Monti è premier, ma ai mercati per ora interessa solo la Bce

Monti è premier, ma ai mercati per ora interessa solo la Bce

L’effetto della Banca centrale europea è durato meno di tre ore. Mario Monti, per la presentazione del suo governo, ha avuto il benestare della Bce, che è massicciamente intervenuta nel mercato obbligazionario a sostegno dei titoli di Stato italiani. Non è però basta ad abbassare il differenziale di rendimento, o spread, fra i Btp decennali e i Bund tedeschi, sotto quota 500 punti base per meno di 45 minuti. L’istituzione di Francoforte, guidata da Mario Draghi, ha agito tempestivamente, ma questo non è bastato. Del resto, il debito italiano continua a essere difficile da gestire. Secondo il direttore del Dipartimento del debito pubblico, Maria Cannata, ha spiegato che nel 2012 l’Italia dovrà emettere bond per 440 miliardi di euro. A questi rendimenti, oltre il 7% per il Btp decennale, il collocamento del debito italiano è già insostenibile.

Stamattina gli uomini della Bce hanno iniziato a comprare titoli di Stato in modo molto aggressivo. Fin dall’apertura delle negoziazioni l’istituzione di Francoforte, tramite il Securities markets programme (Smp), ha deciso di acquistare in modo massiccio Btp italiani e Bonos spagnoli. Secondo diversi trader contattati da Linkiesta l’ammontare è stato significativo, come mai nei mesi scorsi. La Bce ha comprato per quasi 2 miliardi di euro, il 75% dei quali destinati all’Italia. La reazione del Btp è stata immediata. Lo spread fra il decennale italiani è quello tedesco ha ripiegato fino quota 493 per poi risalire in modo rilevante fino ai 530 punti base dei minuti precedenti alla pubblicazione della lista dei ministri del nuovo governo Monti. Appena finita la presentazione la Bce è tornata sul mercato secondario, seppure tramite interventi di modesti quantitativi. La tensione, tuttavia, non è diminuita. Anzi. Come ha spiegato all’agenzia Dow Jones un funzionario della Banca d’Italia, «i mercati sono congelati». Lo dimostra anche il fatto che, solo in ottobre, i fondi destinati alle banche italiane hanno rappresentato il 19% dei prestiti della Bce. Un livello mai raggiunto prima.

Le preoccupazioni degli investitori si riflettono anche sul mercato dei Credit default swap (Cds), i derivati che immunizzano dal fallimento. Per l’Italia, secondo Markit, il valore è sempre ai massimi. Alle 15.30 il Cds sull’Italia era infatti a 587 punti base, la quota intorno alla quale Irlanda e Portogallo hanno dovuto chiedere un sostegno finanziario al Fondo monetario internazionale e all’Ue. Dato l’andamento storico della curva del Cds italiano, difficile pensare che possa declinare velocemente.

A peggiorare la percezione degli investitori sulla situazione italiana ci ha pensato UniCredit. Dopo la presentazione dei conti di pochi giorni fa, evento che ha indispettito i mercati per via delle pesanti svalutazioni di Piazza Cordusio, la banca guidata da Federico Ghizzoni avrebbe chiesto una mano alla Bce per estendere i collaterali a garanzia delle linee di credito. Secondo Reuters questo è un segnale dei problemi di funding che attraversa l’intero sistema bancario nazionale, stretto sempre di più nella morsa del blocco del mercato interbancario europeo. Significativa è stata anche la reazione dei Cds relativi a UniCredit. Il derivato a protezione dall’insolvenza dei bond emessi da Piazza Cordusio è salito fino a quota 548 punti base sulla piattaforma Markit. Lo stress degli operatori è evidente, ma la tendenza è sempre questa.

Secondo la Depository trust & clearing corporation (Dtcc) nelle ultime settimane è aumentato l’acquisto di protezione nei confronti di un’eventuale default italiano. La notizia è stata confermata anche da J.P. Morgan e Goldman Sachs, che hanno comunicato di aver venduto oltre 5.000 miliardi di dollari di Cds. Nessuna delle due banche statunitensi hanno però voluto dichiarare quanti di questi siano a protezione del debito italiano. In compenso, nel database della Dtcc si può verificar l’andamento settimanale del mercato globale di questi strumenti. Solo nell’ultima settimana il valore nozionale lordo dei Cds circolanti sull’Italia era di 311 miliardi di dollari, cioè un valore netto di 20,5 miliardi, per un totale di 9.881 contratti attivi. La settimana precedente i contratti erano 9.651, per un nozionale lordo di 309 miliardi di dollari e un netto di 20,8 miliardi. Ancora peggiore le situazione dei Cds sull’Italia se si guarda il livello a cui erano un anno fa. Il valore nozionale lordo era di 268,7 miliardi di dollari, quello netto 29,4 miliardi e i contratti aperti 7.838. La ricerca di protezione degli investitori sta quindi aumentando sempre di più. Sarà anche arrivato il governo Monti, ma la strada da percorrere per ritrovare la fiducia dei mercati è tutta in salita.

fabrizio.goria@linkiesta.it

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