Altro che accordo, gli emendamenti alla manovra sono 1.300

Altro che accordo, gli emendamenti alla manovra sono 1.300

Avevano promesso pochi emendamenti alla manovra. Correzioni minime, a saldi invariati, condivise dalle maggiori forze politiche. Uno sforzo inedito per agevolare l’impegno del governo Monti, ma anche per dimostrare che la politica, quando vuole, sa mettere da parte gli interessi personali per tutelare il bene del Paese. Invece non ce l’hanno fatta. Alle 11 di questa mattina, alla scadenza del termine, i partiti hanno depositato in commissione Bilancio la bellezza di 1.300 emendamenti. Roba che nemmeno nei decreti milleproroghe degli anni d’oro.

I tecnici di Montecitorio sono rimasti sorpresi. “Al momento siamo ancora in alto mare – raccontano preoccupati dalla commissione Bilancio – gli emendamenti sono davvero tanti”. E così a oltre tre ore dalla scadenza del termine per la presentazione, negli uffici della Camera si stava ancora lavorando per numerare le proposte di modifica.

Gran parte delle proposte di correzione vengono da Lega e Italia dei Valori. I due partiti che con ogni probabilità voteranno contro la manovra. Quasi 600 i documenti presentati dai leghisti. Circa 130 quelli dell’Idv. “Tutti emendamenti di merito e non ostruzionistici” si è giustificato il vicepresidente dipietrista Antonio Borghesi. E ci mancava. Per non essere da meno si sono dati da fare anche i parlamentari di Pd, Pdl e Terzo Polo. “Il Partito democratico farà in modo di evitare il solito mercato degli emendamenti” aveva assicurato ieri il coordinatore democrat delle commissioni economiche Francesco Boccia. Alla fine i suoi colleghi ne hanno presentati un centinaio. E i pochi emendamenti concordati con il Pdl che fine hanno fatto? “Bisogna considerare un aspetto fondamentale – raccontano dal partito di Pier Luigi Bersani – tutti gli emendamenti alla manovra sono stati presentati da singoli parlamentari. Ufficialmente come gruppo non abbiamo presentato neppure una modifica”. Insomma, libertà di coscienza. Più che coerenza.

Alla fine sul tanto decantato senso di responsabilità ha prevalso lo spirito creativo dei singoli parlamentari. Che in alcuni casi hanno avanzato proposte tanto originali quanto irricevibili. Frutto – è facile immaginare – di suggerimenti e richieste di qualche elettore di peso.

Cosa si cerca di emendare? I temi più richiesti sono ovviamente la previdenza e l’imposta sulla prima casa. Ma a spulciare tra i documenti si trova un po’ di tutto. Come la proposta del leghista Water Togni, che propone di impiegare i detenuti “in opere e servizi socialmente utili come la salvaguardia dell’ambiente e del territorio”. Un emendamento lodevole, per carità. Ma forse un po’ fuori tema.

Piuttosto radicali gli emendamenti presentati dalla Lega. C’è la richiesta di introduzione del discusso contributo di solidarietà. Pari al 10 per cento di tutte le retribuzioni superiori ai 120mila euro annui. E l’ipotesi di un forte prelievo sulle pensioni d’oro. Misure drastiche per quanto riguarda il capitolo pensioni. Tra le tante, gli uomini di Umberto Bossi hanno depositato un emendamento per riabilitare le pensioni di anzianità (cancellate dal ministro Elsa Fornero). Via del tutto l’Ici sulla prima casa.

Estrema libertà di coscienza anche tra i parlamentari del Popolo della libertà. Almeno due proposte di modifica della manovra – presentate da Maurizio Bianconi, Viviana Beccalossi, Francesco Biava e Monica Faenzi – chiedono di estendere l’Ici (presto Imu) anche agli immobili di proprietà ecclesiastica. “Se equità deve essere, è giusto che anche quegli enti, quelle associazioni e tutti quei soggetti che finora sono stati esenti dal pagamento di una tassa, quella sugli immobili, che non fa davvero piacere a nessuno pagare, contribuiscano a risollevare le casse dello Stato” spiegano. Con buona pace dell’ex premier Silvio Berlusconi che solo ieri si era detto contrario al progetto.

L’ex sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia propone di innalzare la soglia di tracciabilità a 2mila euro (nella manovra è fermo a mille). Il berlusconiano Amedeo Laboccetta si erge in difesa dei consiglieri municipali. La manovra Monti prevede un taglio alle retribuzioni dei consiglieri “di quartiere”. Lui propone di ripristinare l’indennità di carica per presidenti, assessori e consiglieri nei comuni sopra i 500mila abitanti. “Si tratta semplicemente di tutelare il primo presidio democratico delle grandi città – si augura Laboccetta – Sono certo che i colleghi sapranno cogliere il buon senso della mia proposta”.

“Solo” 37 gli emendamenti presentati da Futuro e libertà. Tra questi spiccano la richiesta di un tetto per il trattamento economico dei dirigenti pubblici (fissato a 250mila euro annui) e la “previsione di un’asta a pagamento per l’aggiudicazione delle frequenze televisive per il digitale terrestre, per cui attualmente sono in corso le procedure di assegnazione gratuita”. E ancora: revisione della tassazione sugli immobili per le attività commerciali di sindacati ed enti religiosi, razionalizzazione delle Province e superamento del monopolio Siae sui diritti d’autore.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter