I Papaboys: “Gli omosessuali? Vanno abbracciati, ma non troppo”

I Papaboys: “Gli omosessuali? Vanno abbracciati, ma non troppo”

«Papaboys? È un nome inventato dai media. Pensi che non mi piace neppure così tanto…». Daniele Venturi è il presidente dell’Associazione Nazionale Papaboys, nata nel 2005, che si propone di racchiudere, come si legge sul sito ufficiale, «i ragazzi cattolici del Terzo Millennio» i quali, «in un’epoca caratterizzata dal crollo delle ideologie e dalla diffusione di falsi miti», scelgono di «restare fedeli a Pietro».

Discussa anche per via di alcune prese di posizione forti su temi di attualità, l’associazione è, con circa 15mila associati, una realtà di vaste proporzioni. Organizza eventi, ha creato una web tv e una web radio, pubblica libri, ha una propria nazionale di calcio e negli ultimi anni è diventata, almeno per i media, la voce di riferimento dei giovani cattolici. Ad oggi, però, dalla curia non è arrivato nessun riconoscimento ufficiale.

È vero?
Sì, è vero. Nessun mistero: per essere riconosciuti ufficialmente ci vuole molto tempo e noi siamo nati da pochi anni. Bisogna però sottolineare che la Chiesa, pur non avendoci ancora “battezzato”, ci apprezzi e dialoghi con noi.

Qualche esempio?
Quest’anno abbiamo dato alle stampe il libro “Ciao, Karol”, contenente le 1500 lettere lasciate in piazza San Pietro dai fedeli il giorno della morte di Giovanni Paolo II. È stata la Segreteria vaticana a consegnarci le lettere. E ancora: ogni anno, a fine gennaio, organizziamo una giornata di preghiera in Terrasanta, appoggiata dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Il cardinale Turkson ci ha inviato una lettera in cui dice: «Voi siete i giovani che testimoniano il bello della Chiesa».

Ma voi sentite di rappresentare tutti i giovani cattolici?
No. Noi rappresentiamo soltanto i nostri associati.

Però siete consapevoli che quando diffondete i comunicati stampa, la vostra posizione viene spesso recepita come la posizione ufficiale.
Noi facciamo sentire la nostra voce. Ma non rappresentiamo tutti i giovani della Chiesa. Pensi che, quando mi invitano a partecipare a qualche trasmissione, chiedo sempre che ci siano anche esponenti di altri movimenti cattolici. Noi parliamo a nome dei Papaboys, non dei Neocatecumenali, né dei focolarini, né per quelli di Azione Cattolica o di Comunione e Liberazione.

Però, quante correnti.
Già. Fin troppe. Io penso che in questa fase storica debbano essere ridotte, in nome di una nuova unità. È tempo di superare le divisioni, anche all’interno della Chiesa.

A proposito di divisioni. Come vede l’attuale situazione politica nel nostro Paese? Ora c’è un governo decisamente più spostato verso il centro cattolico.
Non cambia molto rispetto a prima. L’Italia è un Paese cattolico, ed è normale che anche i suoi politici lo siano. Pensi a Gianni Letta, è Gentiluomo di Sua Santità. O a Romano Prodi, che ogni domenica andava a prendere la comunione.

E Berlusconi?
Beh, lui ha avuto una formazione cattolica, dai Salesiani se non sbaglio. Poi però qualcosa è cambiato in lui. Negli ultimi tempi ha iniziato a venerarsi un po’ troppo… Ha voluto applicare quello che aveva imparato sulla religione su se stesso e sulla sua politica.

Se lo incontrasse cosa gli direbbe?
Con una battuta gli direi: “Dio esiste, ma non sei tu!”. Comunque, se vuole saperlo, Berlusconi non si arrenderà tanto facilmente.

E se incontrasse Monti, invece?
Gli direi: “Non imponga solo tasse, pensi anche alla crescita”.

L’evento clou per i Papaboys sono le Giornate Mondiali della Gioventù, che si tengono ogni due anni in una città diversa. La prossima edizione sarà a Rio de Janeiro, nel 2013. L’ultima è stata a Madrid, dove ci sono state diverse polemiche riguardanti le spese che il governo spagnolo avrebbe sostenuto per garantire lo svolgimento della manifestazione. Si è parlato di 50 milioni di euro, che in un periodo di crisi come quello attuale sono uno schiaffo alla povertà. Che ne pensa?
In realtà, gli eventi sono stati finanziati in larga parte da sponsor privati. Il governo spagnolo ha dovuto sostenere i costi relativi alla sicurezza ed alla pulizia cittadina. Non ci vedo nulla di speciale, si tratta comunque di un evento che ha portato a Madrid 4-5 milioni di persone. Ecco, io credo che sia giusto tenere conto anche dell’indotto economico che questi ragazzi hanno introdotto nelle casse spagnole. In quei giorni, a Madrid, hotel e ristoranti erano tutti esauriti. I Papaboys non dormono nei sacchi a pelo. Quelle sono leggende.

Ritiene quindi che le critiche piovute addosso al governo Zapatero fossero ingiustificate?
Guardi, non mi faccia parlare di Zapatero. Il suo operato al governo si commenta da sé, dal punto di vista morale come da quello economico. Basti vedere i bilanci, prima e dopo la Giornata Mondiale della Gioventù. La Spagna mica l’ho ridotta io in questo stato. Il tempo ha emesso la sua sentenza: mentre il governo Zapatero è stato spazzato via, la Gmg di Madrid sarà ricordata per sempre.

Verrà ricordata anche per qualche episodio poco piacevole, come gli scontri tra i Papaboys e gli indignados spagnoli.
Ma suvvia, tutti i ragazzi, come tali, hanno degli eccessi. Non mi sembra che sia successo nulla di così grave. Una volta c’è stata una scazzottata anche dentro al nostro ufficio di Roma, tra un ragazzo moldavo e un italiano. Sò ragazzi. Si dice così, no?

Che parere avete dei giovani che protestano contro il sistema?
Io dico: viva tutta la gioventù, sia quella che riesce a mantenere un certo equilibrio sia quella – come gli indignados – che combina qualche danno. Non mi piace l’uso della violenza e, in generale, quel loro modo originale di esporre le proprie idee. Ma non sono ragazzi cattivi, sono solo un po’ confusi nella testa. Mi metto nei loro panni: sono cresciuti col frigo sempre pieno e col cellulare sempre carico, e ora gli vengono a dire che gli sta crollando il mondo addosso. È normale che reagiscano così. Bisognerebbe stare loro vicino, usare un approccio da “pacca sulla spalla”. A venti o venticinque anni si è ancora troppo giovani per avere il cuore marcio.

Quest’anno avete criticato il film di Nanni Moretti, Habemus Papam, il cui protagonista è un Papa in crisi d’identità.
Da appassionato di cinema ho guardato il film e l’ho trovato parecchio brutto. Moretti non è un cialtrone, però non è nemmeno Woody Allen, e facendo un film di questo tipo non è certo diventato un mito.

Ma scusi, Venturi, non si può scherzare sulla religione?
No, non si può: io dico sempre “Scherza sui fanti, ma lascia stare i santi”. In più Habemus Papam è uscito proprio nel periodo della Pasqua, ma si rende conto di cosa significhi questo per un cristiano? Comunque Moretti dovrebbe ringraziarci.

In che senso?
Con la nostra critica gli abbiamo fatto un sacco di pubblicità gratuita. Colgo l’occasione per fargli un appello: Moretti, faccia una donazione all’associazione dei Papaboys!

Siete intervenuti anche contro la campagna pubblicitaria Unhate di Benetton, quella che mostrava il bacio del Papa con l’imam Ahmed el-Tayeb. In quel caso non vi siete limitati ad esprimere il dissenso, ma avete invitato le persone a boicottare i prodotti dell’azienda trevigiana.
Eravamo pronti, nel caso non avessero ritirato la foto, a scendere in piazza, ad andare davanti ai megastore della catena per impedire alla gente di entrare. Pubblicare quella foto del Papa è stato un vilipendio. Era nostro dovere intervenire in qualche modo: per noi difendere il Pontefice è difendere la nostra stessa vita.

Però deve ammettere che il messaggio della campagna, per quanto provocatorio, era positivo, umano.
Quando c’è di mezzo l’aspetto commerciale, non c’è niente di umano. E poi, il messaggio umano più bello di tutti i tempi è di Cristo, che ha perdonato chi lo ha ucciso. Comunque quelle foto hanno offeso anche Obama, non solo Benedetto XVI. Non so se mi spiego, parlo dei primi due leader mondiali in ordine di importanza.

Tra i due chi vince, il Papa o Obama?
Beh, parlano i dati. Il Papa, ovunque si trovi nel mondo, è seguito da almeno 150.000/200.000 persone. Obama, invece, raggiunge quelle cifre solo in America.

Ha compiuto un anno l’apertura del Pontefice verso l’uso del preservativo, una posizione ancora oggi molto discussa. Qual è la vostra opinione in merito?
Le rispondo con le parole che rivolgo ai ragazzi: esiste un comandamento che vieta gli atti impuri, ma è molto difficile non caderci. Li capisco, anch’io sono stato teenager. L’importante è essere consapevoli che stiamo facendo un po’ di peccato. La religione cattolica non è la religione dei “no”, ma quella dei grandi “sì”.

Ma quindi i Papaboys fanno l’amore?
Ma certo! La prima volta lo fanno con il Signore, la seconda con il cuore. Comunque mi permetta di rivelarle una cosa.

Prego.
Sono più di quanti lei pensa i ragazzi che hanno deciso di seguire la Parola, scegliendo di rimanere casti fino al matrimonio.

Prima ha detto che quella cattolica è la religione dei grandi “sì”. E per quanto riguarda l’omosessualità?
Dico che, anche su questo tema, la Chiesa non chiude le porte. Bisogna distinguere tra peccato e peccatore. Il peccato c’è, è ovvio, stiamo parlando di atti impuri. I peccatori, però, vanno abbracciati. Anche se…

Anche se?
Beh, va detto: in questo periodo storico sono stati abbracciati un po’ troppo.

Ma esistono omosessuali cattolici?
Certo che esistono. Ci sono persone che, pur provando attrazione verso componenti del loro stesso sesso, combattono per restare fedeli alle Scritture. Sono delle anime in pena che cercano di resistere in nome di Dio. Io le definisco “spirali di luce”.

Su Nonciclopedia, l’eciclopedia satirica, esiste una pagina dedicata a voi.
Sì, lo sapevo.

Vi definisce “casi umani”.
Ah, che bello. Beh, se parlano di noi vuol dire che siamo interessanti.

Avete mai pensato di prendere qualche provvedimento? Quest’anno ci ha già provato Vasco Rossi.
C’era qualcuno che aveva proposto una denuncia, ma non ci abbiamo mai pensato seriamente. Sa cosa le dico? Siamo sotto Natale, dobbiamo perdonare tutti. Anche Nonciclopedia.

Ecco, appunto. Visto il periodo, cosa chiedono i Papaboys al 2012?
La pace nei cuori degli abitanti del mondo. Soltanto questo.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta