Mentre l’Europa soffre, i colossi americani scoppiano di soldi

Mentre l'Europa soffre, i colossi americani scoppiano di soldi

Da quando gli Usa hanno perso la tripla A dopo il tira e molla sull’innalzamento del tetto al debito, le obbligazioni delle grandi società statunitensi sono prese d’assalto dagli investitori. Colpa dell’indecisione di Bruxelles o del perdurare della politica di alleggerimento quantitativo della Federal Reserve? Entrambi i fattori hanno una rilevanza fondamentale, ma vanno soppesati con un dato non secondario: gli States stanno rialzando la testa.

I dati macroeconomici diffusi giovedì scorso hanno evidenziato un calo delle richieste di sussidi di disoccupazione a quota 366mila unità (-19mila rispetto alla settimana precedente), il livello minimo da maggio 2008 – prima dunque del fallimento di Lehman Brothers – e il più basso delle ultime quattro settimane. Stando alle previsioni 2012 delle principali banche d’affari, inoltre, se l’Europa sarà in recessione, il prodotto interno lordo americano segnerà invece un più 2 per cento. Il debito di Caterpillar o di Apple è perciò considerato più sostenibile di quello italiano e spagnolo. Un ragionamento che vale tanto per le blue chip come Ibm, Cisco, e Wells Fargo, quanto per i cosiddetti bond ad alto rendimento, che Schroeders segnala come opportunità per il 2012 (quelli con rating tra BBB a BB, quindi tra la parte bassa dell’investment grade e quella alta dell’high yield).

Uno scenario confermato dai grafici: l’indice di riferimento, calcolato da Barclays, segna un rialzo del 6,72% da inizio anno sulle obbligazioni corporate ad alto rendimento e addirittura +10,87 per cento su quelle con il massimo dei voti. Più volatile il Dow Jones corporate bond index, paniere di 96 bond societari con scadenza a due, cinque, dieci e trent’anni, sebbene anch’esso in crescita costante dallo scorso luglio. Mentre le emissioni societarie europee soffrono il protrarsi della crisi sovrana – oggi l’agenzia di rating Fitch ha messo sotto osservazione i bond senior di alcune utilities italiane, da Eni ad Acea, da Enel a Terna, in seguito al credit watch negativo sull’Italia – gli Usa sono, al contrario, inondati di liquidità.

«Dopo l’estate c’è stato un ritorno dei flussi su tutto ciò che è denominato in dollari, un’emissione come quella di General Electric rende poco così come i treasuries, ma gli investitori sono disposti a comprarli ugualmente perché li considerano un porto sicuro», spiega a Linkiesta Giovanni Fracasso, private banker presso Banca Albertini Syz, che osserva: «per i risparmiatori c’è quindi una maggiore possibilità che il prestito sia ripagato acquistando strumenti corporate rispetto ai bond bancari. Paradossalmente i bond americani ad alto rendimento, cioè con rating sotto la tripla B, rendono meno delle banche italiane con rating superiori». È l’effetto del non avere dietro le spalle la Federal Reserve pronta a stampare banconote per acquistare titoli di Stato, ma una Bce che per effetto dei Trattati ha le mani legate nell’erogare prestiti diretti ai singoli Stati.

Alcuni esempi pratici: la carta Cisco con scadenza al 2040 a inizio anno rendeva il 5,40%, ora è scesa al 4,18 per cento. L’emissione di Caterpillar del maggio scorso (quindi prima del downgrade degli Usa) pari a 5,4 miliardi di dollari, a oggi ha guadagnato il 20% e ha un differenziale di rendimento con i titoli di Stato Usa di pari durata a quota 114 punti base, ovvero poco meno del 4%, rispetto al 2,82% dei titoli pubblici americani. «La spiegazione può essere legata al fatto che la Fed continua ad acquistare treasuries mantenendo bassi i tassi d’interesse: il mercato primario rimane quello governativo e il resto segue. Se i titoli Usa a 30 anni sono ai minimi storici, in altri termini, anche i corporate bond a parità di scadenza si adeguano», nota Alessandro Frigerio, gestore di Rmj Sgr. A rigor di logica, è difficile pensare tuttavia che Cisco System, Ibm o Apple, considerate il top della gamma americana, siano percepite meno rischiose di un Btp, per una questione di ciclicità. 

In Europa, il cosiddetto “safe heaven” (il porto sicuro) è la Germania. Il trentennale tedesco rende il 2,38%, quindi addirittura meno del corrispettivo statunitense. In questo caso, però, il debito delle società europee non segue gli acquisti sul debito governativo, essendo più altalenante. L’indice Itraxx, che registra l’andamento dei Cds – derivati che fungono da polizza assicurativa contro il rischio di fallimento di un’emittente – su un paniere di 125 corporate bond europei, dopo essere salito nella notte a quota 190 punti base è sceso a 186,5 punti base. Ogni punto base d’aumento su un cds che protegge un corporate bond a scadenza quinquennale dal valore di 10 milioni di euro costa 1.000 euro l’anno. Per questo gli operatori, negli ultimi sei mesi, hanno girato le spalle all’Europa per guardare Oltreoceano.
 

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