E adesso dall’Italia dipende il futuro dell’euro

E adesso dall’Italia dipende il futuro dell’euro

«A coniare la frase per primo è stato lo Zar Nicola I di Russia, per descrivere l’impero ottomano. Da allora, molti Paesi sono stati definiti “malato d’Europa”. Negli anni ’60 e ’70 il candidato era l’Inghilterra, con una bassa crescita e un’attitudine allo sciopero. Negli anni ’90 è toccato alla Germania. Oggi c’è un nuovo paziente: l’Italia». Economist, 19 maggio 2005. Sei anni dopo, il malato d’Europa è diventato il masso annodato alle caviglie della moneta unica che annaspa sotto pesanti ondate di vendite. Alla vigilia del decisivo Consiglio dei Ministri di lunedì, quando il premier Mario Monti alzerà il velo sui contenuti della nuova manovra da 25 miliardi di euro, questa settimana le principali banche d’affari al mondo hanno spedito ai loro clienti le previsioni economiche sul club dei 27 nell’annus domini 2012. Giungendo alla medesima conclusione di Angela Merkel, nel suo intervento di ieri al Bundestag: «Il futuro dell’Europa è nelle mani dell’Italia».

La copertina dell’Economist il 19 maggio 2005

Secondo l’Outlook di Goldman Sachs, banca sinonimo dei “fat cats” (come li definì il presidente Usa Barack Obama, i “gatti grassi”) di Wall Street, l’anno prossimo sarà di recessione: -1,8% la contrazione del Pil comunitario, rispetto al consensus fermo su un timido +0,4 per cento. Un quadro non rassicurante, che Mario Draghi, alla sua prima riunione da presidente della Bce, aveva definito «di moderata recessione». Sebbene l’aumento dei prezzi al consumo, nelle previsioni di Goldman Sachs, sarà meno dirompente nel 2012 (+1,7% sul 2011) e nel 2013 (+1,6% sul 2012) rispetto a quest’anno (+2,7% sul 2010), l’Italia andrà in controtendenza, con una dinamica al rialzo ben più pronunciata nel 2012 (+1,9% sul 2011) ma in deciso calo nel 2013 (+0,2% sul 2012), mentre il Pil rallenterà nel 2012 (-1,6% sul 2011) e rimarrà stabile nel 2013 (-0,1% sul 2012). 

La dinamica della crisi Usa del 2008 e l’attuale crisi europea a confronto (Fonte: Goldman Sachs Global Outlook 2012-2013)

Più ottimisti gli esperti di Barclays, che vedono una contrazione del Pil nazionale dello 0,5% nel 2012 e un +0,7% nel 2013, al contrario delle stime sull’inflazione, a quota +2,3% nel 2012 e +1,8% nel 2013, sempre rispetto ai dodici mesi precedenti. Per l’americana Morgan Stanley la crescita di Roma sarà negativa (-1%) nel 2012 e praticamente a zero (0,2%) nel 2013, a fronte di un tasso di disoccupazione che crescerà dall’8 al 10 per cento.

Ad aggravare ulteriormente il contesto, come sottolinea oggi proprio l’Economist, è il drenaggio di liquidità delle principali banche statunitensi dai Paesi periferici: l’esposizione aggregata nei confronti di Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda e Italia per Citigroup è scesa a 16 miliardi di dollari, il 14% del capitale di base e a 2,5 miliardi per Goldman Sachs (5% del patrimonio di base), stando ai dati dell’agenzia di rating Moody’s. La crisi di fiducia si riflette sul mercato interbancario, dove giovedì i depositi overnight presso la Bce hanno toccato un nuovo record a quota 313 miliardi di euro, un segnale inequivocabile dal momento che Eurotower concede dei finanziamenti a un tasso del 2%, quando sul mercato interbancario gli interessi scendono a 0,47 per cento.

Lunedì il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy si ritroveranno a Parigi per discutere dei cambiamenti da apportare ai Trattati comunitari in modo da allargare il campo d’azione dell’istituto guidato da Mario Draghi, sulla falsariga della Federal Reserve americana. Gli acquisti di bond italiani sul mercato secondario da parte di Eurotower, infatti, sono uno strumento necessario ma non più sufficiente a calmare l’impennata dei rendimenti obbligazionari. Tanto che in settimana il Tesoro ha attivato l’operatività del suo conto presso Bankitalia per finanziare le banche a cui gli altri istituti hanno voltato le spalle, e le prime richieste hanno sfondato gli 11 miliardi di euro.

Le ricapitalizzazioni imposte dall’Eba, il regolatore comunitario, alle principali banche italiane hanno contribuito a indebolire ulteriormente la loro posizione sul mercato internazionale, anche se in settimana, per Banco Popolare e Ca de’ Sass, è arrivata una boccata d’ossigeno contabile dall’affrancamento degli avviamenti, complessa procedura che consente allo Stato di incassare subito crediti fiscali e alle banche di contabilizzare ulteriori utili per 203 milioni di euro nel caso di Banco Popolare, e di 1 miliardo per Intesa Sanpaolo. Nonostante questo maquillage, gli istituti continuano a soffrire nel loro core business, cioè prestare alla clientela e alle imprese, come limitandosi a gestire l’esistente o concedendo nuovi finanziamenti a tassi elevatissimi.

Sempre 2005, l’Economist scriveva: «non stupisce che gli imprenditori in Italia si sentano via via più pessimisti. Oltre a combattere contro un’economia stagnante, possono indicare una sequela di provvedimenti che hanno minato la loro fiducia così come quella degli investitori internazionali». Dopodomani si capirà meglio se è questo il caso delle misure che sta approntando l’esecutivo Monti, o se ci sarà un cambio di passo.

Twitter: @antoniovanuzzo