Addio termovalorizzatore, a Napoli torneranno le discariche?

Addio termovalorizzatore, a Napoli torneranno le discariche?

NAPOLI – «Non abbiamo perso tempo in giochi di posizione» esordisce Corrado Clini, neoministro dell’Ambiente, dopo una riunione-fiume a Napoli convocata ieri sulla questione rifiuti. Lo dice anche su Twitter. E poi dichiara: «Ho avuto la fortuna di passeggiare in questa città e non ho trovato alcun segno di emergenza rifiuti». Al suo fianco, in prefetturam il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, sorride. È il primo risultato raggiunto: sacchetti a terra non ce ne sono e non deve dirlo il sindaco, ma il ministro del governo di Mario Monti. Il secondo risultato del sindaco è nero su bianco in un comunicato stampa, l’unico rapporto che Clini ha coi giornalisti dopo quattro ore di riunione in prefettura («niente domande» dice il suo portavoce scatenando l’ira dei cronisti). «Riesaminare l’accordo del 2008 relativo all’inceneritore di Napoli Est e possibilità di valutare ipotesi alternative, connesse al miglior funzionamento del ciclo dei rifiuti». Che significa? Che il secondo termovalorizzatore di Napoli, quello cui de Magistris ha dichiarato guerra già durante la campagna elettorale, non si farà. Il sindaco ha detto no; il mercato ha detto no (tre gare d’appalto deserte). E ora pure il governo dice no. Ma è un niet condizionato, riferiscono i bene informati, a qualcos’altro che capiremo nei prossimi mesi. Il timore: una nuova discarica?

L’incontro fra Clini, de Magistris, il governatore campano Stefano Caldoro e il presidente della Provincia Luigi Cesaro non è stato burrascoso ma nemmeno tranquillo. «È iniziato come una seduta di psicoterapia, si sono sfogati tutti» riferisce una fonte a Linkiesta.it. «Sui fondi destinati al Comune si è parlato a lungo». Lo testimonia il foglietto che il ministro ha “incautamente” lasciato sul tavolo: ci sono segnate le cifre che il Comune di Napoli ha incassato (o avrebbe dovuto) nel corso di questi anni e che non ha incassato causa procedura d’infrazione dell’Unione europea. Già, l’Europa, il grande cruccio. «Il problema che ha provocato questa riunione non è l’emergenza rifiuti di Napoli – afferma il ministro – ma è stata la posizione della Commissione europea che ha messo l’Italia in una situazione difficile per quanto riguarda la procedura d’infrazione e la sanzione. Io ho chiesto al sindaco di Napoli, al presidente della Provincia e della Regione di individuare insieme il percorso per affrontare il tema della procedura d’infrazione europea per dare una risposta concordata e soprattutto per avviare insieme un meccanismo che consenta di affrontare il tema dei rifiuti di Napoli in modo razionale, sereno e produttivo».

Cosa significa? Che il primo obiettivo è convincere l’Europa a riaprire i cordoni della borsa. Una volta fatto questo, si potrà investire su un impianto di compostaggio e su una fase più intensiva della raccolta differenziata (al momento inchiodata al 19%). Il governo «fornirà ogni contributo per accelerare l’utilizzo dei fondi Fas al di fuori del patto di stabilità e la regione conseguentemente si impegna a dare immediata attuazione al programma concordato» si legge nell’accordo firmato tra gli Enti locali.

E ancora: la catastrofe ambientale rappresentata dai 6 milioni di ecoballe stoccate in Campania pure è stata discussa. E come si risolve? «Utilizzando, come chiesto dall’Unione europea, le migliori tecniche di valorizzazione energetica, integrate con l’utilizzazione del rifiuto urbano trattato negli impianti Stir ubicati nella provincia di Napoli». In parole povere: con un termovalorizzatore. Che, dunque, non si farà nella zona Orientale del capoluogo, ma da qualche altra parte pure bisognerà costruirlo. Probabilmente a Giugliano, nel Napoletano. Fra l’altro proprio in queste ore, con una intervista, il segretario regionale del Partito Democratico, Enzo Amendola, ha dettato la linea del partito in regione, sì al termovalorizzatore.

Non solo rifiuti: Clini all’ombra del Vesuvio ha dovuto affrontare una vicenda dai contorni ancora non troppo chiari che però sta facendo tremare le vene dei polsi in Comune e Regione. C’è la possibilità che l’intera area ex industriale di Bagnoli venga messa sotto sequestro o quanto meno debba essere oggetto di una nuova bonifica perché quella attuale potrebbe essere dichiarata insufficiente. In Procura l’attenzione è massima e in questi giorni i tecnici dell’Arpac, l’agenzia ambientale regionale, stanno facendo nuove analisi. Ma se proprio lì devono essere realizzate le infrastrutture per ospitare le preregate della Coppa America, grande evento ottenuto con sacrificio e con spesa di qualche milione d’euro, cosa succede? Gli enti coinvolti si sono impegnati «a realizzare nei tempi più rapidi possibili ed entro le scadenze già fissate tutte le valutazioni relative al sito di Bagnoli». Ma a Palazzo si spera che la magistratura napoletana non individui elementi tali da dover prendere provvedimenti drastici.

E sempre sul fronte dei grandi eventi, come se non bastasse, un altro colpo al piano de Magistris per la città è rappresentato dall’addio (mascherato) di Roberto Vecchioni da ogni ruolo operativo per il Forum delle Culture 2013: dopo una polemica sul compenso (220mila euro) ipotizzato per l’artista che aveva assunto il ruolo di presidente dell’evento, oggi la decisione. Dopo un incontro a Milano col sindaco, Vecchioni ha deciso: «Resterò presidente ma senza compenso». Una «scelta che gli fa onore» chiosa subito de Magistris.

In realtà, a quanto si apprende, il ruolo del vincitore di Sanremo 2011 sarebbe da oggi non più vincolato ad una presenza in pianta stabile a Napoli (presenza che pure Vecchioni aveva garantito subito dopo essere stato indicato alla guida della Fondazione). De Magistris è invece convinto di tutt’altro: «Roberto – dice – lavorerà con slancio e impegno al Forum e al rilancio di Napoli che questo evento comporterà». 

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