Sogliole fresche a prezzi rancidi: al Senato finisce a pesci in faccia

Sogliole fresche a prezzi rancidi: al Senato finisce a pesci in faccia

È finita come doveva finire: a sogliole in faccia e camerieri licenziati. Insomma, quando la zampa ce la mettono i senatori (non che i deputati siano da meno) lo stile sprofonda in cantina. Ve lo ricordate, vero, lo scandaletto del ristorante? Sgavazzano alla grande, lorsignori, pagando pesce freschissimo e pregiato come rancido, a prezzi che il Garante della Concorrenza morirebbe di crepacuore. Succede poi che un giornale pubblichi ciò che era noto da lustri e lustri, ma niente come una cosa ritrita diventa nuova in questo Paese, quando il clima forconeggia alquanto. Allora, tu pensi: va be’, adesso che hanno alzato i prezzi del ristorante, queste risorse della Repubblica si metteranno le mani sulla coscienza, oltre che nelle tasche, scucendo qualche euro in più sul conto, ma intanto continueranno ad andarci? Macchè, succede che il filetto di orata in crosta da 5,63 euro passi ovviamente a un po’ di più, e ciò sia sufficiente a diradare le presenze, fino quasi a desertificare la pregiatissima mensa senatoriale. E allora, conseguenza delle conseguenze, il gestore guarda in faccia i camerieri e minaccia nove (secondo lui) inevitabili licenziamenti e questi occupano i locali. A Milano, un tempo, ma forse anche adesso, senatori così li chiamavamo straccioni.