Fmi contro Europa: “In Grecia state peggiorando le cose”

Fmi contro Europa: "In Grecia state peggiorando le cose"

Sempre peggio. L’abisso in cui è piombata la Grecia non ha fondo. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha pubblicato oggi l’ultima analisi della condizione economica del Paese. È cruciale, data la situazione di estrema emergenza, l’applicazione del piano concordato durante il Consiglio europeo dello scorso 26 ottobre. In assenza di quello, spiegano i tecnici del Fmi, il debito greco è semplicemente «insostenibile». Questo perché nulla sta andando come dovrebbe. Il programma di consolidamento fiscale e di riforme sta procedendo a un ritmo troppo lento per far riprendere Atene. Infatti, il Pil reale della Grecia quest’anno vedrà una contrazione del 6%, molto più delle previsioni. Ma ciò che preoccupa maggiormente è che fino al 2014 non ci sarà crescita. Solo in quell’anno il prodotto interno lordo a segnerà un incremento del 2,4% rispetto l’anno precedente.

La situazione sta degenerando velocemente. L’istituzione guidata da Christine Lagarde lo scrive nero su bianco nelle oltre 160 pagine che compongono l’ultimo Staff report sulla Grecia. Il debito pubblico continua a crescere e rischia di raggiungere il 187% del Pil già nel 2013, in assenza di una concreta assunzione di responsabilità da parte del governo di Atene. A peggiorare la situazione, però, ci ha pensato anche l’Europa.

I tecnici del Fmi criticano ampiamente le scelte prese dal Consiglio europeo del 21 luglio scorso. In quell’occasione fu deciso il coinvolgimento dei creditori privati (banche e società finanziarie) nel programma di ristrutturazione del debito ellenico, circa 365 miliardi di euro. Il taglio al valore nominale dei bond detenuti in portafoglio, cioè l’haircut, doveva essere del 21 per cento. Così aveva negoziato l’Institute of international finance (Iif), la lobby bancaria guidata dal numero uno di Deutsche Bank, Josef Ackermann. Tuttavia, molto presto le stesse banche si sono rese conto che non era abbastanza, che la Grecia non stava eseguendo alla lettera il programma di riassetto dei conti pubblici della troika composta da Fmi, Bce e Ue.

Privatizzazioni, misure di consolidamento fiscale, riforme strutturali. Niente o quasi va come dovrebbe andare. Nonostante il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos stia continuando a rassicurare la comunità internazionale, l’immobilismo è elevato. La troika ha richiesto il taglio di oltre 150.000 dipendenti pubblici entro il 2015, più una riforma delle pensioni e diverse altre azioni di austerity, compresa una revisione del sistema bancario e un piano di privatizzazione.

Le prospettive macroeconomiche continuano a deteriorarsi. L’ultima Dsa (Debt sustainability analysis), pubblicata integralmente da Linkiesta lo scorso 22 ottobre, prevedeva un rapporto debito/Pil al 186% nel 2013. Secondo l’ultima analisi questo sarà invece del 187 per cento. Se le condizioni dettate dal Consiglio europeo del 26 ottobre diventeranno effettive e ci sarà un haircut sui bond ellenici pari o superiore al 50%, il debito scenderà lentamente a partire già dal prossimo anno, quando sarà al 150 per cento. Nel 2016, secondo la tabella di marcia del Fmi, il debito dovrebbe essere intorno quota 104%, salvo che non avvengano ulteriori shock su crescita o programma di risanamento dei conti pubblici. Questo è uno scenario ampiamente più positivo rispetto a quello descritto dalla troika a metà ottobre, quando si pensava che il debito sarebbe tornato sotto quota 150% solo nel 2021.

In assenza di tali iniziative, il quadro peggiorerà in modo sensibile. Il debito raggiungerà il 187% del Pil già nel 2013 e calerà al 156% solo a fine 2020, per poi scendere ancora, al 142% del Pil, solo a fine 2030. Essendo assai vulnerabili agli shock esogeni, il debito pubblico ellenico potrebbe anche superare quota 200%, come fanno notare i tecnici che stanno monitorando la Grecia. Ogni piccola variazione dal programma stabilito, spiegano, potrebbe ulteriormente gravare sullo stato della finanza pubblica greca. È per questo che è consigliabile che il processo di swap del debito proceda come previsto. Dei 365 miliardi di euro sarà fatto un rollover, quindi un concambio peggiorativo, di circa 135 miliardi. Anche con questa operazione, in ogni caso, servirà un ulteriore supporto finanziario: 113,5 miliardi di euro per il ventennio 2011-2030 se ci sarà un haircut del 50% e 109,3 miliardi per lo stesso intervallo temporale se invece sarà del 60 per cento.

Rimangono ampie, tuttavia, le divergenze fra l’Iif e il governo ellenico. Le ultime indiscrezioni parlano di un nuovo stallo nelle trattative, specie considerando che le banche coinvolte nella negoziazione devono eseguire entro la fine del secondo trimestre 2012 le operazioni di ricapitalizzazione raccomandate dell’European banking authority. Da una parte le banche non vogliono sopportare pesanti svalutazioni sui propri portafogli senza essere equiparate ai creditori pubblici, dall’altra il governo guidato da Lucas Papademos non può permettersi di non ristrutturare il debito se non a dei livelli elevati. In mezzo, Francia e Germania che, per motivi elettorali, non possono sostenere un default sovrano nell’eurozona. Sullo sfondo c’è il Fmi e c’è la Grecia. Il primo continua a correggere al ribasso le prospettive su Atene, la seconda non riesce più a risollevarsi.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

Il documento del Fondo monetario internazionale