“Stiamo logorando per voi”, edilizia e malattie nel Lazio

“Stiamo logorando per voi”, edilizia e malattie nel Lazio

“Stiamo logorando per voi”: la foto è quella di un operaio, caschetto rosso, testa bassa e la pelle del corpo che va a pezzi. Come terra del sud al sole. È così che sono stati presentati i risultati dell’indagine che Fillea Cgil di Roma e Lazio ha condotto in collaborazione con l’Inca Cgil. Un’indagine nata sulla scia di un’analisi sui dati Inail della regione Lazio, e che parte da una consapevolezza: pochissime sono le richieste per il riconoscimento delle malattie professionali promosse dai lavoratori del settore. E mentre dallo studio sulle malattie professionali in edilizia emerge un quadro fosco di disturbi e patologie spesso non denunciati dagli stessi lavoratori, proprio in questi giorni la giunta della Regione Lazio ha approvato lo stanziamento di 4,4 milioni di euro da destinare agli interventi per rafforzare la sicurezza sul lavoro, come previsto da Piano Regionale triennale per la prevenzione degli infortuni e delle malattie da lavoro 2009/2011. 

La situazione del settore, nel Lazio, è tesa. Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil sono arrivati alla rottura delle trattative con la Regione: «Urgono misure di sostegno al lavoro nei cantieri per far fronte a una crisi che dal 2008 è già costata 13 mila posti di lavoro tra gli edili», spiegano le parti sociali. Il tavolo non si è rotto sul salario, ma per il fatto che, spiega la Fillea, «la controparte intende cancellare la Cassa edile», cioè la cassa che eroga ai lavoratori prestazioni straordinarie, assistenza, assicurazioni, malattia. «E se lo fa Roma, che ha 60mila lavoratori nel settore, lo fa tutta Italia».

A scattare la fotografia della situazione nel Lazio è Marco Bottazzi, coordinatore dei medici legali dell’Inca Nazionale. Una fotografia che si compone dei dati rilevati da questionari raccolti nei luoghi di lavoro e che parla di numeri drammatici. Questo nonostante il fatto che nella regione si sia in presenza di un’alta crisi occupazionale, con un forte ricorso agli ammortizzatori sociali (+225%). La fotografia scattata dai dati ufficiali, secondo sindacato e patronato, non corrisponderebbe poi affatto al quadro reale. Perché i numeri si tingono di grigio e di nero. Di “grigio” perché accade che le malattie professionali e gli infortuni non siano regolarmente denunciati e spesso vengano fatti passare come malattie a carico dell’Inps. E di “nero” perché capita anche che malattie e infortuni non vengano denunciati né dalle aziende, né dai lavoratori, specie se stranieri o clandestini.

Ma quali sono i principali rischi per un lavoratore edile nel Lazio? «Ammalarsi o infortunarsi non è una fatalità, ma una conseguenza derivante dalla scarsa attenzione alla prevenzione, alla formazione, a strutture organizzative mal concepite, di relazioni di lavoro autoritarie, spesso anche di culture del pregiudizio discriminatorie e antidemocratiche», spiega la Fillea Cgil Lazio. L’indagine condotta con l’Inca Cgil «ci ha fornito una fotografia del settore molto chiara e definita, non soltanto dello stato di salute dei lavoratori, ma anche delle loro condizioni di lavoro», dice Marco Carletti, segretario generale per Roma e il Lazio. Sotto accusa l’organizzazione del lavoro e lo scarso utilizzo dei mezzi di protezione. «Se i lavoratori si ammalano, i costi sociali sono alti», spiega ancora dalla Fillea Roberto Cellini. Certo, oggi c’è una «maggiore attenzione agli incidenti», ma resta scarsa quella sulle condizioni di salute. Dai questionari somministrati dal sindacato emerge «una condizione fisica e precaria», riscontrata anche nelle visite mediche nei cantieri. Allarme per la zona lombosacrale, soggetta a sforzi continui e «dove tradizionalmente le nuove tecnologie sono scarse e fanno affidamento sulla forza fisica del lavoratore con effetti che nel lungo periodo non consentono un’efficienza necessaria». Su tutto questo – sottolinea Cellini – aleggia il rischio «di non denunciare la propria condizione per il rischio di perdere il posto di lavoro».

«Se confrontiamo i dati italiani con quelli europei, l’Italia sta peggio per incidenti mortali e meglio dal punto di vista dei dati sulle malattie», dice Marco Carletti, segretario della Fillea Cgil di Roma e Lazio. «La verità è che non vengono presentate le domande perché significa coinvolgere l’azienda». Il dato numerico più allarmante, per il Lazio, è che «a fronte del 4% di domande presentate a livello nazionale per malattie professionali, ne vengono riconosciute solo il 18%», spiega Carletti. E invece il «dato reale è molto più grave». 131 lavoratori hanno segnalato disturbi a carico del segmento mano-braccio, tra formicolii, deficit di forza, problemi di caduta di oggetti, addormentamento e torpore della mano. I più gravi verranno sottoposti a visita medica e faranno eventualmente denuncia di malattia professionale. Un dato che «concorda con quello derivante da una indagine congiunta Inail-Parti Sociali (categoria edili di Cgil, Cisl e Uil). E sintomi che, significativamente, “smettono dopo un periodo di ferie».

Una realtà che ha come sfondo la crisi del settore delle costruzioni, che a Roma e nel Lazio vede ribassi d’asta anche del 45%, e le rappresentanze sindacali che «stanno perdendo legittimità». Ecco perché «bisogna intervenire con rapidità per salvare le imprese strutturate che stanno morendo a causa della concorrenza della malaimpresa». Le tutele previste dovrebbero essere offerte dagli enti previdenziali. «Intanto dobbiamo cercare di non fare ammalare i lavoratori con metodologie e sistemi di lavoro civili», dice Cellini. «Tutto un sistema di assistenza pubblica è venuto meno». Eppure nel settore dell’edilizia, a differenza degli altri settori, la denuncia per malattie professionali potrebbe essere meno “problematica”: trattandosi di attività lavorativa stagionale, l’ultima azienda che fa la denuncia non ne risponde dato che la patologia fa riferimento a lunghi periodi lavorativi in diverse imprese. «Abbiamo delle basi di partenza, dovremmo perfezionarle ma è necessario il concorso di tutti i soggetti a partire dalla fase di affidamento di una gara rimanendo aderenti alle regole del mercato», conclude il sindacalista.

Leggi la quarta parte:

Edilizia e malattie professionali, la situazione nel Lazio