“La crisi dell’Italia incombe sull’economia globale”

“La crisi dell’Italia incombe sull’economia globale”

La Commissione europea cercherà di evitare una spirale fatale di questa crisi con i “stability bond”, cioè gli Eurobond. Questa settimana sarà cruciale per il futuro dell’Europa. Prima, la Grecia. Poi, Irlanda e Portogallo. Ora, Italia e Spagna. La crisi del debito europeo non è finita, e sembra che non ci siano soluzioni. Se non verrà approvata l’adozione degli Eurobond, l’Europa dovrà affrontare un’altra turbolenza, un’altro capitolo di questa crisi. Abbiamo parlato di Italia, Banca centrale europea e sfide dell’eurozona con Hugo Dixon, fondatore, direttore e guida di Reuters Breakingviews.

Secondo Angela Merkel l’eurozona sta affrontando la sua crisi peggiore dalla Seconda guerra mondiale. Il peggio è passato?
Il peggio non è assolutamente passato. Le banche e gli altri investitori stanno iniziando a chiedersi se l’euro riuscirà a resistere. Questa paura potrebbe facilmente diventare una profezia auto-avverante. Anche se l’euro dovesse sopravvivere (che credo ancora sia lo scenario più probabile), l’eurozona si sta dirigendo quasi certamente verso una pesante recessione. Una stretta del credito è praticamente inevitabile, l’austerità genera altra austerità, e la fiducia è ridotta a brandelli.

Secondo il sentiment del mercato, uno dei problemi più gravi dell’Italia era costituito da Silvio Berlusconi. Ma non c’entra solo lui: crede che Mario Monti sia in grado di ripristinare la fiducia degli investitori nell’Italia?
Berlusconi rappresentava un problema rilevante perché ha distrutto la fiducia nell’Italia. Ripristinarla non sarà un compito semplice. Questo perché da una parte Berlusconi è ancora in agguato, minacciando di staccare la spina al nuovo governo se non approverà i suoi provvedimenti, dall’altra ormai il problema è più grande dell’Italia. Il contagio nell’eurozona è così dilagante che dubito che l’Italia possa salvarsi da sola

Detto questo, il nuovo governo Monti deve dimostrare rapidamente di comportarsi responsabilmente sia ai suoi partner europei che ai mercati. Se è in grado di dare uno shock positivo – ad esempio eliminando le baby-pensioni e trovando un modo di tagliare il debito sia tramite una patrimoniale che con privatizzazioni accelerate – questo sarebbe di grande beneficio. Ma, come dicevo, potrebbe non essere abbastanza.

L’Italia ha anche bisogno di usare questa crisi come una potenziale catarsi. I cittadini italiani devono diventare responsabili delle proprie azioni. Come ha detto Napolitano, hanno bisogno di capire in che misura hanno contribuito al disastro attuale. Hanno bisogno di smettere di essere così passivi e dare il proprio contributo per costruire un futuro migliore. L’ultima possibilità di catarsi che l’Italia ha avuto è stata nei primi anni ‘90, con Tangentopoli. Il paese allora ha sprecato l’opportunità, e ora sarebbe criminale fare lo stesso.

C’è dibattito sul mandato della Banca centrale europea. Ritiene che diventerà un prestatore di ultima istanza?
Per l’Italia sarà probabilmente necessario un qualche tipo di aiuto da parte della Bce/Fmi. C’è bisogno di aiuto su due fronti: lo stato ha bisogno di far calare i tassi di prestito sui propri titoli, le banche hanno bisogno di trovare modi di finanziarsi su una base a lungo termine che sia più solida. La Bce sarà probabilmente più incline ad aiutare le banche, anche se potrebbe volere che Roma immetta maggior capitale negli istituti di credito.

Aiutare il governo sarà più difficile perché né la Bce né la Germania vogliono che la banca centrale stampi moneta. Allo stesso tempo però, l’Efsf – il fondo salva-Stati europeo – non è ancora pienamente operativo e il Fmi non ha abbastanza soldi per aiutare l’Italia. Penso che una soluzione sarà trovata, ma non prima che vi sia ancora più caos nei mercati e un ulteriore danno economico. E c’è sempre comunque il rischio che una soluzione non venga trovata affatto.

Cerchiamo di guardare avanti: che struttura avrà l’Europa e l’eurozona nel 2020?
In linea di massima ci sono quattro scenari:
1. l’euro si dissolve completamente
2. la Grecia esce dall’euro ma tutti gli altri rimangono
3. l’euro si riduce a un nocciolo duro di circa 6-8 paesi (e l’Italia non farebbe parte di questo gruppo)
4. l’euro rimane con i suoi membri attuali e persino si espande.

Credo che l’eurozona sopravviverà, ma non ne sono certo. Se sopravvive, alla lunga, potrebbero esserci due strade:

A) L’idea comune è che l’unione monetaria sarà rinforzata da un’unione politica. Ci sono varie idee su come questa unione politica debba funzionare, ma l’idea tedesca sembra vertere su un controllo più stretto delle singole politiche dei governi unito a regole più stringenti sulla spesa. In cambio, esiste la possibilità che alcuni paesi associno in qualche modo i propri debiti emettendo gli eurobond. Devo dire che non trovo questa idea di mega-stato molto attraente, dal momento che non credo che gli europei siano lontanamente pronti a questo tipo di unione.

B) Un modello migliore sarebbe quello di lasciare i singoli paesi liberi di perseguire le proprie politiche ma far sì che siano disciplinati dalle forze di mercato. Questo potrebbe prevedere anche che gli stati che si siano indebitati eccessivamente facciano default, ma in forma controllata. A questo punto dovrebbe esserci anche un’entità che assolva il compito di prestatore di ultima istanza tramite il European stability mechanism (il fondo salva-Stati permanente, successore dell’Efsf, ndr) o la Banca centrale europea per paesi e banche che sono solventi ma hanno problemi di liquidità. Sarebbe anche necessaria un’efficace regolamentazione bancaria nell’eurozona al posto dell’attuale patchwork. Infine, all’interno dell’eurozona dovrebbe esserci un processo decisionale più diretto, ma questo non raggiungerebbe l’obiettivo di una piena unione fiscale o politica.

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Twitter: @FGoria

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