Spread, Cds e crolli in borsa: il bagno di sangue è servito

Spread, Cds e crolli in borsa: il bagno di sangue è servito

Il bagno di sangue è servito. Dopo le parole del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, la reazione dei mercati finanziari è stata fulminea e devastante. Nel momento in cui scriviamo il rendimento dei titoli di Stato italiani con scadenza a 10 anni ha superato quota 7,483%, il massimo dall’introduzione dell’euro. Ancora più grave la situazione sui titoli a due e cinque anni, il cui tasso d’interesse è rispettivamente del 7,33% e del 7,71%. Lo spread, cioè il differenziale di rendimento, fra Btp e Bund tedeschi ha toccato il suo massimo storico, a quota 575 punti base. Alla chiusura di ieri aveva registrato un livello di 488 punti base. A poco o nulla è servito l’intervento della Banca centrale europea (Bce) nel mercato secondario tramite l’acquisto di Btp attraverso il Securites markets programme (Smp). 

A trainare le vendite è soprattutto l’incertezza sulla situazione politica italiana e il rischio di una tornata elettorale nel breve periodo, incapace di portare avanti il processo di riforme promesso da Roma all’Unione europea. Ma la spirale ribassista sui titoli di Stato deriva anche dal crescente pericolo che l’Italia possa uscire dal mercato entro poco e da una decisione di LCH.Clearnet, la principale cassa di compensazione europea.

Nella notte LCH.Clearnet ha infatti innalzato i requisiti di margine per il debito italiano. In altre parole, un investitore istituzionale che vuole comprare un Btp deve versare nelle casse di LCH più soldi rispetto a prima. Nello specifico, sui titoli con scadenza a tre mesi dovrà versare il 3,5% in più, mentre per le scadenze comprese fra tre mesi e 7 anni l’incremento sarà del 4-4,5 per cento. Più elevato, il 5%, l’aumento previsto da LCH per i titoli oltre 7 anni, compresi i Btp indicizzati all’inflazione. Questa azione è stata decisa in seguito al crescente rischio di uno stallo politico nel Paese, che potrebbe rallentare il processo di consolidamento fiscale di cui necessita l’Italia. A peggiorare la situazione potrebbe arrivare, nell’arco di poche ore, il margin call più pesante. LCH.Clearnet ha infatti la prassi di aumentare del 15% i requisiti di margine una volta che lo spread fra un titolo di Stato, in questo il caso il Btp italiano, e il C96010Y Index, cioè un paniere di titoli di Stato con rating AAA (Francia, Germania, Olanda, Austria), vada oltre i 450 punti base. L’escalation di questa mattinata ha visto questo differenziale superare quota 470 punti base e gli operatori sono attualmente in attesa di una decisione da parte della clearing house. Se arrivasse l’aumento dei margini, diversi operatori potrebbero ritrovarsi nella situazione di dover chiudere le proprie posizioni. Questo perché le banche e i fondi d’investimento, complice l’attuale crisi di liquidità che sta vivendo il mercato interbancario europeo, potrebbero non essere in grado di adempiere ai requisiti di margine richiesti. Fra i Paesi più esposti all’Italia, secondo i dati della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), ci sono specialmente Francia e Germania. Se la prima ha in pancia circa 360 miliardi di euro di asset italiani, la seconda ne ha circa 164. Per fare un paragone con la Grecia, l’intero debito ellenico vale, secondo gli ultimi dati del Fondo monetario internazionale, 365 miliardi di euro. Nel complesso le banche europee hanno un’esposizione su Roma di 756 miliardi di euro, mentre i soli Stati Uniti sono esposti per 211 miliardi. Del resto, il recente fallimento di MF Global, l’ottava bancarotta della storia statunitense, è arrivata anche perché il colosso del brokeraggio finanziario aveva un portafoglio composto per il 51% da asset italiani.

Grafico a cura di Michael McDonough, economista di Bloomberg (aggiornato alle ore 9:00 del 9 novembre 2011)

Il bagno di sangue è continuato anche sul mercato dei Credit default swap (Cds), i derivati che immunizzano sul fallimento di un asset. Oggi, sulle piattaforme di Markit, il Cds sul debito italiano ha toccato un nuovo massimo a quota 561 punti base. Ciò significa che per assicurarsi contro l’insolvenza di un titolo di Stato italiani quinquennale del valore di 10 milioni di dollari occorre pagare un premio di 561mila dollari l’anno. Un buon termine di paragone per il rischio che sta correndo l’Italia è dato dalla soglia oltre la quale Grecia, Irlanda e Portogallo hanno dovuto chiedere un sostegno finanziario all’Ue. Come si evince dal grafico in fondo, questa soglia è molto vicina.

Nello scorso giugno la banca americana Goldman Sachs aveva sottolineato che una volta raggiunta il rendimento del 7% sui Btp decennali, difficilmente si sarebbe potuto evitare un avvitamento in stile greco. D’altro canto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco pochi giorni fa ha ricordato che, anche con un tasso d’interesse dell’8% sui titoli di Stato decennali, il debito italiano sarebbe stato sostenibile. Non la pensano così gli analisti di Lombard Street Research, che oggi hanno diffuso una nota ai grandi clienti raccomandandosi di vendere i titoli italiani che hanno in portafoglio «a causa dell’eccessiva incertezza che sta attraversando l’Italia». Difficile pensare il contrario.

fabrizio.goria@linkiesta.it