L’Europa ha deciso: proteggerà le banche dai default statali

L’Europa ha deciso: proteggerà le banche dai default statali

BRUXELLES – Le banche possono tirare un sospiro di sollievo. Gettando alle ortiche le decisioni prese a ottobre a Deauville, Berlino ha deciso di rinunciare al coinvolgimento del settore privato in eventuali futuri salvataggi nell’ambito dell’Esm, l’European stability mechanism, che sostituirà – probabilmente già nel 2012 – l’attuale fondo salva-stati Efsf. Non è una rinuncia completa, ma certamente non è più quel coinvolgimento praticamente obbligatorio che invece, fino a pochi giorni fa, Angela Merkel aveva preventivato in caso di nuovi crisi del debito sovrano sul modello greco: e cioè che, qualora fosse necessario un haircut (la rinuncia a parte delle spettanze), anche i creditori privati avrebbero dovuto fare la loro parte.

La nuova parola d’ordine è: niente regolamenti speciali per il Psi (Private sector involvement), semplicemente, si legge nella lettera inviata da Merkel e Sarkozy al presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, un passaggio «nel preambolo (del trattato sull’Esm, ndr) dovrà chiarire che la zona euro si conformerà alla pratica dell’Fmi». A parlare con gli esperti emerge un fatto curioso: in materia di privati non esiste una «prassi» consolidata del Fmi, né tantomeno regole precise. Ci sono stati, in passato, casi di coinvolgimento – del tutto spontaneo e volontario, al contrario dell’haircut del 50% con la Grecia – ma caso per caso. Fonti diplomatiche spiegano che proprio qui è il “trucco”: riferirsi a qualcosa di molto vago per non ammettere esplicitamente che si rinuncia in sostanza al Psi. A scanso di equivoci, comunque, nella lettera franco-tedesca, si afferma a chiare lettere che «per quanto riguarda il coinvolgimento del settore privato, il trattato dell’Esm dovrà essere modificato affinché sia chiaro che la soluzione scelta per la Grecia è unica ed eccezionale».

Una classica strizzata d’occhio ai mercati, dopo che persino la Merkel e il suo ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble si sono dovuti arrendere all’evidenza che insistere sulla partecipazione dei privati a futuri possibili haircut equivaleva a incitare gli investitori a fuggire dai titoli sovrani dei 17 stati membri.

Il messaggio che si vuol dare è che l’Ue è pronta a intervenire in caso di bisogno, il tutto nel quadro del netto rafforzamento della sorveglianza di bilancio e dei poteri di intervento, decisamente “intrusivi”, nella sovranità degli stati membri per far sì che tengano, o rimettano, a posto i conti pubblici. È qualcosa, insomma – su questo sono molti gli analisti a concordare – che si avvicina di molto a una garanzia europea per tutti gli Stati membri della serie: non solo i singoli paesi si impegnano a evitare default, ma sarà tutta l’eurozona a vigilare che sia così. In caso di estrema necessità, se ci sarà un problema a determinate scadenze di titoli sovrani, l’Esm potrà intervenire per evitare sofferenze per i creditori privati.

È significativo, inoltre, il fatto che fonti governative di Berlino abbiano fatto capire che la Germania pensa di inserire le nuove dure regole di sorveglianza di bilancio – che con ogni probabilità richiederanno un nuovo trattato separato da Lisbona, visto il njet di Londra alla sua modifica – nel trattato ancora in fase negoziale che istituisce l’Esm. Il quale, va detto, a differenza dell’Efsf sarà un organismo di diritto internazionale, con un board di governatori. Parigi e Berlino, inoltre (ma la Finlandia frena) vogliono inoltre le decisioni nel board siano prese analogamente a quanto accade per il Fmi, non all’unanimità ma con l’85% del capitale della Bce.

Su altri aspetti, però, non bisogna farsi troppe illusioni. Se ancora ieri il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy suggeriva, come vorrebbero i francesi, di dotare l’Esm di una licenza bancaria in modo da poter attingere direttamente alla liquidità della Bce, oggi è arrivato il secco nein di Berlino. «Sarebbe la via sbagliata», dicono fonti della cancelleria tedesca. Allo stesso tempo Berlino ha detto un granitico no anche ad altre ipotesi circolate, come quelle di aggiungere ai 500 miliardi di dotazione dell’Esm, i 250 miliardi di euro residui dell’Efsf, o, come scriveva il Financial Times, addirittura di consentire alle due entità di convivere parallelamente. Piuttosto, anche se su questo le bocche restano cucite, si guarda al Fmi che potrebbe – ma il condizionale è d’obbligo – all’occorrenza affiancarsi all’Esm, con forme di accordi tra due organismi internazionali.