Il Quirinale infastidito dal toto-ministri

Il Quirinale infastidito dal toto-ministri

La diretta della giornata di consultazioni al Quirinale:

– 18.20 La delegazione del Popolo della libertà è l’ultima a incontrare Napolitano. Al Quirinale si presentano il segretario Angelino Alfano, il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto e il presidente del senatori Maurizio Gasparri. Silvio Berlusconi non c’è (la sua assenza era prevista dal protocollo). Dicono che sia a Palazzo Grazioli impegnato a preparare il “discorso alla nazione” in onda stasera sui principali telegiornali. Alla fine il Pdl conferma la «disponibilità a un incarico a Mario Monti». Due le condizioni. Il programma di governo deve essenzialmente limitarsi agli impegni assunti dal precedente esecutivo con l’Europa. I ministri devono essere tutti tecnici. Dalla tribuna dei giornalisti qualcuno azzarda la domanda: «Il governo Monti potrà modificare la legge elettorale?». Alfano non risponde e si allontana. Anche lui, come Bersani, dalla parte sbagliata. Dopo essere stato dirottato verso la porta giusta, il segretario Pdl si concede ai fotografi. Sorrisi e pose cordiali per tutti.

– 17.15 L’incontro tra la delegazione del Pd e il presidente Napolitano dura 45 minuti. Al termine il segretario Pier Luigi Bersani e i capigruppo di Camera e Senato Dario Franceschini e Angela Finocchiaro (in un poco scaramantico tailleur viola) si presentano in sala stampa per spiegare la posizione del partito. Parla solo il segretario. «C’è preoccupazione per la situazione del Paese – dice Bersani – siamo nel punto più esposto della crisi. La nostra preoccupazione è quella del lavoro, del reddito e del risparmio delle famiglie». Il Partito democratico sostiene con convinzione il governo Monti. Un esecutivo «di emergenza e di transizione». Soprattutto, un governo «totalmente nuovo, a forte e autorevole caratura tecnica». Nelle intenzioni del Pd il nuovo esecutivo dovrà farsi carico delle riforme istituzionali e di una nuova legge elettorale. «Dovrà durare fino al termine della legislatura?» chiede qualcuno. Bersani non risponde e se ne va. Dalla parte sbagliata. I commessi del Quirinale devono fermarlo e indicargli la giusta via di uscita.

– 16.57 Il Quirinale, a quanto si apprende da fonti vicine al presidente della Repubblica, «non partecipa in alcun modo a qualsivoglia ‘totoministrì, considerandolo un esercizio del tutto gratuito e mette in guardia nei confronti di una confusa e arbitraria ridda di nomi di presunti candidati a cariche di governo». 

– 13.45 Pausa. Le consultazioni riprenderanno alle 16, con il Pd. 

– 13.35 Ultimo incontro prima della pausa pranzo. Tocca al Terzo polo, la delegazione in assoluto più numerosa. I dirigenti di Udc, Fli e Api si accalcano in sala stampa. Ci sono Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa, Benedetto Della Vedova, Italo Bocchino, Francesco Rutelli e Pino Pisicchio. Manca il leader dei futuristi Gianfranco Fini, che è già intervenuto come presidente della Camera. La linea è quella annunciata: «I partiti italiani sono al bivio – spiega Casini – o speculano sulla crisi economica o si assumono le loro responsabilità. Noi sosteniamo questo governo e chiediamo che duri fino alla fine della legislatura. Tatticismi e furberie non sono più ammessi». Il Terzo polo saluta e se ne va. «Pace e bene» si congeda eucaristico Casini.

– 13.00 La Lega conferma il suo no al governo Monti. All’incontro con Napolitano si presentano il tre: i capigruppo Marco Reguzzoni e Federico Bricolo e il leader Umberto Bossi. Cravatta e fazzoletto verde – al contrario di Bossi – sono i primi due a prendere la parola. «La Lega sarà all’opposizione, un’opposizione seria, responsabile e a difesa del nostro territorio». Bossi un po’ in disparte si concede ai fotografi. Poi parla anche lui. «Abbiamo detto no all’ammucchiata. Ma aspettiamo di vedere il programma e decideremo di volta in volta quale sarà la nostra posizione. Tanto il governo i voti li avrà». Si rompe l’alleanza con il Pdl? «Questo non lo so» commenta Bossi. La delegazione esce. Prima il Senatur stringe la mano a tutti i giornalisti in prima fila. Poi si congeda dai fotografi: «Ciao». E ridendo finge di dare un pugno al più vicino.

– 12.35 Giorgio Napolitano incontra i “traditori” del Cavaliere. Al Colle arriva la delegazione della componente Liberali per l’Italia – nata proprio ieri alla Camera – rappresentata da Roberto Antonione. Sono i cinque ex Pdl che hanno firmato la lettera di sfiduca a Silvio Berlusconi. I congiurati dell’hotel Hassler. Giustina Destro, Fabio Gava, Giancarlo Pittelli, Luciano Sardelli. E, appunto, Antonione. Mistero sul suo colloquio con Napolitano. Terminato l’incontro il deputato attraversa veloce la sala stampa, guadagnando l’uscita tra gli sguardi stupiti dei giornalisti.

– 12.25 Complice il serrato calendario delle consultazioni, al Quirinale accade persino che una delegazione debba fare la fila. Succede ai rappresentanti del gruppo Coesione Nazionale di Palazzo Madama, guidati dal senatore Pasquale Viespoli. Appena arrivano in sala stampa il podio è ancora occupato da Silvano Moffa. Prima di prendere la parola sono costretti ad attendere vicino ai due corazzieri che montano la guardia. La posizione del gruppo – formato da dieci parlamentari – è in linea con quella del centrodestra. Sì al governo di Mario Monti, purché formato solo da tecnici. 

– 12.20 A nome del gruppo Popolo e territorio arriva al Colle Silvano Moffa. Tanti fotografi assiepati in sala stampa speravano di poter immortalare Mimmo Scilipoti, e all’ingresso dell’ex An non nascondono il disappunto. L’intervento di Moffa è breve. Pochi minuti per chiarire che il gruppo – nato dalle ceneri dei Responsabili – sosterrà un governo Monti solo se composto da «personalità non riconducibili ad alcun partito». Il programma di governo deve essere costituito da poche, chiare, riforme. «In linea con gli impegni assunti in Europa». Dopo, il voto anticipato. 

– 12.15 Primo grande nodo per il governo Monti. La pattuglia dell’Italia dei valori arriva al Quirinale ma non chiarisce la sua posizione. Tra sorrisi e battute si presenta nella Sala della Vetrata Antonio Di Pietro. Con lui i due capigruppo Massimo Donadi e Felice Belisario. «Anzitutto – ci tiene a specificare l’ex pm – noi consideriamo quello di ieri un giorno della liberazione. Finalmente si chiude un’epoca buia». L’Idv vuole fare la sua parte. Almeno così assicura. Eppure prima di votare la fiducia al governo chiede il rispetto di alcune condizioni: una composizione tecnica e un forte limite alla durata e al programma del prossimo esecutivo. «Vi siete accorti – racconta un giornalista – che Di Pietro non ha mai pronunicato il nome di Mario Monti?». L’Italia dei valori confida comunque in un pronto ritorno alle urne. Anche con questa legge elettorale? «Siamo convinti che se c’è la volontà – confida Di Pietro – il Parlamento puà fare la riforma in due giorni».

– 11.45 Terminato il faccia a faccia tra Napolitano e gli emissari del partito socialista. All’incontro con la stampa si presentano il segretario Riccardo Nencini e il senatore Carlo Vizzini (fresco acquisto dal Popolo della libertà). I due si limitano confermare che l’incontro con il presidente della Repubblica è stato «positivo». «Abbiamo confermato il nostro sostegno al presidente Monti».

– 11.30 È il momento di Forza del Sud, la componente del sottosegretario Gianfranco Miccichè. In rappresentanza del partito incontrano Napolitano Arturo Iannaccone e Elio Belcastro. Cominciano le prime difficoltà. «Abbiamo ribadito al presidente la nostra contrarietà ad elezioni anticipate – spiegano – e abbiamo confermato il nostro apprezzamento per Monti». Ci sono però alcune condizioni. Nel programma di governo deve essere presente un capitolo per il Sud. «Noi siamo a favore di una fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno». A breve Grande Sud chiarirà la sua posizione. «Alla luce delle dichiarazioni programmatiche del governo formuleremo in aula le nostre intenzioni di voto»

– 11.15 «I Repubblicani si sono affidati al prudente giudizio di Napolitano». Francesco Nucara e Adolfo Del Pennino confermano che la loro componente voterà a favore del governo Monti. Anzi, rivendicano la paternità della nomina. «In un editoriale della voce Repubblicana pubblicato lo scorso 3 novembre – spiegano – avevamo già fatto il nome di Monti». Per gli increduli sono state preparate delle copie di quell’articolo. Che i parlamentari distribuiscono ai giornalisti presenti al Quirinale.

– 11.08 «Garantiamo al governo Monti il nostro pieno appoggio, senza condizioni». Daniela Melchiorre, leader dei liberal-democratici, assicura al nuovo esecutivo altri tre voti. Sono quelli della componente – uscita recentemente dalla maggioranza di centrodestra – formata anche dai deputati Italo Tanoni e Giorgio La Malfa (presenti all’incontro con Napolitano). La Melchiorre, unica finora, ha preparato un piccolo discorso, che legge da un foglio. «È necessario un governo stabile e forte. Per questo preferiremmo il pieno sostegno di tutte le forze politiche». 

– 10.45 «No, lasciamo perdere». Così l’ex sottosegretario all’Agricoltura Antonio Buonfiglio (Pdl, poi Fli, ora nella componente degli ex finiani di Adolfo Urso) snobba la tribuna stampa. Buonfiglio ha incontrato il presidente della Repubblica da solo, a nome dei quattro deputati del gruppo misto della Camera che aderiscono a Fareitalia.

– 10.40 È la volta del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo.  Il senatore Giovanni Pistorio racconta di aver espresso a Giorgio Napolitano, a nome del partito, «il convinto apprezzamente per la sua opera». Se sarà formalizzata la nomina di Monti, l’Mpa «è pronta a sostenere l’esecutivo con convinzione». Un brevissiomo intervento. «Ci sono domande?». Silenzio tra i giornalisti che attendono l’arrivo delle delegazioni dei maggiori partiti.

-10.30 Conferenza stampa bilingue per i due esponenti del Sud Tiroler Volkspartei. Il deputato Siegrfried Brugger assicura l’appoggio del piccolo partito al governo Monti. «In questa situazione molto delicata – spiega – condividiamo la scelta di Napolitano, che ha puntato su una figura autorevole e competente. Le elezioni anticipate avrebbero un effetto molto negativo sul Paese». Tra gli sguardi stupiti di giornalisti e fotografi la senatrice Helga Thaler Ausserhofer traduce in lingua tedesca.

– 10.20 Arrivano in sala stampa i due esponenti dell’Union Valdotaine: il deputato Roberto Rolando Nicco e il senatore Antonio Fosson. La piccola componente del gruppo misto assicura di voler dare «pieno appoggio al tentativo di Napolitano». L’obiettivo è quello di allontanare il rischio di elezioni anticipate e «riportare il Paese a quella dignità europea che purtroppo ha perso». Unica richiesta: il programma di governo deve avere la giusta attenzione per le autonomie locali. Nel breve incontro in sala stampa c’è spazio per un rimpianto: «Con l’ampia maggioranza che aveva il centrodestra nel 2008, mai avremmo pensato di salire al Colle per le consultazioni in questa legislatura». 

– 9.59 Ancora mistero sull’esito delle prime consultazioni al Colle. È la volta di Gianfranco Fini. Accompagnato dal portavoce Fabrizio Alfano il presidente della Camera si ferma, a differenza di Schifani, davanti al piccolo podio allestito in sala stampa. Ma solo per salutare i presenti. «Buona domenica di lavoro», annuncia con un sorriso. Dalla tribuna che ospita giornalisti e fotografi qualcuno si lamenta. Adesso è il turno delle formazioni politiche minori. Dall’Union Valdotaine agli ex finiani di Fareitalia. Colloqui brevissimi, di dieci-quindici minuti al massimo.

– 9.35 È terminato dopo mezz’ora il primo incontro della giornata, tra Napolitano e il presidente del Senato Renato Schifani. All’uscita la seconda carica dello Stato preferisce non rivelare i dettagli del faccia a faccia. Si ferma davanti ai giornalisti – data l’ora non moltissimi – e si limita ad augurare «Buon lavoro e buona domenica». Poi lascia la Sala della Vetrata dove è stata allestita la sala stampa. Nel frattempo il capo dello Stato riceve il presidente di Montecitorio Gianfranco Fini.

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