“Noi militari egiziani siamo ricchi ma non vogliamo nessuno che ci controlli”

“Noi militari egiziani siamo ricchi ma non vogliamo nessuno che ci controlli”

IL CAIRO – Quindici pagine. Un documento targato «ambasciata americana al Cairo», rintracciabile anche sul sito Fas, Federazione degli scienziati americani. È un elenco dettagliato sia delle compagnie affiliate al ministero egiziano della produzione militare che dei beni prodotti, utilizzabili a fini civili e militari. Come conferma chiaramente il report l’esercito ha un peso determinante nell΄economia egiziana. «Centinaia di milioni di dollari – si legge- sono spesi ogni anno per l΄acquisto di sofisticati equipaggiamenti al fine di modernizzare l΄esercito egiziano. Nonostante il budget annuale del Ministero della produzione militare non si conosca, è stimato intorno a tre miliardi di dollari». Naturalmente nulla di tutto questo è una sorpresa per i funzionari statunitensi e la comunità internazionale. «L΄Egitto – sottolinea il report- riceve circa 1,3 miliardi di dollari ogni anno, come assistenza militare, dagli Stati uniti d΄America».

Rintracciato da Linkiesta Sameh Seif Elyazal, ex generale, membro del Consiglio superiore delle forze armate, spiega: «Le compagnie pubbliche connesse al Ministero della produzione militare producono, al massimo, il 12% dell΄economia totale del paese. Questo è un dato certo». Quando però si chiede di vedere delle cifre ufficiali, un database o documenti cartacei, la risposta è sempre la stessa «non li abbiamo». Insomma, idee contrastanti: alcuni noti analisti politici del Paese considerano infatti che l΄economia in mano all΄esercito potrebbe aggirarsi anche intorno al 30% o addirittura 40%. L΄intervista con Sameh Seif Elyazal si svolge nel suo ufficio nel ricco quartiere residenziale di Heliopolis, al nord-est della città, non lontano dall΄aeroporto. Insieme a Zamalek, è la parte della città abitata dall΄elite cairota.

«Non abbiamo grandi industrie, sono piccole e non sono paragonabili a quelle civili. Sì produciamo acqua e olio, ma ripeto, sono tutte piccole industrie. Ti assicuro poi che non vedrai mai militari interferire con le banche, non abbiamo istituti di credito e non siamo neanche partner di alcuna banca» incalza il generale. Dal documento dell΄ambasciata emerge, viceversa, che producono una vasta e varia (oltre che bizzarra) gamma di prodotti. Dalle bottiglie di acqua Safi -prodotte nell΄oasi di Siwa- all΄olio di oliva, dalle pipe agli impianti di riscaldamento. E ancora: apparecchiature mediche; elettrodomestici; estintori; ogni tipo di attrezzature per gli uffici; televisori; computer; macchinari agricoli; apparecchi per la cucina; depuratori per l΄acqua; automobili; microscopi e binocoli; capi di abbigliamento; prodotti farmaceutici e tanto altro ancora. L΄esercito costruisce anche autostrade, insediamenti residenziali, fognature, ponti, scuole e asili nido. Insomma ce ne è per tutti i gusti.

Nel documento emerge, inoltre, che i militari gestiscono alberghi di lusso, specie nella zona del Mar Rosso, sono proprietari di compagnie di costruzione, possiedono vasti appezzamenti di terreno e sono i più grandi imprenditori del Paese nel settore agricolo. Ma è proprio sulle autostrade e sul turismo che l΄ex generale egiziano alza la voce: «Non possediamo neanche un albergo e abbiamo costruito solo un΄autostrada. Non hai prove. Senza prove non puoi parlare». Anche gli egiziano lo dicono apertamente. Una guida turistica egiziana, che preferisce rimanere anonima, commenta: «Hanno tantissimi alberghi, non solo al Cairo, ma in tutto il Paese. Alcuni sono solo per i militari, altri anche per i civili. Ovviamente i prezzi cambiano: i non militari pagano molto di più». Un esempio di albergo militare si troverebbe anche nel quartiere di Heliopolis, si chiama Triumph hotel, non lontano dall΄ufficio dell΄ex generale. «Ci vado spesso – continua la guida – tutti quelli che ci lavorano sono militari. Ci sono andato recentemente anche con un gruppo di turisti stranieri».

Il report dell΄ambasciata americana al Cairo è tutto scritto nero su bianco: nomi delle compagnie, indirizzi e numeri di telefono. Le principali sono sedici. Contattate telefonicamente, la risposta è sempre la stessa: «È un΄industria militare, non rilasciamo interviste a nessuno. A meno che non abbiate un permesso del Ministero della produzione militare. Sarebbe meglio dal ministro in persona». L΄insistenza non paga, irrita l΄interlocutore: «Non abbiamo nessuno interesse nel pubblicizzare le nostre attività. Ci dispiace. State solo perdendo il vostro tempo».

Le compagnie pubbliche gestite dai militari sono impenetrabili. Secondo l΄ex generale queste aziende «servono soprattutto i bisogni dell΄esercito. E di certo non ci facciamo molti soldi». Insomma non ci si fanno sopra soldi a palate. Ma anche se i profitti sono così insignificanti di avere un’autorithy esterna che li controlli non ne vogliono sentir parlare. «Non vogliamo nessuna organizzazione che ci controlli». E perché? «Non posso rispondere» e cambia argomento.

Samir Soliman, professore di scienze politiche all΄università del New Cairo, osserva: «In Egitto nessuno può sapere con precisione quanti soldi fanno le compagnie dei militari, alcuni analisti dicono tra il 33% ed il il 45% dell΄economia totale del Paese, ma non abbiamo dati certi. È evidente – prosegue Soliman – che si tratta di uno Stato dentro uno Stato. Il paradosso è che sono loro stessi che si auto controllano, non ci sono supervisori esterni, non c΄è un controllo civile del bilancio militare. Inoltre le compagnie dei militari non pagano le tasse e sono immuni dalle leggi del governo».

Un diplomatico occidentale al Cairo, che vuole rimanere anonimo, non lascia spazio ai dubbi: «L΄interesse primario delle forze armate è mantenere inalterato il proprio status quo, proteggere i propri interessi economici e, perché no, anche i privilegi, che non sono pochi». Samir Soliman mette poi in guardia riguardo la pericolosità di svolgere a pieno il mestiere giornalistico nel Paese dei faraoni: «Questo tema è un taboo per i giornalisti egiziani, rischiano la galera. Ci sono stati, purtroppo, diversi casi, anche recentemente. Nessuno ama mettersi nei guai. Tutti sanno che i militari sono i padroni di un impero ma non se ne può parlare. Fate attenzione anche voi giornalisti occidentali potreste essere accusati di essere delle spie». Eppure l΄ex generale egiziano riesce a dire che ci sia libertà di scrivere dell’argomento e che ci siano giornali indipendenti che «possono tranquillamente investigare su questo tema». I fatti dicono, un΄altra volta, l’esatto contrario. L΄egiziano Maikel Nabil Sanad, blogger venticinquenne, è stato condannato a tre anni di carcere ad aprile per aver criticato le forze armate.

L΄intervista con Sameh Seif Elyazal va per le lunghe e l΄ex generale comincia ad esternare impazienza, muove freneticamente la gamba destra e trova un modo per farci andare via. «Vi do un consiglio: a 5 minuti da qui, vicinissimo al mio ufficio. C΄è la sede del Naspo (National Service Products Organization, ndr) andate lì e fatevi dare le brochure relative alle compagnie militari, sono certo che vi daranno il materiale che cercate. È proprio qui dietro, se andate subito trovate ancora qualcuno. Non vi daranno i numeri e le percentuali, ma saranno ben contenti di aiutarvi». In effetti la sede non è lontana, ma la risposta delle persone impiegate è stata la seguente: «La sede ufficiale non si trova qui. Vi consiglio – per la vostra sicurezza ed incolumità – di non andare. Senza permessi speciali non riuscirete neanche a mettere piede all΄interno degli uffici. Potreste incorrere in molti problemi, specie per una giornalista occidentale. Vi consiglio di starne alla larga». 
 

Intanto i militari non accennano ad abbassare la guardia. E qualche giorno fa, il ministro della produzione militare, Ali Sabri, ha annunciato in un comunicato stampa che «la fase dopo le elezioni vedrà un contributo massiccio della produzione militare nei progetti nazionali». Così, mentre è difficile predire le azioni future del nuovo quadro politico egiziano, è facile vedere che una buona parte dell΄economia continuerà ad essere controllata dagli inossidabili uomini con le stellette. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club