In Spagna si vota domenica, ma la Bce detta il nome del “superministro”

In Spagna si vota domenica, ma la Bce detta il nome del “superministro”

MADRID – E se dopo la Grecia e l’Italia toccasse alla Spagna fare un governo nel segno dell’Unione Europea e dei suoi uomini forti? La domanda, per Madrid, vale doppio, perchè mentre Atene e Roma hanno trovato un governo di commissari per la crisi politica che le ha travolte, a Madrid il “commissario” è stato forse già designato. Ma – dettaglio non da poco – per il governo che uscirà presto dalle urne. A pochi giorni dalle elezioni nazionali di domenica 20 novembre, infatti, comincia a circolare il rumore che il prossimo ministro dell’Economia spagnolo del sempre più probabile governo popolare, guidato da Mariano Rajoy, sia il professor Gonzalez Paramo, membro del Comitato Esecutivo della Banca Centrale Europea. Dal canto suo anche il partito socialista obrero spagnolo punta su un nome di peso in Europa: Javier Solana. Questo proprio nel giorno più buio per i titoli di Stato iberici, che trascinati dallo spread italiano, vengono venduti ad un interesse del 5%, percentuale record dal 1997.

Si chiama José Manuel Gonzalez Paramo, ed è un professore di Economia applicata all’Università Complutense di Madrid, dottorato alla Columbia University, ma soprattutto membro del Comitato Esecutivo della Banca Centrale Europea e potrebbe essere il ministro dell’Economia del sempre più certo governo popolare guidato da Mariano Rajoy. A mettere in circolazione il rumore è la radio spagnola Abc, che ha parlato della possibilità che il presidente dei popolari stia studiando anche la fusione tra i ministeri dell’Economia e degli Esteri.

Sulle colonne del giornale conservatore Abc, poi, la voce della possibile scelta di Rajoy veniva ripresa, qualche ora più tardi quasi sotto forma di consiglio. “Il professore potrebbe essere il ministro dell’Economia che cercava il presidente del Pp per farsi carico della parte più complicata del compito con il quale avrà a che fare il suo governo”, scrive il quotidiano nella sua versione online.

Dal Pp non è arrivata nessuna smentita, ma neanche una conferma. Pare che Rajoy dopo la conversazione informale che ha tenuto con i media in una delle sue tappe elettorali a Leon, città di nascita di Zapatero, abbia addirittura chiuso il suo discorso all’elettorato azzurro del cuore della Spagna dichiarando di non vedere male un tecnico nel suo governo. Ma José Manuel Gonzalez Paramo non è il solo nome che circola per il Tesoro spagnolo, per ora si parla anche dell’ex ministro del governo Aznar, Rodrigo Rato, e del segretario di Stato all’Economia, Luis de Guindos.

Niente di certo, dunque, in questa campagna elettorale in cui il segreto sembra aver già vinto, e in cui, a differenza di quanto avvenuto nelle scorse elezioni, quando a sfidarsi a dibattito furono proprio gli allora candidati a ministri dell’Economia dei principali partiti, le squadre di governo sono top secret fino alla fine.

In questa guerra fredda, però e nonostante i sondaggi contrari, la risposta dei socialisti all’asso nella manica europeo dei popolari non si è fatta attendere, e a poche ore dalla messa in circolazione dei rumori su Paramo, il candidato socialista Rubalcaba si è fatto vedere ad un dibattito sull’economia a Madrid affiancato ed appoggiato da Javier Solana, già Segretario Generale del Consiglio dell’Unione Europea, tra le altre illustri cariche da lui ricoperte, tra cui quella di tre volte ministro per il governo Gonzalez, del cui esecutivo fu anche portavoce.

“Appoggio, ammiro e mi piacerebbe vedere attuate le idee economiche di Alfredo – ha detto Solana invitato a parlare dallo stesso Rubalcaba durante l’incontro – non soltanto sostengo la sua visione di un’Europa più forte, ma credo che quest uomo potrebbe fare molto per l’Unione e non solo per la Spagna”.

Ed è quello che ha chiesto il candidato socialista all’Unione Europea con il suo discorso economico: più determinazione nel prendere le decisioni necessarie, ma anche più attenzione non soltanto ai tagli per il risanamento del debito ma anche alla crescita. Questo mentre Rajoy nel suo meeting quotidiano prometteva ai suoi che quello che l’Europa vuole dalla Spagna è un cambiamento, un cambiamento nel rispondere alla crisi e un cambiamento nelle politiche del lavoro. Ed è proprio il cambiamento ciò che i popolari, per la terza volta alla sfida con i socialisti, dopo due sconfitte, ora possono offrire.