Opposizione senza leader ma Putin rischia davvero

Opposizione senza leader ma Putin rischia davvero

MOSCA – Sabato 10 dicembre, migliaia di russi hanno protestato contro il governo di Putin in molte città della Russia e nelle principali capitali europee. Manifestazioni che esprimono non solo il malcontento nei confronti di elezioni palesemente falsificate, ma anche un profondo cambiamento nella società. Qualunque forma di compromesso tra il governo e i cittadini non sarà sufficiente a placare le proteste se non verranno attuate riforme radicali del sistema politico, a partire dalla Costituzione.

Padri di famiglia, giovani professionisti, intellettuali ed esponenti politici dell’opposizione chiedono prima di tutto “Chisty vybory“: elezioni pulite. Questo movimento popolare è ancora lontano dalle proteste di massa degli stati post-Sovietici come Ucraina, Giorgia e Kyrgyzstan. Manca, in questo caso, una figura politica carismatica in grado di unificare l’opposizione. In piazza Bolotnaya a Mosca, bandiere comuniste sventolano accanto a quelle dei partiti nazionalistici di estrema destra. Gli slogan evidenziano un comune malcontento ma finora non è emersa nessuna convergenza su un’agenda politica alternativa.

Eppure, c’è una forte probabilità che nei prossimi mesi queste proteste sfocino in un vero e proprio movimento politico coeso e ben organizzato. La mancanza di orientamenti politici può infatti essere un vantaggio perché rende le manifestazioni spontanee, al di là di ideologie preconfezionate, e abbraccia così una fascia più ampia della popolazione. Decine di migliaia di persone, forse, possono sembrare un numero ridotto in una paese di quasi 150 milioni di abitanti. Ma bisogna ricordare che prima del 4 dicembre i movimenti contro il governo erano marginali e contavano solo poche centinaia di esponenti. La manifestazione del 10 dicembre non ha precedenti fin dalla caduta dell’Unione Sovietica ed è un movimento embrionale destinato inevitabilmente ad aumentare.

Putin ha minimizzato la questione dei brogli e pochi giorni dopo le elezioni ha subito firmato i documenti necessari per candidarsi alle prossime elezioni presidenziali fomentando ancor più il malcontento tra la gente. La reazione di Putin tuttavia non sorprende: non può accontentare la richiesta principale dei manifestanti, cioè nuove elezioni.

L’osservatore elettorale indipendente Golos ha appena pubblicato un nuovo conteggio dei voti secondo il quale Russia Unita avrebbe ottenuto solo il 33.7% (contro il 49.4% ufficiali). Ciò significa che su 32 milioni di voti ottenuti da Russia Unita 15.8 milioni sono il risultato di brogli. Sempre secondo il riconteggio, a Russia Unita spettano 166 seggi, non 238. Il partito avrebbe quindi perso sia la maggioranza semplice in Parlamento che l’appoggio popolare di cui godeva in precendenza. Putin è consapevole che nuove elezioni segnerebbero la fine dell’attuale sistema politico.

Allo stesso tempo, le elezioni presidenziali del 4 marzo 2012 sono troppo vicine per garantire a Putin un sufficiente appoggio popolare, in caduta libera ormai da mesi. Putin ha fondato nel maggio scorso un movimento chiamato Fronte Popolare proprio per rimediare al calo di popolarità del suo partito, definito da molti partito di “ladri e truffatori”. Se il Fronte Popolare ha fallito nel suo intento, con più di sei mesi a disposizione, è molto improbabile che Putin riesca a far risalire i rating prima del 4 marzo 2012 e tanto meno ad acconterare coloro che protestano contro i risultati falsati delle elezioni. È infatti impossibile invertire la rotta ai vertici del governo senza erodere il potere della classe dirigente.

Il governo di Putin deve così confrontarsi con una crisi di legittimità. Le riforme e il miglioramento delle condizioni di vita durante i primi due mandati presidenziali non sono più sufficienti per far fronte all’attuale stasi economica e alla paralisi del paese. La Russia ha bisogno di nuove riforme ma il potere esecutivo troppo verticale e centralizzato ha fatto si che il sistema venisse lentamente corroso dall’interno, come se le tubature di un acquedotto perdessero la maggior parte dell’acqua durante il tragitto dal centro alla periferia. La corruzione dilagante disperde le ricchezze di un paese proiettato verso gli standard di vita paragonabili al resto degli stati europei. Paradossalmente, anche chi ha agevolato i brogli è stato a sua volta ingannato ricevendo un compenso molto inferiore a quello inizialmente promesso.

È difficile prevedere cosa accadrà nei prossimi mesi, ma se lo status quo rimane invariato si assisterà ad un inasprimento delle tensioni e all’aumento dei movimenti popolari. Una cosa è certa: Putin ha ormai perso l’appoggio della maggior parte dei cittadini ma non è disposto ad accettare la sconfitta. Se nelle prossime elezioni presidenziali si verificheranno ennesimi brogli elettorali lo scontro tra la classe al potere e la popolazione sarà a quel punto inevitabile.
 

*Marzia Cimmino lavora a Mosca come assistente di ricerca presso Human Rights Watch. Prima di trasferirsi a Hrw, è stata Research Fellow al Carnegie Moscow Center. Ha conseguito un Master in Relazioni Internazionali presso la London School of Economics and Political Science (Lse).

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