Circoli e intrallazzi, il mondo dei troll ci assomiglia

Circoli e intrallazzi, il mondo dei troll ci assomiglia

L’autrice Tove Marika Jansson (Helsinki, 9 agosto 1914 – 27 giugno 2001) è stata una scrittrice e pittrice finlandese, figlia di uno scultore e di una illustratrice. Ha studiato a Stoccolma (1930-33), a Helsinki (1934-36) e a Parigi (1938). Tra i suoi lavori artistici si ricordano: affreschi a Helsinki (1947), per la scuola professionale di Kotka (1951), per il municipio di Hamina (1952) e per l’asilo di Pori (1984) e anche una pala d’altare per la chiesa di Teuva (1954). Appartenente alla minoranza finlandese di lingua svedese, è nota in tutto il mondo per la serie dei Mumin, libri per l’infanzia apparsi per la prima volta nel 1946, tradotti in decine di lingue.

La casa editrice Black Velvet nasce nel 1997 per volontà di Omar Martini e Luca Bernardi, prefiggendosi inizialmente due scopi: cercare di aprire uno spazio (allora inesistente) a un certo tipo di fumetto americano che, basandosi sull’autobiografia e sul quotidiano, allarga le capacità espressive e di comunicazione del mezzo, e fornire nuovi esempi di quello che può essere un approccio diverso – più concreto e professionale – alla critica del fumetto.

Come Tove Jansson inventò il mondo dei Mumin

di Omar Martini e Sergio Rossi

Sebbene Tove Jansson sia famosa soprattutto come scrittrice, illustratrice e pittrice, il suo rapporto con il fumetto non è stato sporadico ma, anzi, risale alla sua infanzia. Non solo fin da bambina e adolescente, negli anni Venti e Trenta del Novecento, fu un’accanita lettrice di riviste a fumetti per bambini, come il fratello Lars, ma la sua prima opera pubblicata fu proprio una storia a fumetti: Le avventure di Prickina e Fabian, sette puntate di una pagina scritte e disegnate nel 1929 per la rivista settimanale Lunkentus, quando Tove aveva solo quattordici anni. La vicenda aveva come protagonisti due bruchi ed era realizzata proprio come i fumetti del Corriere dei Piccoli: la pagina era suddivisa in vignette con il testo posto sotto di esse, a volte in prosa altre in versi, e non all’interno delle “nuvolette” (i balloon) che escono dalla bocca dei personaggi. In questi primi fumetti Tove inserì (molto raramente) anche qualche balloon, che però non era essenziale per lo svolgimento della storia. A questa seguirono altre due storie di una pagina (Il pallone da calcio che volò fino in cielo nel 1930 e Pelle e Göran si imbarcano nel 1933), sempre con il testo posto sotto le vignette, in cui Tove Jansson sperimentò per la prima volta l’uso delle linee cinetiche per indicare il movimento dei personaggi. In seguito smise di disegnare fumetti e non li riprese se non per raccontare le gesta delle sue creature più famose, i Mumin. Il nome di “Mumin” fu inventato dallo zio di Tove, il professore Einar Hammarsten: una notte, raccontava lo zio alla nipote, quando era piccolo, gli capitava spesso di alzarsi di notte per mangiare qualcosa, e una sera, in cucina, incontrò un piccolo troll di nome “Mumin”.

La prima versione di Mumin nasce invece da un disegno che Tove fece nel bagno della casa estiva di famiglia, dopo una discussione con l’altro fratello Per Olov. Diversi anni dopo, quando iniziò a lavorare per la rivista Garm, a cui collaborò per oltre vent’anni, accanto alla sua firma iniziò a disegnare un personaggio che assomigliava a quello che poi sarebbe diventato l’attuale Mumin. Per Garm Tove realizzò diverse centinaia di illustrazioni, diventando una delle più importanti illustratrici satiriche della Finlandia.
La prima storia a fumetti dei Mumin fu pubblicata nel 1947 nel giornale svedese Ny Tid quando Atos Wirtanen, redattore del periodico e grande amico di Tove, le chiese se era interessata a disegnare un fumetto per loro. Tove decise di adattare Caccia alla cometa, il secondo romanzo di Mumin uscito l’anno precedente, ribattezzandolo Mumin e la fine del mondo. Siccome il quotidiano non aveva molte pagine (solo quattro), il fumetto appariva esclusivamente il venerdì, e finì per accompagnare il giornale per circa sei mesi. La narrazione era ancora quella dei primi fumetti realizzati da Tove: ogni pagina conteneva due strisce con tre vignette ciascuna sotto le quali si trovava il testo che portava avanti la narrazione.

Nonostante la fama crescente, il fumetto di Mumin provocò diverse lettere di protesta perché non venne apprezzato il tono leggero e “svagato” dei personaggi che, secondo alcuni lettori adulti, mal si adattava alla serietà del quotidiano politico in cui era pubblicato. Quando la storia finì, la collaborazione si interruppe e sembrò quindi che la carriera di fumettista dell’autrice fosse arrivata alla sua conclusione… ma qualcosa stava per accadere.
I romanzi dei Mumin erano stato pubblicati, quasi casualmente, in Inghilterra nel 1950. I primi due libri, Caccia alla Cometa e Il cappello del Gran Bau, ottennero un successo strepitoso, per cui la Associated Newspapers, che pubblicava diversi giornali, si mostrò molto interessata ad adattare le vicende dei Mumin in strisce a fumetti da inserire nei loro quotidiani. La decisione di pubblicare fumetti nei giornali del gruppo nasceva dalla passione dell’editore, Lord Rothermere, per una striscia americana apparsa negli anni Quaranta con protagonista un bambino, Barnaby di Crockett Johnson. In quegli anni il Daily Mail, uno dei principali quotidiani inglesi, pubblicava la striscia Rufus di Douglas Mount e Wally Fawkes, anche questa con protagonista un bambino, che aveva molto successo; si volle quindi cercare un altro personaggio che potesse ripetere quella popolarità, e la scelta finì sui Mumin di Tove Jansson.
Agli inizi del 1952, Charles Sutton, direttore editoriale all’Associated Newspapers, scrisse all’autrice chiedendo se fosse interessata a realizzare dei fumetti per loro. Tove accettò e iniziò una lunga corrispondenza tra i due per sviluppare l’idea di partenza di Sutton di una striscia che prendesse in giro il modo di vivere moderno. Questo rapporto epistolare culminò in una visita di Sutton a Helsinki nel 1952 e in un’altra di Tove a Londra nel 1954, e fu fondamentale non solo per la creazione della striscia ma anche per l’evoluzione di Mumin e dei comprimari nei quattro romanzi che sarebbero usciti in seguito.
A Londra e dalle lettere di Sutton, Tove ricevette una vera e propria “lezione” su come doveva realizzare i fumetti a striscia. Innanzitutto, sparirono i testi che “raccontavano” la storia sotto le vignette e comparvero i balloon. Poi a tutte le storie fu data una precisa struttura narrativa perché il racconto funzionasse sia nella sua completezza sia nella sua quotidianità: doveva succedere sempre qualcosa tutti i giorni, altrimenti i lettori avrebbero rischiato di annoiarsi. L’autrice poi doveva stare attenta al periodo dell’anno in cui le strisce sarebbero uscite: senza dover per forza farsi “influenzare” dalla stagione, era preferibile che una storia che usciva in estate non dovesse avere, per esempio, un’ambientazione invernale.

Per quanto riguarda le trame, i fumetti erano completamente slegati dai libri. Se anche comparivano i personaggi più importanti, come la piccola Mi, Mimla, Too-Ticki e Tabacco, per citarne solo alcuni, non c’erano mai riferimenti alle vicende in prosa che li avevano visti protagonisti: la dimensione della striscia a fumetti e quella dei romanzi erano completamente separate. Gli unici contatti si concretizzarono in certe situazioni che vennero riprese e modificate – per esempio l’allagamento della Valle dei Mumin che è preso da Magia d’estate – e l’adattamento vero e proprio del romanzo Caccia alla cometa, che Tove rifà anche in questa nuova incarnazione.
L’altro aspetto importante già accennato prima riguarda l’evoluzione dei personaggi che invece ha influenzato i contraltari in prosa. La prima variazione è inserita nel racconto Le follie invernali di Mumin: la famiglia dei Mumin infatti dovrebbe andare in letargo d’inverno ma, sempre per le ragioni editoriali del quotidiano citate sopra, per cui era meglio tenere un minimo di collegamento temporale con il periodo in cui uscivano i fumetti, Tove fece in modo che i Mumin si stufassero di andare a dormire e creò una storia ambientata nel periodo invernale. Questa idea sarebbe stata poi parzialmente introdotta nel romanzo Magia d’inverno (nel quale compare per la prima volta Too-Ticki), in cui tutta la famiglia va in letargo tranne Mumin, che si sveglia e diventerà il protagonista assoluto della storia.
La seconda, e più importante, novità è che i romanzi dei Mumin acquistarono un tono diverso: non più “semplici” romanzi rivolti a un pubblico di ragazzi, ma testi che possono essere letti con piacere anche dagli adulti perché l’aspetto “leggero” dell’avventura scompare, dato che era ampiamente svolto dalle strisce quotidiane. I personaggi acquistarono maggiore profondità psicologica e le situazioni in cui erano inseriti potevano essere viste come una parodia o una satira della vita moderna. La famiglia Mumin non era però la semplice personificazione dei nostri tic o idiosincrasie, e nemmeno una versione antropomorfa di come si sarebbero comportati degli animali: sono una creazione originale che non ha legami con niente di cui siamo a conoscenza, e che si comporta in modo personale.
Tutto questo lavoro preparatorio, nato dall’esigenza della casa editrice di avere un’abbondante scorta di materiale realizzato in anticipo per evitare che eventuali ritardi imprevisti dell’autrice potessero mettere in pericolo l’uscita quotidiana, fece slittare la pubblicazione della prima striscia due anni dopo l’iniziale proposta, e cioè il 20 settembre 1954. La Associated Newspapers volle poi trovare il giornale giusto per presentare la serie al più ampio gruppo di lettori: dopo varie opzioni, la scelta cadde sull’Evening News, all’epoca il quotidiano più diffuso in Gran Bretagna, e si decise di lanciarla nel periodo autunnale, quando gli inglesi erano già tornati dalle vacanze e il fumetto poteva essere letto da un pubblico maggiore.

Vista la fama dei romanzi dei Mumin, venne organizzato un lancio in grande stile: una serie di illustrazioni quotidiane, accompagnate da un testo sibillino, annunciarono gradualmente e senza svelare troppo l’arrivo dei troll finlandesi per tutta la settimana precedente. Il giorno della pubblicazione della prima striscia tutti i camioncini che trasportavano l’Evening News avevano un cartellone con ritratto Mumin.
Le situazioni surreali fecero velocemente breccia nel cuore dei lettori e il successo della striscia fu immediato. Nel giro di qualche mese, la Associated Newspapers riuscì a vendere la striscia in molti Paesi, tra cui anche l’Italia (dove sbarcò all’inizio degli anni Settanta sulla rivista Linus), arrivando ad apparire nel momento di maggiore fortuna in quaranta Paesi su quasi centoventi giornali.
Ben presto però accadde l’inimmaginabile. Prima Tove non riuscì a reggere il ritmo di scrittura giornaliera, per cui chiese al suo editore di trovarle uno sceneggiatore che potesse fornire le storie. Alla fine, si ritenne che sarebbe stato meglio trovare uno scrittore scandinavo, come la Jansson, senz’altro più in sintonia con lo spirito delle vicende, ma la ricerca non ebbe successo. Poi anche il disegno divenne un peso. Sebbene fosse grata alla striscia per la notorietà e per la sicurezza economica che le stava dando, mantenere quei ritmi di produzione divenne davvero pesante per l’autrice, che si voleva dedicare anche ad altre cose che non fossero i fumetti. Fortunatamente la soluzione era “vicina” e risultò vincente. Lars, uno dei fratelli di Tove, non solo aveva già una certa esperienza come romanziere ma era anche il traduttore delle strisce in inglese perché la sorella preferiva scrivere nella sua lingua madre. Conosceva meglio di chiunque altro quel mondo narrativo e quei personaggi, per cui all’inizio affiancò l’autrice solo nella scrittura delle storie e, successivamente, la sostituì anche nel disegno: sebbene fosse completamente autodidatta, nel giro di poche settimane riuscì a maneggiare uno stile che soddisfacesse Tove, e il 2 gennaio 1960 prese ufficialmente le redini della striscia che avrebbe tenuto ininterrottamente fino al 1975.
L’interruzione di Lars segnò la fine delle storie dei Mumin realizzate da un componente della famiglia Jansson, dato che anche Tove aveva abbandonato la letteratura per l’infanzia dopo la morte della madre nel 1970. Fortunatamente la mole di libri e fumetti che questa coppia ha realizzato nel corso di diversi decenni di attività continuano a essere ristampate in tutto il mondo, e riempiranno ancora per molto tempo le nostre ore di letture.
 

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