decennale belga è schizzato oltre il 5,72% di rendimento. Il contagio sta quindi continuando e gli investitori metteranno alla prova il Tesoro italiano domani, quando andranno in asta Bot semestrale per 8 miliardi di euro. Dopo il pessimo risultato dell’asta dei Bund tedeschi di ieri, tutto è possibile.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

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