La Cina è vicina anche a San Francisco

La Cina è vicina anche a San Francisco

CHICAGO – San Francisco ha eletto il suo primo sindaco di origini cinesi. A prima vista può apparire del tutto normale nella città dove risiede la più alta percentuale di americani di origine cinese (circa un quarto dei residenti in città) del paese. Ma la scelta di Ed non era la più ovvia, perché a competere per la carica di primo cittadino c’erano altri quattro avversari di origine cinese. Due elementi principali hanno favorito la vittoria del nuovo sindaco. Primo: la mobilitazione di quasi l’ottanta per cento della comunità cinese, che si è presentata ai seggi in massa, al contrario della bassissima media del resto della città ferma al 39 per cento. Secondo: il ruolo fondamentale dei quotidiani in lingua cinese della città, che hanno avuto un ruolo sostanziale nel mobilitare la comunità cinese a favore di Ed.

A San Francisco circolano quattro quotidiani cinesi. Il più importante e influente è Sing Tao Daily, seguito dal World Journal, il China Press e l’Epoch Time. Ogni testata vende decine di migliaia di copie, numeri da record per giornali locali in una città che a discapito del nome e della fama ha meno di un milione di abitanti. A questo si aggiungono le notissime difficoltà della carta stampata, che non sembrano però aver afflitto i giornali cinesi divorati quotidianamente, secondo le ultime statistiche del Censo americano, da 145 mila residenti. I lettori, si sa, portano soldi e consenso e come ha osservato David Lee, presidente del Chinese American Voters Education Committee, alle molteplici conferenze stampa che hanno preceduto il voto erano presenti sempre molti più giornalisti della stampa cinese che non di quella americana. I due quotidiani storici della città del Golden Bridge, The San Francisco Chronicle e il San Francisco Examiner, sono notoriamente in crisi e i reporter hanno affannato dietro la miriade di eventi.

Così ha vinto Edwin Mah Lee, 59 anni, appunto noto come Ed Lee. La sua storia è quella classica dei figli di cinesi immigrati a San Francisco giunti in difficili condizioni economiche. Ma come ogni success story all’americana, Ed si è emancipato ed ha frequentato Berkeley per studiare legge e in seguito intraprendere una brillante carriera al comune di San Francisco. Poi, nel gennaio scorso, quando l’ex sindaco, Gavin Newsom, ha abbandonato la posizione, a prendere le redini della città è stato Lee, già rispettato assessore al comune, che aveva però promesso all’amministrazione cittadina di non correre alle elezioni di questo novembre. Ad agosto però è arrivata la smentita. La causa, come ha detto lo stesso sindaco in numerose interviste, è stata una rumorosissima campagna di sostegno nota come “Run, Ed, Run” (corri. Ed; corri. Un gioco di parole sulla famosa citazione del film Forrest Gump) che in pochi mesi ha raccolto 60 mila firme e ha convinto Ed a rompere la promessa.

La pressione, vuole il racconto ufficiale, era troppa per poter resistere. Dietro allo slogan  “Run, Ed, Run” c’è però uno dei personaggi più misteriosi della San Francisco dell’ultimo decennio: Rose Pak. Anche lei come Ed di discendenza cinese, si è prepotentemente affermata nella comunità locale diventando una rispettata e temuta consulente della Camera di commercio cinese di San Francisco, tanto da guadagnarsi il soprannome di “guardiano di China town”. Alcuni nella blogosfera la accusano addirittura di avere stretti contatti con il partito comunista cinese. Con ogni probabilità sono soltanto dicerie, ma anche le voci più faziose hanno spesso un ruolo in una campagna elettorale.

Sembra  esserne cosciente il governo cinese, la cui stampa si è astenuta da qualsiasi giudizio sulle elezioni. Stesso atteggiamento anche dai quotidiani in lingua cinese della città, tutti con uffici centrali tra Honk Kong e il continente cinese, che pur avendo seguito la campagna elettorale con minuzia si sono guardati bene dal lanciare un “endorsment” di qualsiasi tipo. Unica eccezione il Sing Tao Daily, le cui posizioni pro Ed Lee sono state evidenti fin dall’inizio. Lee sa bene a chi deve la sua vittoria e non ha caso ha deciso come prima uscita pubblica da sindaco di andare proprio a China Town mentre in comune è già scontro: Ed vuole che il nuovo ramo della metropolitana passi attraverso il distretto cinese. Molti sono contrari, ma è difficile che Ed faccia compromessi. La sua fama da duro è stata guadagnata sul campo dallo scorso gennaio. Ha quasi eliminati il deficit da 380 milioni di dollari della città senza guardare in faccia a nessuno. È difficile, dice chi lo consoce bene, che cambi atteggiamento, specialmente adesso.