Asta per le frequenze tv, il governo fa marcia indietro

Asta per le frequenze tv, il governo fa marcia indietro

Sull’assegnazione delle frequenze tv il governo Monti fa marcia indietro. Una settimana fa, durante l’approvazione della manovra alla Camera, l’esecutivo si era impegnato a sospendere il “beauty contest” e assegnare le frequenze tramite un’asta. Una promessa formale. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento Piero Giarda aveva dato parere favorevole a un ordine del giorno – approvato da Montecitorio – che obbligava il governo ad adottare opportune iniziative per «l’assegnazione delle frequenze tramite una procedura ad evidenza pubblica competitiva». Un documento sottoscritto da  Idv e Lega per non regalare a Rai e Mediaset le frequenze liberate dal passaggio al digitale.

Adesso il governo ci ripensa. Nella serata di ieri l’Italia dei Valori ha depositato presso le commissioni Bilancio e Finanze del Senato un emendamento alla manovra. Una proposta di modifica al provvedimento che ricalca esattamente l’odg votato alla Camera una settimana fa. Stavolta, però, l’esecutivo ha detto di no. Rifiutandosi di inserire nel decreto Salva Italia l’asta delle frequenze. D’accordo con il governo Monti anche i due relatori della manovra: il Pdl Paolo Tancredi e il Pd Giuliano Barbolini. Dato che, come spiega il senatore dipietrista Alfonso Mascitelli, la proposta è stata respinta proprio nella relazione dei due parlamentari, cui il governo si era richiamato.

Il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro denuncia la «truffa» in un incontro con la stampa a Montecitorio. «Il governo Monti ci prende in giro e prende in giro gli elettori – chiarisce l’ex pm – Prima dice una cosa, poi ne fa un’altra». Mentre il leader Idv lancia l’accusa, ai cronisti presenti vengono distribuiti alcuni lanci di agenzia della scorsa domenica. Sono le frasi rilasciate dal ministro delle Infrastrutture Corrado Passera durante la trasmissione tv “Che tempo che fa”. In cui l’esponente del governo ritiene «non tollerabile» l’assegnazione gratuita delle frequenze tv. Stando ai dipietristi è l’ennesima promessa mancata del governo in materia.

Perché Monti ha cambiato idea? A giustificare la retromarcia del governo – e dei relatori della manovra – ci sono probabilmente questioni procedurali. Accogliendo l’emendamento dell’Idv il decreto sarebbe dovuto tornare a Montecitorio per una nuova approvazione. Ipotesi difficilmente realizzabile, dato l’approssimarsi delle ferie natalizie e la sospensione dei lavori parlamentari. Il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi non è d’accordo. «Una piccola correzione avrebbe comportato una perdita di tempo di poche ore». Di Pietro ne fa una questione di correttezza istituzionale. E nell’incontro di poche ore fa chiede l’intervento del capo dello Stato Giorgio Napolitano, perché «sia garante del rispetto degli impegni a cui il governo è chiamato dal Parlamento». 

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